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La tarantella tradizione del territorio calabrese Continua il viaggio di Vittorio Savoia tra tradizioni e proverbi in Calabria

La tarantella tradizione del territorio calabrese Continua il viaggio di Vittorio Savoia tra tradizioni e proverbi in Calabria
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Quando abbiamo iniziato questa rubrica, abbiamo scritto che il popolo calabrese ha conservato molte testimonianze, in particolare nei canti, nelle danze e nella musica. La danza e la musica della tarantella sono tra le principali tradizioni della nostra bella Regione.

La tarantella è il ballo tipico del sud Italia, in particolare della nostra Calabria, è una danza senza vincoli di tempo, di sesso o di età ed è ballata, indifferentemente, da uomini, donne, grandi e bambini. Secondo alcuni studiosi il nome “tarantella” deriva da “taranta” termine delle regioni del sud per designare la “tarantola”. In queste zone il ballo della tarantella, si dice che sia, in parte, legato alla terapia del morso della tarantola.
La danza della tarantella è accompagnata da alcuni strumenti caratteristici della tradizione calabrese che sono l’organetto, il tamburello, ma esistono varianti che presentano l’uso di altri strumenti quali la zampogna, la pipita, la “ciarameddha” . Alcuni di questi strumenti provengono dal periodo greco e si riscontrano in pitture vascolari di produzione Attica, trovate come corredo di tombe magno greche.

Al Museo nazionale di Reggio Calabria sono conservate delle riproduzioni di danzatori in opere greche come la menade danzante del IV° sec. A. C. La tarantella calabrese è dunque molto antica e pur trasformandosi nel tempo, nelle figure e nella musica, ha mantenuto il suo spirito aggregante e malizioso, allietando le riunioni conviviali, i matrimoni, le sagre e le feste paesane. Il più delle volte danzano soltanto gli uomini e la tarantella assume l’andamento di un duello, in cui si fanno le finte dell’attacco e della difesa. La tarantella ballata da un uomo e una donna era, spesso, occasione di corteggiamenti, l’uomo metteva in risalto la propria vigoria fisica con gesti armoniosi e nel contempo energici, mentre la donna si atteggiava facendo svolazzare le falde della lunga gonna.

Il cerchio d’attorno detto “rota” prende parte al ballo sottolineando con grida e battiti di mani il ritmo della musica e i passi dei ballerini. In alcuni paesi la tarantella è danzata a due alla volta, a coppie alterne, a volte regolata da un “mastru di ballu”, e a volte con cambi spontanei. La tarantella è, anche, una danza votiva, ancora oggi uomini e donne danzano davanti al Santo, al ritmo di questa originale musica, per ringraziamento di una grazia ricevuta o per supplica. Sull’origine del ballo votivo non si hanno indicazioni precise, si narra che quando Gioiosa uscì indenne dalla peste, il popolo, per ringraziare san Rocco del miracolo, si riversò per le strade danzando felice; nel tempo l’antica tradizione si è trasformata ed il ballo votivo non è solo praticato da coloro che sciolgono un voto, ma coinvolge un gran numero di devoti che ballano al ritmo in calzante di tantissimi tamburi. Il ballo votivo si svolge, non soltanto a Gioiosa, ma in tantissimi centri come a Polsi, in occasione della festa della Madonna della Montagna, ad Acquaro (R.C), nella processione di S. Rocco e a Riace, nella festa dei Santi patroni Cosma e Damiano.

Inseriamo la descrizione di una ballata classica, cantata dal cantautore reggino Otello Profazio dal titolo “E BALLATI, BALLATI”:
“ E ballati e ballati, /fimmini schetti e maritati / e se non ballati bonu / non vi cantu e non vi sonu / e se non ballati pulitu / ‘nci lu dicu allu vostru zitu. / E sunati cumpari Naseddhu…/ a vui cumpari cu tambureddhu. / Mpari Peppi, mpari Peppi, / vi pigghiu la misura di li scarpi; / mpari Natu, mpari Natu, / attentu ca rumpiti lu mattunatu. / Ballanu lu palumbu e la palumba, / parunu figghi di ‘na sula mamma, / Arsira mi mangiai la liparota, / stasira nesciu e ballu la me zita.”
Traduzione
“Ballate, ballate, / donne nubili e sposate / e se non ballate bene / non vi canto e non vi suono / e se non ballate correttamente / glielo dico al vostro fidanzato. / E suonate compare Nasello …/ a voi compare con il tamburello. / Compare Peppe, compare Peppe, / vi prendo la misura delle scarpe: / compare Nato, compare Nato,/ attento che rompete il lastrico. / Ballano il colombo e la colomba, / sembrano i figli della medesima mamma. / Ieri sera ho mangiato l’uva liparota, / questa sera esco e ballo con la mia fidanzata.”

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