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Avvelena il tè della collega per invidia: denunciata Stagista mette il detergente per WC nel tè della collega

Avvelena il tè della collega per invidia: denunciata Stagista mette il detergente per WC nel tè della collega
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A spingere a tentare di avvelenare la collega è stata una gelosia fuori controllo,
ma non per un uomo. Per la carriera. E’ così un conflitto fra due ragazze in stage
in un albergo di Ginevra in Svizzera finirà nelle mani della giustizia: una delle
giovani è sospettata di aver versato del detergente nel tè della collega. Il tentato
avvelenamento risale a mercoledì mattina. Come indica la polizia ginevrina in un
comunicato odierno, la vice direttrice dell’albergo ha informato le forze dell’ordine
ieri. L’inchiesta ha dimostrato che una stagista aveva versato un prodotto a base
di acido citrico nel thermos della collega, anch’essa stagista nell’albergo. La ragazza
che ha aggiunto il detergente destinato alla pulizia dei gabinetti ammette di «nutrire
una certa ostilità nei riguardi della vittima» e spiega di averle voluto fare uno
scherzo, per vedere come avrebbe reagito. La vittima ha bevuto qualche sorso, prima
di avvertire lo strano sapore della bevanda e di risputarla immediatamente. Ha poi
avvertito la sua responsabile. Secondo la polizia non è stato necessario ricorrere
ad un medico. La ragazza che ha versato il prodotto è stata denunciata alla giustizia.
L’invidia tutti la provano, nessuno la confessa. Perché è dolorosa per sé e pericolosa
per gli altri. L’invidia infatti spesso è caratterizzata dall’ostilità nascosta
verso l’altro, dal desiderio di danneggiarlo, magari dietro le spalle con commenti
denigratori e di privarlo di ciò che lo rende.. invidiabile. Dante, nella Divina
Commedia, mette gli invidiosi in purgatorio, con le palpebre cucite da fil di ferro:
così sono chiusi gli occhi che invidiarono e gioirono dalla vista dei mali altrui.
Chi è invidioso, quindi, lancia tre messaggi: sono inferiore, ti sono ostile per
il tuo successo e potrei anche farti del male. Così come Caino uccise Abele, i cui
sacrifici erano più graditi da Dio. L’invidia è dolorosa, insomma, come ha mostrato
uno studio condotto da un team di scienziati giapponesi. Che hanno analizzato con
la risonanza magnetica funzionale cosa accadeva nel cervello dei partecipanti, a
cui veniva chiesto di immedesimarsi in situazioni con diversi personaggi. Di fronte
a quelli simili a loro, ma più brillanti su aspetti per loro rilevanti, scattava
l’invidia. E nel loro cervello aumentava l’attivazione della corteccia cingolata
anteriore dorsale: tanto maggiore quanto più intensa era l’invidia che il partecipante
diceva di provare. Ma all’invidia, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello
“Sportello dei Diritti”, è collegato anche un piacere. Maligno, certo: è
chiamato schadenfreude, ovvero la soddisfazione davanti alle disgrazie altrui. Se
la crisi stronca un brillante rivale, se l’affascinante conoscente ha un problema…
si può provare schadenfreude.

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