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Manifestazione contro depuratore Manduria-Sava Interviene sulla vicenda di Avetrana Antonio Giangrande

Manifestazione contro depuratore Manduria-Sava Interviene sulla vicenda di Avetrana Antonio Giangrande
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A Sava e a Manduria va bene che si faccia scempio di quelle zone sostenute
da politici locali tarantini e regionali pugliesi disinteressati agli
interessi del posto. I media nazionali e locali che se ne infischiano della
questione potrebbero pensare di avere a che fare con una cricca di
ambientalisti comunisti anarchici, se non essere, addirittura, asserviti al
potere.

Se io non fossi di Avetrana, ma fossi un barbaro leghista, però, me ne
fotterei dell’aspetto ambientale, sì, ma non potrei esimermi, però, dal
chiedermi come cazzo si fa a sperperare dei soldi pubblici per perorare
un’opera che dista una trentina di chilometri dal sito da servire. Se il
costo dell’opera rientra nei bilanci pubblici, è inaccettabile ed illogico
spendere soldi pubblici per chilometri di condutture per portare la merda
manduriana e savese alle soglie di Avetrana. E poi il costo dei tanti
terreni da espropriare e dei tantissimi ulivi secolare da estirpare (se
fossero autorizzati a farlo). La questione Tap a Lecce, in confronto,
sarebbe un’inezia. A questo punto non sarebbe l’organo amministrativo ad
essere interpellato, ma l’organo contabile della Corte dei Conti, affinchè
gli amministratori incapaci possano pagare di tasca propria le nefandezze
che combinano.

Depuratore di Specchiarica. I tanti padri di un fallimento. Ricordo molto
bene quando Emiliano promise solennemente che lo scarico a mare imposto da
Vendola non si sarebbe fatto.

Il Pd di Avetrana abbandona la linea Emiliano-Del Prete in tema di
depurazione, scrive “La Voce di Manduria” il 12 marzo 2017. Al partito
democratico di Avetrana non convince più il piano del governatore Michele
Emiliano del depuratore con scarico emergenziale sul terreno e chiede di
spostare il sito altrove. Dicendosi ora «da sempre contrari alla
localizzazione nella località Urmo Belsito», appena due settimane fa i
piddini avetranesi, esprimevano «la massima soddisfazione in merito alle
decisioni che, in itinere, la Regione Puglia ed Acquedotto Pugliese, con il
prezioso contributo dei Comuni Interessati, dei Consiglieri Regionali del
territorio e quelli del Gruppo PD, e soprattutto del Prof. Mario Del Prete,
sono in fase di elaborazione, riguardo il Depuratore Consortile
Manduria-Sava». Evidentemente convinti a cambiare idea dall’onda di proteste
della loro comunità che vuole contrastare a tutti i costi il progetto
Aqp-Del Prete-Emiliano, gli esponenti del Pd di Avetrana scrivono ora che «i
recenti sviluppi della vicenda, che prevedono uno studio di fattibilità per
il superamento dello scarico in mare delle acque come recapito finale della
depurazione, nonché il venir meno della realizzazione della rete fognaria
nelle località marine di Manduria, rendono superata quella localizzazione.
Si considera, infatti – aggiungono -, che un depuratore posto presso il mare
abbia dei costi molto maggiori rispetto ad una struttura che dovrebbe
servire solo ed esclusivamente i nuclei abitati di Manduria e Sava». Per
questo, secondo quanta nuova linea, «Il Circolo di Avetrana del Partito
Democratico chiede a gran voce che sia preso in considerazione lo
spostamento del sito del Depuratore per i motivi sopra esposti, ovvero: la
mancanza del servizio fognario presso le marine di Manduria, il superamento
dello scarico in mare, ed i costi eccessivi di una condotta che da Sava
dovrebbe arrivare fino a Urmo Belsito». Il Pd avetranese, infine, «invita
tutte le componenti politiche e sociali di Avetrana a ritrovare l’unità per
poter ottenere un risultato utile all’intera popolazione, piuttosto che
intraprendere lotte in solitaria che non fanno altro che dividere il fronte
e rendere vana la deliberazione unitaria del Consiglio Comunale del 17
febbraio scorso, in cui si confermava la contrarietà di Avetrana
all’ubicazione del sito del depuratore».

