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Operazione “Coffee Shop”, a Gioia Tauro la nuova “Warmoesstraat” di Amsterdam La Polizia di Stato, al comando del primo dirigente Diego Trotta, stronca un business da 20 milioni di euro. Lo "Skunk" pronto a essere smerciato sulle principali piazze di spaccio. Tutti i dettagli dell'operazione

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di Domenico Latino

GIOIA TAURO – È stata battezzata “Coffee Shop” la brillante operazione messa a segno dagli uomini del Commissariato di Polizia di Gioia Tauro, guidato dal primo dirigente Diego Trotta, che ha portato al rinvenimento di una mega piantagione di canapa allestita in prossimità del centro cittadino. La zona prescelta per emulare la più famosa “Warmoesstraat” di Amsterdam era infatti la via Toscanini, un’importante arteria a scorrimento veloce che non si trova a due passi da “Dam Plaza” ma dista pochi minuti dal cuore pulsante del capoluogo pianigiano. Eppure, lungo questa trafficatissima strada, circondate da ville e palazzi crescevano rigogliose ed erano già pronte per la raccolta ben mille piante di “cannabis sativa/indica”, alte oltre 2 metri.

Il clamoroso blitz è scattato nel pomeriggio di ieri quando gli agenti, dopo aver notato una serie di anomalie, hanno deciso di fare irruzione in un fondo quasi inaccessibile poiché recintato completamente da un fitto roveto rinvenendo con non poca sorpresa un enorme vivaio in perfetto stato di conservazione, con infiorescenze tipiche del periodo di massima maturazione e perfettamente irrigato da un sofisticato ed efficientissimo sistema israeliano cosiddetto “a goccia”, di quelli che, solitamente, vengono utilizzati dai narcotrafficanti quando coltivano l’ “erba” nelle aree aspromontane.

All’interno dell’appezzamento, veniva notato, nascosto dietro una siepe nell’intento di sfuggire alle ricerche del personale intervenuto, tale Rocco De Maio, classe 1985, addosso al quale è stata trovata una chiave di un manufatto in cemento poco distante che, una volta aperto, si è rivelato essere un vero e proprio laboratorio, fornito di apposite attrezzature per l’essiccazione, la pesatura e il confezionamento in dosi variabili, a seconda delle richieste, dello “Skunk” che, destinato a rifornire le principali piazze di spaccio, avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro.

Dentro il piccolo edificio sono stati infatti ritrovati ulteriori 142 kg netti di “cannabis” già essiccata e pronta per l’imbustamento e la vendita al dettaglio. Tutto il materiale è stato quindi sequestrato, così come il laboratorio e il terreno. Sulla sostanza stupefacente rinvenuta saranno svolti mirati accertamenti tecnico-scientifici di laboratorio a cura del G.R.P.S. di Reggio Calabria. Alla luce delle evidenze probatorie acquisite, De Maio, con precedenti per lesioni personali, rapina e ricettazione è stato tratto in arresto per coltivazione, produzione, estrazione, raffinazione e detenzione illecita di sostanza stupefacente del tipo canapa indiana, con l’aggravante dell’ingente quantitativo, e associato presso la casa Circondariale di Palmi a disposizione della locale Procura della Repubblica che coordina le indagini.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata dal primo dirigente Diego Trotta nel suo ufficio, oggi pomeriggio. Trotta ha parlato di situazione che raramente capita di trovare in zone urbane: “nella mia esperienza, anche nel settore antidroga, le piantagioni venivano rinvenute solitamente in Aspromonte o comunque in zone di campagna o rurali”, e ha poi esternato una serie di riflessioni: “già lascia pensare il fatto che questa piantagione era visibile agli occhi di coloro i quali abitavano nei palazzi circostanti – ha commentato con un pizzico di amaro in bocca. La prima particolarità è che la coltivazione è stata individuata e rinvenuta nell’area urbana di Gioia Tauro: una cosa abbastanza inusuale anche perché si tratta di una piantagione importante con 1000 piante rigogliose e alte oltre 2 metri. Un’altro aspetto atipico rispetto ai soliti rinvenimenti – ha aggiunto – è il periodo: siamo già alla metà di ottobre, questo dimostra, ad esempio, come i fenomeni di riscaldamento globale e di allungamento delle stagioni hanno effetti anche dal punto di vista delle attività illecite legate alla coltivazione della cannabis, perché di solito ci capita di intervenire nei mesi di luglio-agosto, al massimo ai primi di settembre, quindi nella tarda primavera-piena estate ma non alle porte dell’autunno. Ovviamente il clima della Piana è particolarmente favorevole alla crescita e alla rigogliosità della “cannabis sativa””.

Per quello che riguarda poi l’aspetto più propriamente economico, Trotta ha dato contezza dell’ingente quantitativo di stupefacente sequestrato, che si riflette anche sul valore di mercato e soprattutto nell’avere impedito che questa droga potesse essere poi fonte reddituale per i narcotraficcanti. “Considerando che la “cannabis sativa” viene pagata al dettaglio 10 €, i soli 142 kg essiccati rinvenuti nel laboratorio avrebbero fruttato ai narcotrafficanti 1.420.000,00 €. Le 1000 piante, dal peso di 5 kg ciascuna, una volta essiccate, avrebbero pesato 2 Kg ciascuna giungendo al peso di 2 tonnellate che avrebbero fruttato al dettaglio 20.000.000,00 €”.

Quanto allo spessore criminale di Rocco De Maio, che non risulta proprietario del fondo ma probabilmente vi si era recato per curarne la piantagione, Trotta ha sottolineato che non si tratta di un personaggio secondario, o di un gregario o di un semplice coltivatore al soldo di una cosca ma di un soggetto che vanta rapporti di parentela con un boss di primissimo piano nel panorama ‘ndranghetistico della Piana. Rocco De Maio è infatti primo nipote di Pasquale De Maio, inteso “U Rapinu”, classe 1957, “capo della cosca di ‘ndrangheta De Maio – ha rimarcato – federata con i Brandimarte, operanti nel locale di Gioia Tauro”.

Ovviamente si mantiene il riserbo sulle modalità e le strumentazioni attraverso cui si è arrivati all’eccezionale ritrovamento: “c’era un’attività pregressa – è stato ribadito – e c’è un attento controllo del territorio da parte del Commissariato di Gioia Tauro che è stato attento al punto tale da trovare ciò che difficilmente si sarebbe potuto trovare perché questa piantagione era assolutamente “invisibile”, protetta da abitazioni circostanti e roveti impenetrabili: i miei operatori con grande senso del dovere sono riusciti invece a penetrare all’interno di questo roveto ricavando un tunnel a mani nude, ferendosi, e hanno avuto accesso al fondo”. Le attività sono state coordinate dal Sostituto Procuratore dott. Ignazio Vallario e dal Procuratore Aggiunto dott. Salvatore Casciaro presso il Tribunale di Palmi.

GUARDA IL VIDEO IN ALTO CON I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE.

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