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I caratteri cuscinetto Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona su una nuova cultura dell’anima

I caratteri cuscinetto Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona su una nuova cultura dell’anima
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Osservate la struttura d’un vertebrato.

Subito noterete che le ossa, le quali pur sono destinate ad appoggiarsi solidamente le une sulle altre, non si toccano mai.

Sempre, alle loro estremità, dove appunto deve stabilirsi il contatto con le ossa vicine, s’incontrano formazioni cartilaginose.

Quegli strati intermedi servono da cuscinetti tra i pezzi dell’ossatura: impediscono gli urti troppo rudi, attutiscono le cadute, procurano una certa morbidezza alla parte resistente dell’organismo.

Questo non potrebbe di certo fare a meno dei pezzi rigidi, più o meno irriducibili; ma la loro stessa rigidità sarebbe causa di disgrazie, di fratture troppo frequenti: essa ha bisogno d’essere corretta dall’elasticità dei cuscinetti intermedi.

E queste precauzioni, che sono generali attraverso tutta l’ossatura, non basterebbero; il gioco delle articolazioni le riscalderebbe infallibilmente se non fossero continuamente lubricate dalla sinovia, sostanza preziosa nella meccanica animale.

Non appena gli uomini hanno costruito delle macchine – copie imperfette dei meccanismi organici – essi hanno dovuto ricorrere alle medesime precauzioni.

I perni delle ruote, le casse degli stantuffi, le articolazioni delle bielle, i cardini, gl’ingranaggi, i sifoni, sono costruiti sui modelli naturali.

Leghe sapienti hanno fornito i metalli cuscinetti, olii di vario genere, sostanze grasse innumerevoli procurano alle macchine i surrogati della sinovia.

Fate la trasposizione di tutti questi fenomeni nel campo dei rapporti umani e ne ricaverete degli insegnamenti troppo spesso dimenticati.

Perché tanto strofinio e cigolio nella famiglia, nella politica, nei rapporti internazionali?

Perché quel meraviglioso meccanismo dell‘industria moderna è desso soggetto a tanti turbamenti la cui sorgente sta nelle volontà umane?

E perché la funzione dello spirito cuscinetto il quale impedisce la brutalità degli urti, la funzione di quella sapienza che addolcisce e facilita le relazioni, è troppo grossolanamente misconosciuta.

Ora, senza tali coefficienti, nulla va bene.

Le tendenze tutte troppo d’un pezzo, gl’interessi arcigni, i principi intransigenti, i caratteri massicci, tutto ciò altro non fa che infrangere e distruggere senza l’aiuto della disprezzata dolcezza.

Occorrono, si, gli elementi rigidi, incompressibili ed inestensibili, che sono duri come le ossa.

L’opportunismo invaderebbe ogni cosa; non ci sarebbe né resistenza, né forza, né precisione nell’andatura degli uomini se non ci fosse dell‘acciaio nelle anime.

Ma c’infrangeremmo come vetro gli uni contro gli altri, se i nostri incontri non fossero attutiti da un certo tatto chiaroveggente che genera l’elasticità e conduce gli opposti concetti ad intendersi.

Se lo spirito conciliante è solo dello scetticismo che passeggia dovunque, quell’indifferente sorriso in cui s‘indovina l’uomo che si beffa di tutto, io gli rifiuto il mio omaggio.

Diffidiamo di questa tendenza che riduce tutta la storia umana a una mascherata e a una commedia.

Viva la gente che prende a cuore una iniziativa, lavora per una causa e non lesina sul suo contributo di azione; vivano gli arditi del bene che sanno amare e odiare, amici fedeli, nemici a faccia scoperta.

Ma v’è una verità superiore a tutte le più vive opposizioni, a tutti i confitti di idee e d’interessi: gli è che l’evoluzione umana e il risultato del gioco normale di forze contrarie e destinate ad equilibrarsi ed a farsi valere per il fatto stesso della loro lotta.

La storia non è una guerra di sterminio; ma è una collaborazione.

Ogni uomo sincero il quale lotta per una causa è in fondo l’alleato e il collaboratore di ogni altro uomo sincero, quand’anche dovessero camminare, per un tempo, sotto a opposte bandiere.

E qui appunto interviene lo spirito di conciliazione.

E questo uno spirito non scettico e canzonatore, ma profondamente comprensivo e serio.

Esso apprezza le ragioni degl’interessi legittimi e delle idee rivali, attraverso i loro conflitti, vede la possibilità della loro armonia; egli solo è capace di far fruttificare la loro opposizione.

Perché tante discussioni sono sterili, tante campagne senza risultato, tante energie sprecate in pura perdita, tante sconfitte senza speranza e tante vittorie senza un domani.

Le lotte degenerano, le discussioni diventano litigi, le passioni si mescolano ai principi, il rancore invade il cuore degli avversari, gli affari si inviperiscono.

E’ la nostra ombra, il malvagio che ognuno alberga in sé stesso, il leticone, il provocatore, felice di esumare vecchie liti.

Più le società si affinano, più s’allarga il suo campo, più si esaspera il suo talento.

Fra i trogloditi, egli appestava le caverne; oggi infesta le nostre città, si vale di tutte le nostre scoperte.

In altri tempi provocava i vicini parlando loro all’orecchio; oggi provoca le nazioni per mezzo delle ipertecnologici sistemi, fomenta le dispute durante la navigazione in pieno oceano internautico.

Per questo, appunto, ci occorreranno sempre maggiormente i caratteri-cuscinetti; occorre incoraggiarli, sostenerli; occorre, in noi stessi far la guerra all’ospite che tutti ingarbuglia e incoraggiare quell’altro che dipana, aggiusta ed accorda.

Intendiamo le lezioni della natura, la sapienza eterna i cui documenti riempiono l’universo; cerchiamo il secreto per il quale si armonizzano le forze contrarie, si organizza nello sviluppo normale dei particolari, il raggruppamento d’insieme; notiamo il modo in cui, opponendosi del continuo, la molla e il pendolo producono la meravigliosa puntualità dell’orologio.

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