SPECCHIARICA. Quando il turista malcapitato viene a San Pietro in Bevagna, a
Specchiarica o a Torre Colimena dice: “qua non c’è niente e quel poco è
abbandonato e pieno di disservizi. Non ci torno più!”. Al turista deluso e
disincantato gli dico: «Campomarino di Maruggio, Porto Cesareo, Gallipoli,
Castro, Otranto, perché sono famosi?» “Per il mare, per le coste, per i
servizi e per le strutture ricettive” risponde lui. «Questo perché sono
paesi marinari a vocazione turistica. Ci sono pescatori ed imprenditori e
gli amministratori sono la loro illuminata espressione» chiarisco io. «E
Manduria perché è famosa?» Gli chiedo ancora io. “Per il vino Primitivo!”
risponde prontamente lui. Allora gli spiego che, appunto, Manduria è un
paesone agricolo a vocazione contadina e da buoni agricoltori, i manduriani,
da sempre i 17 km della loro costa non la considerano come una risorsa
turistica da sfruttare, (né saprebbero come fare, perché non è nelle loro
capacità), ma bensì semplicemente come dei terreni agricoli non coltivati a
vigna ed edificati abusivamente, perciò da trascurare.

Specchiarica è Salento. Specchiarica è un territorio costiero posto sul lato
orientale della marina di Taranto. E’ una lontana frazione decentrata di
Manduria, provincia di Taranto, attigua al confine territoriale di Porto
Cesareo, provincia di Lecce. Specchiarica confina con altre frazioni
manduriane: ad est con Torre Colimena; ad ovest con San Pietro in Bevagna.
Specchiarica è meno nota delle precedenti località pur se, in periodo
estivo, ospita il doppio dei loro villeggianti. Le sue spiagge sono
alternativamente sabbiose e rocciose ed il mare è incontaminato.
Specchiarica è delimitata da due importati risorse ambientali. Sul lato est
di Specchiarica vi è la Salina dei Monaci, sul lato ovest vi è il fiume
Chidro. Specchiarica è formata da 7 contrade: quota 10; quota 11; quota 12;
quota 13; quota 14; quota 15; quota 16. Le contrade non sono altro che delle
strade di campagna comunali perpendicolari alle parallele strade provinciali
e statali: la litoranea Salentina e la Tarantina. Le strade contradaiole
oggi asfaltate alla meno peggio, sono bucate da tutte le parti. Ai lati di
queste strade comunali da sempre si è lottizzato e costruito abusivamente.
Prima a ridosso della litoranea e poi man mano, fino all’interno senza
soluzione di continuità. Migliaia di case e decine di strade che da private
sono divenute pubbliche. Gli organi preposti giudiziari ed amministrativi,
anzichè regolare questo scempio, lo hanno agevolato.

A Specchiarica è quasi impossibile arrivarci: non ci sono vie di
collegamento degne di un paese civile. Non vi è una ferrovia: i treni si
fermano a Taranto (50 km). Non vi è un aeroporto: gli aerei si fermano a
Brindisi (50 km). Non vi sono autostrade: l’autostrada si ferma a Massafra
(60 km). Non vi sono porti: le navi si fermano a Taranto o Brindisi. Non vi
sono autolinee extraurbane: gli autobus si fermano a Manduria (20 km) e
qualche volta ad Avetrana (6 km).

Di questo diciamo grazie a chi ci amministra a livello provinciale,
regionale, statale, ma diciamo grazie anche alla maggioranza di chi abita il
territorio, abulici ad ogni autotutela e servili con il potere per voto di
scambio o altre forme di clientelismo. Compromessa con la politica, la
maggior parte degli abitanti di Specchiarica sono consapevoli del fatto che
tutte le abitazioni della zona (Specchiarica, ma anche San Pietro in Bevagna
e Torre Burraco e Torre Colimena) sono insalubri (mancanza di fogna e acqua
potabile) e quindi inabitabili, oltre che inquinanti la falda acquifera.
Devono solo ringraziare le omissioni delle Autorità preposte allo sgombero
degli immobili per sanità e sicurezza pubblica, se si può ancora usufruire
di quelle case.

