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Antonio Floceano Giureconsulto Un glorioso giureconsulto riportato alla luce dal giurista blogger Giovanni Cardona

Antonio Floceano Giureconsulto Un glorioso giureconsulto riportato alla luce dal giurista blogger Giovanni Cardona
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Antonio Floceano nacque a Jatrinoli, nella prima metà del ‘500.

Lo storico Gabriele Barrio nelle Prolegomenie sulle Antichità e luoghi della Calabria (Roma 1571), scrive: “Iatrinonum quasi medicinale cum linis optimis. Ex hoc pago fuit Antonius Floceanus iureconsultus eximius, nostra aetate, qui Neapoli magnae fuit existimationis...”.

Il filologo Tommaso Aceti (Roma 1737), nelle note al Barrio, specifica traducendo “Iotrinono, quasi medicinale, con ottime stoffe di cotone. Di questo villaggio fu Antonio Floceano, giureconsulto esimio nella nostra età, il quale godette di grande stima in Napoli“.

La Sua prima età fu segnata da due grandi dolori: la perdita della giovane madre in parto a soli due anni, e, diciassette anni dopo, pur essa di parto, della giovane sorella che egli vegliò amorosamente le ultime notti.

Tutta la vita portò questi dolori silenziosamente nel cuore, e non v’era giorno in cui non alzasse lo sguardo sui loro ritratti posti su un lato del tavolo di lavoro.

Privo della mamma, fu mandato dagli zii ad educarsi nel Collegio di Oppido Mamertina dove, s’impartiva il migliore insegnamento religioso.

Naturalmente perché questo seme desse i suoi frutti v’era bisogno di un terreno fecondo, di un allievo cioè intellettualmente e psichicamente adatto che avesse ricevuto da Dio o dalla natura i talenti necessari.

Antonio Floceano li possedeva e perciò nell’infanzia ed adolescenza trascorsa nella rigida clausura, assimilò questo modo di vivere ed operare, apprese ad amare gli studi ed il lavoro intellettuale.

Si allontanò presto dalla avita contrada natia, collocandosi nella capitale napoletana ed ultimando gli studi giuridici, apprese l’arte del giureconsulto.

La prima caratteristica che s’impose evidente era la chiarezza cristallina dell’esposizione.

La chiarezza è una dote peculiare abituale delle grandi intelligenze meridionali; nel caso di Antonio Floceano giungeva al risultato di far apparire ovvio, quasi banale, quel che andava dicendo e di fissarlo come incontestabile nella mente dell’astante.

Una conoscenza perfetta dei fatti consentiva l’intelaiatura della narrazione nella quale senza sforzo apparente risaltavano proprio quei fatti utili al ragionamento difensivo.

La padronanza della giurisprudenza e dottrina aggiornate relative agli istituti rilevanti nel processo, gli permettevano un inquadramento logico e lineare e, quindi, un’applicazione al caso trattato che sembrava un semplice esercizio scolastico.

Il tutto era punteggiato da qualche osservazione arguta al momento opportuno (ad esempio per sviare una meditazione su qualche punto delicato e l’affiorare di dubbi) e da richiami alla moralità ed equità della soluzione proposta, destinati a rendere più tranquillo il giudicante.

Con il suo acume e capacità di osservazione fuori dell’ordinario, nelle battaglie forensi s’accorsero presto che, nella più rigorosa lealtà del contraddittorio, Antonio Floceano non si dava mai per vinto, cercava e trovava sempre una risposta efficace da opporre. Formidabile era la replica, sia scritta che orale del giovane giureconsulto: aveva l’arte della repartie ed il dono di una bella voce baritonale dal timbro pieno di armonie.

Con questo fascio di qualità magistrali non tardò a mettersi in luce nel Foro napoletano e ad acquistarvi un posto eminente.

La chiarezza nell’esposizione, più che una dote naturale, era il risultato di fatiche, dubbi, tormenti, meditazioni, rifacimenti.

Questo era il segreto della Sua prosa nitida, dai periodi brevi e lineari, dal ragionamento incalzante, efficacissimo; questo era il segreto della magia di conclusioni che apparivano ovvie, anzi ineludibili per chi l’ascoltasse.

Sono queste le memorie di un geniale giureconsulto, in quanto quel che invece di mortale era in lui giace sotto qualche pietra obliata dalla ignavia umana.

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