Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

Il Maestro La narrazione di un ricordo del giurista blogger Giovanni Cardona

Il Maestro La narrazione di un ricordo del giurista blogger Giovanni Cardona
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Non ho mai creduto che la vita fosse l’”ombra del passato”; un repertorio di immagini perdute, ricordi svaniti nel sonno di una memoria sterile e senza affetti.

E’ decorso un ventennio, eppure la figura del mio Maestro è stagliata compatta nella memoria del cuore, l’unica immune dagli insulti del tempo.

Chi come me ha vissuto il privilegio di formarsi a quella scuola ha nei Suoi confronti un debito inestinguibile, che quotidianamente fa capolino nella coscienza, diventa un’inclinazione dello spirito, una propensione istintiva al ricordo.

Ricordo – come se fosse ieri – le prime rampogne, i primi pareri scritti, falcidiati dalla Sua matita rossa e blu, le discussioni alla fine della giornata, lui affaticato, io avido dei Suoi insegnamenti.

Era intransigente, fino al parossismo, interveniva limando e spiegando, facendomi, poco a poco, sentire meno prigioniero di una lingua che, secondo me, non avrebbe mai figurato degnamente sulla pagina.

Allora non potevo capirlo; col senno di poi mi resi conto che la sua attenzione era calamitata soprattutto dallo studio della personalità del cliente, dal dramma e dai risvolti umani.

Un giorno, però, anch’io lo feci rimanere a bocca aperta!

Aveva prestato o perduto non ricordo bene un libro raro ed introvabile: “La storia della pazzia” di Bruno Cassinelli.

Mi accorsi che il vuoto lasciato da quel volume era per Lui una spina nel cuore.

Attraverso una catena di fortunose informazioni, scovai “la storia” in un deposito di libri vecchi.

Lasciai sulla sua scrivania il libro, avvolto alla meno peggio, in un foglio di giornale (ruvidezze di gioventù).

Rideva e sorrideva spesso; ma quando si chiudeva in una solitaria ed ostinata ruminazione interiore di vicende personali o professionali, tutto lo studio tratteneva il fiato.

Odiava il verbalismo pavonesco e nauseante di chi pontifica “ore rotundo“; la comoda, superficiale tendenza alle idee generiche.

Riusciva in ogni discussione o scritto, a stampare il segno della Sua aristocrazia intellettuale, sempre alla ricerca del meglio, aliena dalla sciatteria ripetitiva, tipica di certo deteriore linguaggio curiale.

I Suoi scritti che ho avuto l’onore di conservare e ordinare, secondo un’armonia ideale che Lui avrebbe conferito, sono la prova più evidente di qualità che, molto modestamente, ho solo rievocato con il cuore gonfio di commozione ed affetto.

Mi fermo qui.

Non posso farmi trascinare dalle cateratte della memoria a rischio di apparire voluttuosamente prolisso, una pecca che il mio Maestro non gradiva.

Se Colui che muove le linee del destino ha calato il sipario sulla Sua vita, il ricordo rimarrà indelebile nel mio cuore.

Partecipa alla discussione