Gli abitanti di Specchiarica sono degni e meritevoli dell’irridenza e dello
sberleffo dei “Polentoni” (mangia polenta ovvero un pò lentoni di
comprendonio) che definiscono i “Terroni” retrogradi ed omertosi, anche se
molti settentrionali abitano la zona e non si distinguono per niente dalla
massa. Gli specchiarichesi anziché ribellarsi, subiscono e tacciono. In
questo modo, per non pretendere quello che gli spetta, le loro proprietà
sono svalutate ed improduttive.

Percorrendo la litoranea Salentina, Specchiarica, a guardarla dal lato del
mare è un paradiso vergine ed incontaminato, ma volgendo gli occhi
all’interno ci si trova un ammasso di immobili, per lo più seconde case,
costruite tutte abusivamente nell’indifferenza delle istituzioni.
L’urbanistica del posto non esiste, e quello che c’è, di fatto, è mancante
di qualsivoglia servizio civico. Mancano: acqua potabile e sistema fognario,
la cui mancanza incide sull’inquinamento della falda acquifera; percorsi di
viabilità pedonale ed automobilistica; illuminazione pubblica e luoghi di
svago e di ritrovo. Assurdo, ma manca addirittura una piazza e perfino i
marciapiedi per camminare o passeggiare. Tempo fa a Specchiarica vi era un
luogo di ritrovo. Un bar-ristorante-pizzeria con annesso parcheggio
roulotte, parco giochi e sala da ballo all’aperto. Vi era movimento, luci,
suoni, svago, intrattenimento. Svolgeva altresì la funzione di ufficio
informazioni. Era frequentato per lo più dai turisti, ma era malvisto da
molti locali, erosi dal tarlo dell’invidia, abituati all’assistenzialismo e
disabituati all’iniziativa imprenditoriale ed all’emancipazione culturale ed
economica. In precedenza quel luogo era usato come campo di calcio da
comitati estemporanei di gente locale, per lo più di Avetrana, avendoselo
appropriato illegalmente, senza ristoro economico per il proprietario. Un
intrattenimento gratuito per chi si accontenta di poco o di niente e
pretende che gli altri facciano lo stesso. Hanno perso il giocattolo nel
momento in cui chi ne aveva diritto ha creato un’azienda. Pur essendo
proprietà privata, dei “Pesare” noti possidenti di Avetrana prima di passare
all’attuale legittima proprietà, le malelingue diffamatorie divulgarono la
convinzione che il terreno fosse stato usurpato illegalmente a danno del
demanio. Il venticello della calunnia tanto soffiò forte che un giorno
d’inverno qualcuno appiccò il fuoco alla struttura. Un avvertimento del
racket a chi non voleva pagare il pizzo o una mano armata dall’invidia. La
calunnia ancor oggi è un venticello che non smette di soffiare.
L’amministrazione pubblica non ha più dato modo ai proprietari di
ricostruire quello che la mafia o l’invidia aveva distrutto. La mafia ti
rovina la vita; lo Stato ti distrugge la speranza. Le rovine di un passato
sono ancora lì a ricordarci l’incapacità degli amministratori pubblici di
governare e gestire un territorio.

Il paradosso è che a Specchiarica ha più diritto una pianta vegetale, pur
non inserita in un sistema protetto di macchia mediterranea, che un essere
umano, la sua proprietà, la sua azienda.

Se tocchi una pianta o bruci le erbacce le autorità ti distruggono con la
delazione di pseudo ambientalisti. Vi è indifferenza, invece, se si abitano
case insalubri ed inabitabili, in zone prive di ogni strumento urbanistico.

