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Taurianova e la favola di Gastone Paperone Romeo, Cettina e altri nel paese delle (stra)meraviglie

Taurianova e la favola di Gastone Paperone Romeo, Cettina e altri nel paese delle (stra)meraviglie
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Questo è il paese dove, ovunque ti giri, sembra quasi sempre di ritrovarti in una giostra dai movimenti perpetui e dondolanti. Taurianova e la politica che la rappresenta sono una meravigliosa condizione di ludica armonia, un qualcosa che quando la ammiri, è un crescendo di sviluppo di ammirevole sublimazione, la stessa quando osservi un finocchio sviluppare sotto terra.

Si parte da un consiglio comunale che sembra una “combriccola” da osteria e si finisce con le perle culturali fiabesche della consigliera Cettina Nicolosi, la quale con il suo viso candido, appunto appena uscito da una favola che, menzionando Gianni Rodari e la sua opera (forse) più importante, “La grammatica della fantasia”, traccia un racconto che, solo a leggerlo, esci da casa e ti metti alla ricerca di una bella addormentata, di Cappuccetto rosso o, peggio, della piccola fiammiferaia. Alice no, lasciatela dove sta, già di stregatti e conigli bianchi ne abbiamo abbastanza! Un trattato di letteratura fantastica in cui l’errore diventa importante ad ogni occasione. Ma se l’opera di Rodari viene associata alla “Matematica impertinente” di Odifreddi allora mi sa che c’è qualcosa che non va e di molto serio.

Però, c’è una parte interessante della “Grammatica” di Rodari e riguarda un presunto “errore”, ovvero se la scarpa di Cenerentola fosse di pelle o in vetro, chissà. Ma la Nicolosi, che di fiabe se ne intende, potrà dare una sua risposta, visto che nell’ultimo consiglio comunale, se non erro, ha votato tutto a favore, ma va bene così, nel mondo delle fiabe è tutto bene quel che finisce bene. Oppure, dovrà essere questa amministrazione a dare delle spiegazioni adeguate di quale “materiale” si tratti. E visto che è stata persa a mezzanotte, non vorrei ci trovassimo in un momento dove “più scuro della mezzanotte non può venire” e dove, nemmeno le merendine e i taralli del Cadetto di Guascogna Loprete potranno salvarci dal calo di zuccheri. Certo ci sarà sempre un vicesindaco che c’è ma non si vede a sollevare il mondo come la leva di Archimede (quello Pitagorico).

Sarà il sindaco Gastone Paperone a darci le giuste risposte per quella scarpa? Ah, approfitto di questo momento (u)topico per chiedere pubblicamente di (re)indossare i panni nel suo maglione a rombi, così ci evita sempre la stessa cravatta in lamé a ogni occasione consiliare insieme a quell’aria da grigio becchino di Rotterdam. “E si vergogni”! Questo lo aggiungo io senza un perché né un motivo, ma solo per fare pendant (per chi non conoscesse il sostantivo e penso siano in tanti, vuol dire, dare una certa armonia o effetto alle parole). Sarà il segretario comunale a darci quelle risposte con il suo sempre fedele “sorriso smagliante”? Sempre a districarsi tra delibere rivedute, corrette, menzionate e copia e incolla, uscite, entrate e sospensioni durante il civico consesso. Sarà la sempre “sorpresa” Tina Anselmi Morabito? No, meglio di no, altrimenti faremmo notte e poi stavolta sia i punti che le virgole si potrebbero incazzare seriamente!

Tra il furto a Donna Livia, a questo punto abbandonata a sé dopo i bagordi iniziali, le passerelle, le trombe con tanto di fascia tricolore a seguito, alla fine sono rimasti i fischietti. Ma si sa l’inghippo è sempre dietro l’angolo. Ma c’è qualcosa di nuovo in questo panorama (desolante) oltre le maschere di carnevale e un giro in bici? Forse sì, l’uscita dal letargo del “già sindaco di Taurianova” Domenico Romeo, ad onor del vero sempre preso di mira pesantemente (diciamo, con “affetti” ricambiati), da questa rubrica perché non si capiva se sapesse parlare o meno, però a quanto pare in questi anni si è scoperto che di “muti” in giro ce ne stanno tanti.

Romeo parla e, oltre a non far mistero che lui è già pronto a ricandidarsi alla guida della città, lancia un “j’accuse” che nessuno si può (o si deve) più nascondere, anche perché nessuno, a questo punto, se lo potrebbe più permettere, né ora né mai. Lancia accuse gravissime (e pesantissime pure) che non possono, anzi non devono assolutamente passare inosservate. Lui nei fatti dice, guardate che voi state campando di rendita, tutto quello che state facendo è farina del mio sacco e quello che non è del mio sacco, è dei commissariamenti prefettizi ovvero, dell’ultima “sciagura” prefettizia. Se è vero quel che dice Romeo, si apre uno spiraglio gravissimo in una città priva di identità sia come condizione sociale che di credibilità amministrativa. C’è da chiedersi, almeno questo è l’intento, voi cosa state facendo? Oltre alle gambe (in più) cosa c’è?

Non entrando poi nei meriti di quanto asserisce Romeo in quanto sono “quesiti” amministrativi i quali solo chi amministra ha il dovere di rispondere avulsi da ogni slogan politico e “metropolitano”. E se non si vorrà fare, magari possiamo parlare con Nero Wolfe che, seduto nella sua scrivania bivacca e pensa con diversi boccali di birra a risolvere il caso in questione. Ma non vorremmo che alla fine come nei migliori fumetti di Nick Carter uscisse un Stanislao Maoulinski.

Gianni Rodari aiutaci tu: «Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza. “Speranza a buon mercato!” Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei. E alla povera gente che non ha da campare darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare». Caro Scionti (adesso uso il tuo pseudonimo), quanto ancora ci sarà da aspettare per ricevere questa speranza, tanto sbandierata ai quattro venti più di un anno fa? Quella speranza che i cittadini taurianovesi hanno riposto in te, nonostante il tuo maglione a rombi.

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