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Grandi celebrazioni per la festa di San Martino Una composizione di Domenico Caruso per festeggiare l'evento

Grandi celebrazioni per la festa di San Martino Una composizione di Domenico Caruso per festeggiare l'evento
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di Domenico Caruso

Ricorre oggi la festa di S. Martino di Tours, in passato “di precetto” e punto di avvio per importanti attività pubbliche. Anche nel mio omonimo paese, non ostante l’inclemenza del tempo, ci siamo ritrovati in Chiesa con le autorità civili e religiose e con alcuni nostri emigranti. Questi ultimi hanno affrontato un lungo viaggio per onorare il Santo a cui sono particolarmente devoti. Nel rientrare a casa, nel pensare i cari familiari lontani che per motivi di lavoro non sono presenti, come tanti altri nelle stesse condizioni mi sono asciugato qualche lacrima. Pertanto, ho voluto rileggere la mia composizione degli anni 60 di viva attualità:

L’addio dell’emigrante

E’ giunta l’ora di dover partire
da te, diletto, semplice paese:
è tanto lancinante il mio soffrire
che voglio un poco renderlo palese.

Addio, amata chiesa e San Martino,
addio Colomba Vergine Maria,
nel cor per sempre avrete un posticino
perché facciate luce alla mia via!

Ritornerà l’autunno, il nuovo vino,
la festa novembrina del Patrono,
prometterà il ciel d’esser turchino
e tutti aspetteran qualcosa in dono.

Ma io sarò lontan da questa Terra,
separerà la patria il vasto mare,
avrò nel petto una crudele guerra
e il desiderio di poter tornare.

Stan qui sepolti amici e familiari,
risiede qui la nostra brava gente,
i bimbi e i luoghi tutti mi son cari
perché stanno scolpiti nella mente.

Un dolce pianto righerà il mio viso
quando mi pungerà la nostalgia
e non avrò la pace, né il sorriso,
finché non rivedrò l’Italia mia.

Per quanto riguarda “Il Santo della Carità” devo ricordare il suo trapasso avvenuto la domenica 8 novembre del 397.
La notizia si propagò dovunque. Dai diversi punti del territorio accorse una gran folla attorno al presbiterio di Cannes. Gli abitanti di Tours e quelli di Poitiers si contendevano la salma. Come riporta nel VI secolo lo storico Gregorio di Tours, sopraggiunta la notte, furono chiuse a chiave le porte della camera in cui riposava Martino, guardato a vista dai due partiti. Ma nell’ora tarda, approfittando della circostanza che i rivali si assopivano uno dopo l’altro, quelli di Tours diedero il segnale ai compatrioti che vigilavano al di fuori e, senza strepito, calarono dalla finestra il corpo del loro vescovo.

Quindi lo deposero sopra un battello che, dalle acque della Vienne, passava nel letto della Loira, Furono intese, allora, alcune voci intonare un cantico, alle quali risposero altre migliaia dal fiume e dalle sponde. Quell’armonia svegliò i cittadini di Poitiers che credettero di sognare nell’ammirare pure la Loira illuminata dalla luce di innumerevoli ceri che si rifletteva nelle acque. Così, decisero di fare ritorno alle loro case. Il beato fu ricondotto a Tours per un funerale degno dell’amore che i popoli gli tributavano. Si dice che, al gran numero di fedeli, si aggiungessero le vergini in lacrime e quasi duemila monaci accorsi da ogni parte: Il funerale fu un vero trionfo. Era l’11 novembre ed i Francesi, a buon diritto, decretarono per la ricorrenza il culto nazionale.

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