L’amministrazione comunale di Manduria è incapace di dare un’immagine ed una
regolamentazione affinchè il territorio sia una risorsa economica e sociale
per il territorio. Specchiarica è un luogo desolato ed abbandonato a sè
stesso. Posto nel limbo territoriale e culturale tra i comuni di Avetrana e
Manduria è un luogo di vacanze. Ambìto da entrambi i Comuni, il territorio è
oggetto di disputa sulla sua titolarità. Avetrana ne vanta l’autorità per
precedenti storici e per l’infima prossimità. L’argomento ad Avetrana è
l’unico tema per le campagne elettorali. I proprietari delle case o i
locatari che li occupano temporaneamente (pagando affitti in nero) sono
gente di varie origini anche estere o extra regionali o provinciali. I
specchiarichesi per lo più sono di origini autoctone, ossia sono cittadini
di Avetrana, ma anche di Erchie, Torre Santa Susanna, Manduria e di altri
paesi pugliesi limitrofi che si affacciano sulla costa ionica.

Specchiarica ha un solo ristorante, un solo bar, un posteggio per roulotte:
troppo poco per sfruttare economicamente la risorsa del turismo. Ma i locali
son contenti così. I saccenti amministratori locali ed i loro referenti
politici provinciali e regionali, anzichè impegnarsi a porre rimedio ad un
danno economico e d’immagine incalcolabile, nel deserto hanno pensato bene
di progettare lo sbocco a mare del depuratore fognario di Manduria e Sava
(paesi lontani decine di chilometri), arrecando addirittura un probabile
danno ambientale.

Un comitato si è formato per fermare quello che il Comune di Manduria,
l’Acquedotto Pugliese e la Regione Puglia vogliono fare in prossimità della
località “Ulmo Belsito”, frazione turistica di Avetrana, ossia il depuratore
con lo scarico a mare nella marina incontaminata di Specchiarica, frazione
di Manduria; nessuno, invece, ha mai alzato la voce per obbligare a fare
quello che si ha sacrosanto diritto a pretendere di avere come cittadini e
come contribuenti che sul posto pagano milioni di euro di tributi.

Comunque i comitati in generale, non questo in particolare, sono composti da
tanti galletti che non fanno mai sorgere il sole e guidati da personaggi
saccenti in cerca di immeritata visibilità o infiltrati per parte di chi ha
interesse a compiere l’opera contro la quale lo stesso comitato combatte.
Questi comitati sono formati da gente compromessa con la politica e che ha
come referenti politici gli stessi che vogliono l’opera contestata, ovvero
nulla fanno per impedirlo. Valli a capire: combattono i politici che poi
voteranno alle elezioni. Spesso, poi, ci sono gli ambientalisti. Questi a
volte non sanno nemmeno cosa significhi amore per la terra, la flora e la
fauna, ma per ideologia impediscono il progresso e pretendono che si torni
all’Età della Pietra. Ambientalisti che però non disdegnano i compromessi
speculativi, tanto da far diventare le nostre terre ampie distese desertiche
tappezzate da pannelli solari e fotovoltaici che fanno arricchire i pochi.
Pannelli solari che offendono il lavoro dei nostri nonni che hanno
conquistato quei terreni bonificandoli da paludi e macchie. Sicuramente non
vi sono professionisti competenti a intraprendere le azioni legali e
giudiziarie collettive adeguate, anche con l’ausilio delle norme
comunitarie. Di sicuro i membri del comitato non vogliono sborsare un euro e
si impelagano in proteste infruttuose fine a se stesse. Se il singolo può
adire il Tar contro un atto amministrativo che lede un suo interesse
legittimo (esproprio), la comunità può tutelare in sede civile il diritto
alla salute ed all’immagine ed alla tutela del proprio patrimonio.

Per quanto riguarda la costruzione ed il funzionamento del depuratore vi
sono norme attuative regionali che regolano la materia. A livello nazionale
invece, si fa riferimento ai due decreti legislativi il n. 152/06 (“Norme in
materia ambientale”) e il n. 152/99 (recante “Disposizioni sulla tutela
delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE
concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva
91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato
dai nitrati provenienti da fonti agricole”) che, recependo la normativa
comunitaria allo scopo di tutelare la qualità delle acque reflue,
disciplinano che gli scarichi idrici urbani siano sottoposti a diverse
tipologie di trattamento in funzione della dimensione degli agglomerati
urbani. Altro è il controllo successivo rispetto ai parametri microbiologici
di riferimento, gli stessi fissati dal D. lgs. 116 del 30 maggio 2008 ad
integrazione del D.p.r. n. 470 dell’8 giugno 1982, norma emanata in
recepimento della direttiva 79/160/CEE sulla qualità delle acque di
balneazione e ora sostituita dalla più recente direttiva 2006/7/CE.

