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Don Roccu u scrivanu Una antica macchietta del Foro riportata alla luce dal giurista blogger Giovanni Cardona

Don Roccu u scrivanu Una antica macchietta del Foro riportata alla luce dal giurista blogger Giovanni Cardona
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Stanotte, in sogno, mi sono trovato in un’aula di Giustizia dell’aldilà, dove si celebrano i processi catartici, fittamente affollata da tanti trapassati che avevano fatto parte del mondo giudiziario.

Presiedeva un Giudice con i baffetti alla Chaplin e con i capelli scuri a spazzola che richiamava costantemente all’ordine con inflessioni ed espressioni del miglior vernacolo calabrese.

Intravidi don Roccu u scrivanu.

Don Roccu u scrivanu era stato il personaggio tipico che nelle terre del sud Italia si accompagnava all’avvocato penalista con varie mansioni.

Infatti, per circa 50 anni ha  seguito come un’ombra un avvocato, portandogli la borsa e libri, assistendo in udienza in piedi, facendo da tramite per varie incombenze, con clienti e terzi e curando anche qualche recupero con il suo “buon parlare”.

Aveva frequentato solo le prime classi elementari ed in tutte le udienze aiutava ad indossare la toga in Pretura, chiedendo immancabilmente qualche diritto di toga.

Nel sogno intesi che l’udienza era già cominciata ed avvicinandomi percepivo la voce della difesa che diceva: “…E’ vero” che da sempre ha frequentato l’udienza penale”…E’ vero che alle “sue persone” giudicabili spiegava, senza alcuna esitazione o dubbio la situazione “giuridica”…E’ vero che ove le stesse non avessero provveduto al versamento delle “marche” in misura variante a seconda dei casi, si sforzava di dimostrare l’indispensabilità di detto adempimento…E’ vero che una volta risolto un tale problema le sue previsioni divenivano più ottimistiche…E’ vero che dopo la pronunzia della sentenza faceva seguire l’immancabile richiesta della “toga”.

Ma è pur vero che assicurava sempre la sua presenza in aula sistemandosi in posizione né vicina al pretorio e né vicina alla sbarra, costantemente in piedi, e con l’ansia dei giudicabili attendeva l’esito; quando era negativo faceva seguire il suo commento con parole di speranza per i gradi futuri del giudizio…”.

Mi fermai, perché il processo è come un magma primordiale che ha le sue radici nell’inconscio e subito riconobbi don Roccu u scrivanu per la irremovibilità delle sue opinioni.

Era ancora in piedi e con il vestito scuro e sdrucito degli ultimi difficili tempi!

Mi commossi al pensare i primi e anonimi anni di professione e perché anch’io ero cambiato con l’età tanto da non essere nemmeno riconosciuto dagli astanti.

L’avvocato, bassino come don Roccu u scrivanu, continuava, con sussiego, a sfoderare il suo repertorio ben noto e senza sorprese per chi lo avesse ascoltato altra volta!

Don Roccu u scrivanu, personaggio irripetibile di un’epoca lontana e già obliata, nel mentre il difensore batteva con il palmo della mano il tavolo, ammiccava e quando la voce cresceva, si lasciava sfuggire un accenno di sorriso di compiacimento che doveva essere arsenicale per l’accusa.

Nel sogno non ero giunto in tempo per ascoltare l’accusa e rimasi a lungo ed invano in attesa di conoscere la decisione del Giudice.

Svegliandomi anticipatamente ebbi la sensazione di dire a me stesso: il responso a quando?

Forse al prossimo sogno.

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