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La fluttuazione del cretino Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona contro una becera televisione

La fluttuazione del cretino Considerazioni del giurista blogger Giovanni Cardona contro una becera televisione
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Non è amato dagli intellettuali.

Gli rimproverano la truculenza un po’ stracciona con la quale “buca” il video.

Gli contestano il qualunquismo becero con il quale si fa portavoce, all’interno della scatola magica televisiva, dell’eterno mugugno dei portinai e delle massaie.

Del “popolino”, insomma, così lontano dalle raffinatezze della cultura, dalle ricercatezze da salotto.

Lui sta al gioco.

Sbandiera umili origini e mille mestieri.

Si colloca “dentro” il suo pubblico. Lo arringa, lo alliscia, lo esalta, lo trascina.

Ma sempre stando da quella parte della barricata.

Quella della gente che – secondo un’abusata convenzione – non conta ed è stritolata dal meccanismo infernale del potere.

Censurarlo, impedirgli di apparire in video, è dunque come togliere il megafono alla gente, impedirle di scaricare la sua rabbia giustificata sulla classe politica, sul Palazzo.

Appena un trentennio fa questo tribuno televisivo della plebe sarebbe stato posto all’indice senza possibilità di riscatto.

La cultura di sinistra – con forti connotazioni radical chic – lo avrebbe bollato d’infamia: qualunquista, forse un po’ fascista.

Oggi, malgrado la residua repulsione degli intellettuali a tempo pieno, è riuscito a trovare udienze trasversali.

La folla querciaiola lo porta in trionfo.

La stampa lo esalta nelle prime pagine.

Può darsi che all’Italia sia necessario per rigenerarsi attraversare una fase di totale confusione.

Confusione politica, culturale, ideologica.

Può darsi che, secondo il consiglio di Ernesto Galli della Loggia, la politica, come l’euro, abbia bisogno di un periodo di “libera ‘” fluttuazione”.

I fisici sono convinti che la vita stessa sia nata dal caos cosmico.

Non si vede perché il caos italico non possa partorire qualcosa di meglio dell’Italia attuale.

C’è un rischio, però.

Che invece di una libera e fruttuosa fluttuazione delle intelligenze, si assista alla incontrollata fluttuazione del cretino.

Poco importa che si chiami in causa la “piazza”, il meccanismo popolare pone un problema.

Siamo così convinti che il cittadino medio, l’uomo del popolo, sia un “buon selvaggio”? Siamo così convinti che la “gente” indistinta, quella che da cinquant’anni con il suo voto tiene a galla una classe politica rivelatasi – e non da oggi – manifestamente inadeguata, salvo rifugiarsi nel mugugno, sia composta solo da persone “perbene”?

Siamo convinti che l’italiano primordiale che strilla rispetto per tutte le leggi, paghi le tasse?

O magari non pensi sempre che le leggi debbono rispettarle gli “altri” e le tasse tocchino al suo vicino di casa?

La classe politica è da buttare, d’accordo.

Ho però seri dubbi che un guitto televisivo con l’occhio fisso sui dati Auditel, possa farsi battistrada di una Italia migliore.

Sopporterò stoicamente, per questo, l’indigesta compagnia di certi “intellettuali”.

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