Il sindaco di Avetrana aveva firmato per il depuratore a Ulmo, scrive il 10
settembre 2015 “La Voce di Manduria”. Scarico a mare no, depuratore in zona
Ulmo Belsito si. E’ scontro su questo tra il vicesindaco di Avetrana,
Alessandro Scarciglia e il consigliere regionale di Torricella, Peppo Turco.
Il numero due della giunta avetranese fomenta la polemica postando su
facebook gli atti deliberativi e i documenti attestanti la contrarietà degli
avetranesi non solo alla condotta sottomarina, ma anche all’ubicazione delle
vasche di raccolta e deposito previste a due passi dalla zona residenziale
di Ulmo Belsito. Il consigliere Turco, da parte sua, fa notare la differenza
di vedute di Scarciglia con il suo sindaco il quale, spiega Turco, è invece
favorevole al sito Ulmo. «Da sempre – scrive il vicesindaco di Avetrana –
siamo stati contro lo sversamento in mare delle acque reflue e contro
l’ubicazione del depuratore (collettore) nei pressi dell’unica località
turistica del nostro comune». Come prova di questo, l’amministratore
avetranese posta tutte le delibere prodotte negli anni che, in effetti,
attestano l’opposizione degli avetranesi sia alla condotta che alla sede
delle vasche». Il consigliere di Torricella che con il suo collega
manduriano, Luigi Morgante hanno preso a cuore la vicenda del «no scarico a
mare», richiama l’amico Scarciglia e fa emergere la contraddizione tra lui e
il suo sindaco. «Gli atti – scrive Turco – sono che stai facendo una
figuraccia; per vincere una campagna elettorale avresti dovuto dirci tutto
prima e non dopo. Negli incontri – continua il consigliere regionale –
abbiamo sempre parlato di condotta». Infine Turco smaschera il capo
dell’amministrazione di Avetrana citando un documento da lui sottoscritto.
«Perché – chiede a Scarciglia – non posti il documento sottoscritto dal tuo
sindaco in cui accetta tutto?». Più imbarazzante, per l’amministratore di
Avetrana, l’intervento pubblico dell’ambientalista Nicolò Giangrande che su
Facebook ha pubblicato la lettera richiamata da Turco (con tanto di firma
del sindaco De Marco), con questo duro commento: «È semplice sbraitare,
oggi, contro un tavolo riannodato tra mille difficoltà – si legge nel post –
quando, invece, il Comune di Avetrana è stato il primo a firmare a Bari, il
4 agosto 2014, un avallo all’AQP per la condotta sottomarina. Una firma che
ancora oggi pesa come un macigno nella ricerca di una soluzione condivisa
tra tutti gli attori coinvolti. E’ meglio rinfrescare la memoria a quegli
amministratori avetranesi – aggiunge Giangrande -, forse un po’ distratti o
smemorati, che ricostruiscono la vicenda del depuratore sempre in maniera
incompleta e sempre omettendo i documenti a loro più scomodi».

LA STORIA DEL DEPURATORE PUNTO PER PUNTO. Intervento del 24 aprile 2015 di
Nicolò Giangrande su “Viva Voce Web”. Dopo aver ascoltato molti degli
interventi alla manifestazione di domenica 19 aprile, reputo sia doveroso
ricostruire brevemente la decennale vertenza “no scarico a mare” per fare
chiarezza sulle responsabilità del progetto al quale ci stiamo opponendo.
Uno sguardo all’indietro non per motivi nostalgici bensì per chiarire alcuni
elementi che, a mio avviso, stanno portando il dibattito, e il conseguente
scontro, ad una contrapposizione “locale” versus “regionale”. La realtà è
ben più complessa e chi vuole ridurla ad un banale schema del tipo “noi”
contro “loro” ha come obiettivo quello di nascondere le responsabilità e
confondere la situazione. Se vogliamo capire quanta responsabilità abbiano i
diversi attori istituzionali coinvolti, dobbiamo analizzare le “parole” e i
“(f)atti” che caratterizzano il loro discorso e le loro azioni.

