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Il de profundis per l’Italia Riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona sulla incapacità dei politici e sulla sordità del popolo

Il de profundis per l’Italia Riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona sulla incapacità dei politici e sulla sordità del popolo
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Oggigiorno stiamo assistendo, con drammatica evidenza, ad un vasto e profondo sfasamento dei valori fondamentali con contemporaneo sovvertimento dei più elementari precetti del vivere civile.
Anche a non essere patiti di notiziari, come lo scrivente, si è bersagliati e feriti dalle notizie dei più efferati delitti, con dovizia di particolari scenici ed immagini agghiaccianti contravvenenti le prescrizioni più elementari non solo del vivere normato ma tracimanti dall’etica più elementare del convivere civile.
Stragi, omicidi, sequestri dei persona, corruzione, estorsioni, rapine, traffico di droga, violenze e crudeltà efferate e inaudite, speculazioni abiette sulle disgrazie altrui, trasgressioni d’ogni tipo e le più nefande e odiose violenze sui minori.
Sono elementi fattuali che fanno riflettere e concludere come scriveva Luigi Firpo in una pagina dello scritto “Cattivi pensieri” che “gli uomini sono irrimediabilmente cattivi”.
Le delittuosità dilaga, la giustizia è lenta, indolente, impotente, ingiusta a volte connivente; i governanti, distanti dai veri problemi del popolo, sono abilmente corrotti da una avidità senza uguali nella storia della Repubblica; gli amministratori sono sorpresi ineluttabilmente con le mani nel sacco a conteggiare il soldo corrotto e rubato ad un popolo inerte e quasi assecondante o plaudente l’elemosina elargita come scambio di voto dal politico ladro di turno; il debito pubblico lievita vertiginosamente; i nosocomi determinano la fortuna di mafiose agenzie di pompe funebri; gli evasori totali riscuotono sussidi e attestati di benemerenza civica; i contribuenti scrupolosi corrono il rischio di finire sul lastrico per una formale svista.
Non mio pongo nell’ordine valutativo dei cultori di discipline filosofiche o di scienze metagiuridiche o fantagiuridiche, sollecitati a negare il primato del diritto e a sottolinearne la profonda crisi come strumento di difesa della società e di progresso dei valori.
Mi pongo bensì dal punto di vista dello studioso e dell’operatore professionale del diritto positivo, il quale non può non denunciare come le vere o presunte carenze e lacune nella legislazione, costituiscono spesso, per i reggitori e i detentori di potere ai diversi livelli, un comodo alibi, con cui giustificare o far dimenticare inefficienze, arbitrii, prepotenze, avidità.
Il nostro paese ha bisogno di impellenti ed improcrastinabili riforme strutturali, meditate, studiate e preparate nei loro strumenti applicativi e sottoposti al analisi preventiva di esperti e soprattutto al vaglio dell’opinione pubblica.
Il politico odierno non rappresenta più il popolo, bensì un’accolita tifoseria corruttibilmente interessata a scambi di favori e prebende.
Più passa il tempo e più ci si rende conto che i mali che affliggono il nostro paese dipendono esclusivamente dalla carenza di morale, senza la quale – come dice il filosofo De Dominicis – “non solo non si è colti, ma non si è neanche uomini”.
Scrive Giancarlo Caselli che per combattere la corruzione dilagante, oltre alle leggi necessita una ripresa d’orgoglio risorgimentale del popolo tale da imporre uno “Stato con mura di vetro e porte blindate” o diversamente in Italia si continuerà a ballare in attesa che il Titanic si inabissi.

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