Partiamo dal livello locale: Manduria.

Primo punto. L’Amministrazione Comunale di Manduria (sindaco Francesco
Massaro, centrosinistra) ha indicato una localizzazione per il depuratore
tanto lontana dal centro abitato cittadino quanto vicino all’unica area
turistico residenziale di Avetrana con la motivazione di voler servire la
marina manduriana. Una scelta miope che ha portato, sì, l’impianto lontano
dal naso dei cittadini-elettori di Manduria ma lo ha avvicinato così troppo
alla costa che l’unico scarico possibile dei reflui era, e rimane, il mare.

Secondo punto. Quando è stata presentata la Valutazione d’Impatto Ambientale
(VIA) vi era la disponibilità regionale alla modifica del sito (leggere pag.
13 della VIA, febbraio 2011) e, quindi, del conseguente scarico a mare. Il
Comune di Manduria (sindaco Paolo Tommasino, centrodestra) non ha colto
quella preziosa occasione e la VIA è stata approvata lasciando invariato il
sito. Sei mesi dopo, nell’agosto 2011, lo stesso sindaco Tommasino era in
prima fila nella manifestazione di San Pietro in Bevagna ad arringare la
folla contro lo scarico a mare.

Terzo punto. L’attuale Amministrazione di Manduria (sindaco Roberto
Massafra, liste civiche) si oppone alla costruzione dello scarico a mare ma
non lo ha ancora dimostrato con degli atti amministrativi rilevanti.
Passiamo ora dal livello locale a quello regionale. Salto volutamente i
commissariamenti prefettizi della Città di Manduria e il livello provinciale
poiché le responsabilità in questi livelli, pur essendoci, sono minime.
Metto di lato anche l’AQP perché l’Acquedotto in questa partita è il braccio
operativo della Regione Puglia.

Quarto punto. Nichi Vendola – nel suo triplice ruolo di Presidente della
Regione Puglia, Commissario Straordinario all’Ambiente nominato dal Governo
e leader nazionale di “Sinistra, Ecologia e Libertà” – è rimasto totalmente
indifferente dinanzi alle richieste, provenienti da più parti, di ascoltare
le soluzioni alternative. Una persona come lui, tanto impegnata nel mettere
in luce le contraddizioni di alcune opere in altre regioni italiane e pure
sulla costa adriatica pugliese, avrebbe dovuto rivolgerci un’attenzione
particolare. Tra le incoerenze che voglio sottolineare vi è quella lettera a
firma di Luca Limongelli (dirigente del Servizio Idrico della Regione
Puglia), in cui si riconosce la netta contrarietà delle popolazioni
interessate, si citano le autorizzazioni mancanti e si chiede al Ministero
dell’Ambiente di inserire la costruzione del depuratore nel decreto “Sblocca
Italia”. È paradossale come la Regione Puglia di Vendola sia tanto impegnata
ad opporsi allo “Sblocca Italia” -poiché considerato un provvedimento calato
dall’alto che non permette alcun confronto con la popolazione locale- e poi
un funzionario della stessa Regione lo invoca, nel silenzio di tutti i
vertici regionali, per imporre una scelta ad un territorio nettamente
contrario.

Quinto punto. Fabiano Amati e Giovanni Giannini – rispettivamente l’ex e
l’attuale assessore regionale ai Lavori Pubblici (entrambi del Partito
Democratico) – si sono rivelati strenui difensori delle scelte e degli
interessi dell’Acquedotto Pugliese. Infatti, tutti e due non hanno mai
voluto ascoltare le nostre proposte alternative allo scarico a mare.

Sesto punto ed ultimo. Gli attuali consiglieri regionali eletti nella
circoscrizione di Taranto -Anna Rita Lemma, Donato Pentassuglia, Michele
Mazzarano (PD), Alfredo Cervellera (SEL, oggi Misto), Francesco Laddomada
(La Puglia per Vendola), Giuseppe Cristella, Arnaldo Sala, Pietro Lospinuso
(PDL-Forza Italia), Antonio Martucci (Italia dei Valori, oggi Moderati e
Popolari) – sono stati tutti quanti, chi più che meno, interpellati per
occuparsi della vertenza. Gli impegni presi, però, non sempre si sono
trasformati in atti tangibili. Tra di loro vi è qualcuno che negli ultimi
giorni ha pure espresso vicinanza alla nostra lotta. Questi atteggiamenti da
convertiti sulla via di Damasco, forse meglio dire “sulla litoranea di
Specchiarica”, li fanno apparire superficiali quanto quegli studenti che il
6 di gennaio si ricordano di non aver fatto i propri compiti e pensano a
quale giustificazione usare il giorno dopo. Come vediamo le responsabilità
della condotta sottomarina non sono solo da un lato bensì interessano le
Istituzioni di ogni livello e i Partiti di ogni colore. Manduria e Bari sono
accomunate entrambe dal dire una cosa e farne un’altra. Una pericolosa
separazione tra “parole” e “(f)atti” che sta portando ad un progressivo
allontanamento tra le Istituzioni e i cittadini e tra i Partiti e gli
elettori. Non ci si può, quindi, meravigliare se poi i giovani presenti in
piazza domenica scorsa contestano apertamente i simboli e gli uomini delle
Istituzioni e dei Partiti. Per risolvere questa vertenza non c’è bisogno di
alcun eroe pronto a immolarsi davanti alle ruspe. Sembrerà strano ma è
sufficiente che i rappresentanti che tutti noi abbiamo eletto, dal Comune
fino alla Regione, facciano semplicemente il proprio dovere. Il
Coordinamento Intercomunale deve quindi giocare su tre fronti: in piazza,
nei tribunali e nel Palazzo. È indispensabile continuare a tenere alta
l’attenzione sulla nostra lotta, spingere i rappresentanti delle
Istituzionali locali a dare mandato ad avvocati che possano predisporre una
corretta azione legale e, infine, preparare l’incontro con il Ministero
dell’Ambiente. Una volta coinvolto il Ministero, sarà compito di
quest’ultimo decidere se affrontare la questione o rimandarla indietro alla
Regione Puglia che, a quel punto, avrà un nuovo Presidente, una nuova Giunta
e un nuovo Consiglio regionale.

CONTRO IL DEPURATORE CONSORTILE SAVA-MANDURIA AD AVETRANA E SCARICO A MARE.
LOTTA UNITARIA O FUMO NEGLI OCCHI?

Sentiamo la voce del dissenso dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e
dell’Associazione Pro Specchiarica entrambe di Avetrana. La prima a
carattere nazionale e la seconda prettamente di interesse territoriale. Il
perché di un rifiuto a partecipare alla lotta con gli altri, spiegato dal Dr
Antonio Giangrande, componente del direttivo di entrambe le associazioni
avetranesi.

«L’aspetto da affrontare, più che legale (danno emergente e lucro cessante
per il territorio turistico di Avetrana) è prettamente politico. La gente di
Avetrana non si è mobilitata in massa e non vi è mobilitazione generale,
come qualcuno vuole far credere, perché è stufa di farsi prendere in giro e
conosce bene storia e personaggi della vicenda. Hanno messo su una farsa
poco credibile, facendo credere che vi sia unità di intenti.» Esordisce
così, senza giri di parole il dr Antonio Giangrande.

«Partiamo dalla storia del progetto. La spiega bene il consigliere comunale
Arcangelo Durante di Manduria: “Che la realizzazione a Manduria di un nuovo
depuratore delle acque reflue fosse assolutamente necessario, era già
scontato; che la scelta del nuovo depuratore non sia stata fatta dall’ex
sindaco Francesco Massaro, ma da Antonio Calò, sindaco prima di lui, ha poca
importanza. Quello che invece sembra molto grave, è che il sindaco Massaro,
in modo unilaterale, nel verbale del 12 dicembre 2005 in allegato alla
determina della Regione Puglia di concessione della Via (Valutazione
d’Impatto Ambientale), senza informare e coinvolgere il consiglio comunale
sul problema, ha indicato il mare di Specchiarica quale recapito finale del
depuratore consortile”. Bene. Da quanto risulta entrambi gli schieramenti
sono coinvolti nell’infausta decisione. Inoltre questa decisione è mirata a
salvaguardare il territorio savese-manduriano ed a danneggiare Avetrana, in
quanto la localizzazione del depuratore è posta sul litorale di
Specchiarica, territorio di Manduria (a poche centinaia di metri dalla zona
residenziale Urmo Belsito, agro di Avetrana)».

Continua Giangrande, noto autore di saggi con il suffisso opoli (per
denotare una disfunzione) letti in tutto il mondo. «L’unitarietà della lotta
poi è tutta da verificare. Vi sono due schieramenti: quello di Manduria e
quello di Avetrana. Quello di Manduria è composto da un coordinamento
istituito solo a fine maggio 2014 su iniziativa dei Verdi e del movimento
“Giovani per Manduria” con il comitato “No Scarico a mare” di Manduria.
Questo neo coordinamento, precedentemente in antitesi, tollera il sito
dell’impianto, purchè con sistema di filtrazione in tabella IV, ma non lo
scarico in mare; quello di Avetrana si oppone sia alla condotta sottomarina
che alla localizzazione del depuratore sul litorale di Specchiarica. Il
comitato di Avetrana (trattasi di anonimo comitato ed è tutto dire, ma con
un solo e conosciuto uomo al comando, Pino Scarciglia) ha trovato una
parvenza d’intesa fra tutti i partiti, i sindacati e le associazioni
interpellate, per la prima volta sabato 17 maggio 2014, e si schierano
compatti (dicono loro), superando ogni tipo di divisione ideologica e ogni
steccato, che sinora avevano reso poco incisiva la mobilitazione. In
mattinata del 17 maggio, il Consiglio Comunale di Avetrana si è riunito per
approvare, all’unanimità, la piattaforma di rivendicazioni già individuata
nella riunione fra il comitato ristretto e i rappresentanti delle parti
sociali. In serata, invece, maggioranza e minoranza sono saliti insieme sul
palco di piazza Giovanni XXIII per rivolgere un appello alla comunità
composta per lo più da forestieri. Si legge nel verbale dell’ultima riunione
del Movimento. “E’ abbastanza chiaro, inoltre, che le Amministrazioni
Comunali di Manduria, che si sono succedute nel tempo da 15 anni a questa
parte, non hanno avuto nè la volontà nè la capacità di modificare o di
bloccare questo obbrobrio, trincerandosi dietro a problematiche e a
questioni tecniche/burocratiche, a parer loro, insormontabili”. Il gruppo di
lavoro unitario avetranese è composto da consiglieri di maggioranza e
minoranza (Cosimo Derinaldis, Antonio Baldari, Pietro Giangrande, Antonio
Lanzo, Emanuele Micelli e Rosaria Petracca). “Vorrei innanzitutto far notare
come, finalmente, si stia superando ogni tipo di steccato politico o
ideologico – afferma l’assessore all’Agricoltura e al Marketing
Territoriale, Enzo Tarantino. Steccato veramente superato? A questo punto
reputo poco credibile una lotta portata avanti da chi, di qualunque
schieramento, continui a fare propaganda politica contrapposta per portare
voti a chi è ed è stato responsabile di questo obbrobrio ai danni dei
cittadini e ai danni di un territorio incontaminato. Quindi faccio mia la
domanda proposta da Arcangelo Durante “Bisogna dire però, che il presidente
Vendola è in misura maggiore responsabile della questione, poichè di recente
ha firmato il decreto di esproprio, nonostante che, prima il consiglio
comunale dell’ex amministrazione Massaro e dopo quello dell’amministrazione
Tommasino, si siano pronunciate all’unanimità contrarie allo scarico a mare.
Presidente Vendola, ci può spiegare come mai, quando si tratta di opere che
riguardano altri territori, vedi la Tav di Val di Susa, reclama con forza
l’ascolto e il rispetto dei cittadini presenti sul territorio; mentre
invece, quando si tratta di realizzare opere che interessano il nostro
territorio, (dove lei ha il potere) non rivendica e utilizza lo stesso
criterio, come l’ultimo provvedimento da lei adottato in qualità di
Commissario Straordinario sul Depuratore?”»

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