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Taurianova ricorda Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” Grande partecipazione al convegno organizzato dall'Azione Cattolica

Taurianova ricorda Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” Grande partecipazione al convegno organizzato dall'Azione Cattolica
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di Teresa Cosmano

TAURIANOVA (RC) – Una Chiesa del Rosario gremita, quella che ha ospitato il convegno nel ricordo di Rosario Livatino “Giustizia e pace si baceranno…”, organizzato dall’Azione Cattolica – Associazione “Pier Giorgio Frassati” della Parrocchia Maria SS. delle Grazie, con il patrocinio del Comune di Taurianova, dell’Associazione Nazionale Magistrati Sezione Distrettuale di Reggio Calabria e della Scuola Superiore della Magistratura Struttura territoriale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Rosario Livatino è passato alla storia come “il giudice ragazzino”, perché quando morì, il 21 settembre del 1990, per mano di quattro killer e per ordine della Stidda la mafia agrigentina, lungo la statale che ogni mattina percorreva con la sua auto da Canicattì ad Agrigento, aveva 38 anni: il più giovane dei 27 magistrati uccisi in ragione del loro servizio in prevalenza, ma non solo, dalla mafia o dai terroristi. Quando lo fecero sbandare, Livatino uscì dall’auto, cercando salvezza fuggendo per i campi, lo finirono con un colpo di pistola al volto.
Il convegno nel suo ricordo ha posto l’accento sul binomio giustizia e misericordia, ponendo l’accento sulla figura di quel Martire della Giustizia e Discepolo del Crocifisso, che da un lato è stato inflessibile nella ricerca della giustizia senza cedere a nessuna forma di compromesso e dall’altro lato è stato finemente attento a ogni persona umana come ha sottolineato Papa Francesco nell’udienza al Consiglio superiore della magistratura, il 17 giugno 2014, invitando i giudici a essere di «integra moralità per l’intera società», menzionando come modello a cui ispirarsi Rosario Livatino, «ucciso dalla mafia», e definendolo «testimone esemplare, giudice leale alle istituzioni, aperto al dialogo, fermo e coraggioso nel difendere la giustizia e la dignità della persona umana».
Il convegno, coordinato da Ilario Nasso, magistrato in tirocinio al Tribunale di Reggio Calabria, si è aperto con i saluti di don Antonio Spizzica, Parroco della Parrocchia Maria SS. delle Grazie, di Petronilla Macrì, presidente dall’Azione Cattolica – Associazione “Pier Giorgio Frassati” di Taurianova, di Francesco Milito, Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina – Palmi, di Walter Ignazitto, Sostituto Procuratore della DDA di Reggio Calabria e Formatore SSM Struttura territoriale Reggio Calabria, di Natina Pratticò, presidente della Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria e presidente ANM Sezione Distrettuale di Reggio Calabria, di Francesco Napoli, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palmi e del sindaco di Taurianova Fabio Scionti.

Il primo a prendere la parola è stato don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di beatificazione del giudice Rosario Livatino, il quale ha tracciato la figura del “giudice ragazzino”, evidenziando il suo attaccamento a Dio. “Livatino diceva sempre – ha raccontato – che il magistrato deve essere cosciente del fatto che può essere fallibile proprio come l’imputato, per questo lui ha sempre cercato di esercitare la sua professione con Dio a fianco. Perchè a suo dire, solo la grazia gli avrebbe permesso di giudicare con la necessaria luce. Era un uomo che ha sempre messo al primo posto il bene degli altri, tant’è che rinunciò alla scorta, per non coinvolgere altri padri di famiglia”.

“Ha fatto le cose ordinarie in modo straordinario”, il commento di Domenico Airoma, Procuratore aggiunto al Tribunale di Napoli Nord e vicepresidente del Centro Studi “Rosario Livatino”, raccontando di non aver conosciuto Livatino di persona, ma di averne appreso la sua storia quando gli venne proposto di occuparsi del periodico “La magistratura”, il cui primo articolo dedicò proprio al giudice Livatino. “L’indipendenza di un giudice è anche nella sua moralità – ha sottolineato – per questo lui era un personaggio scomodo. La frase che ripeteva spesso, ovvero: Per giudicare occorre la luce e nessun uomo è luce a se stesso, dovrebbe essere scolpita in tutti i tribunali”.

Le conclusioni sono toccate ad Ottavio Sferlazza, Procuratore della Repubblica al Tribunale di Palmi,  il quale ha raccontato non solo di essersi occupato delle indagini dell’assassinio di Livatino, ma anche di essergli stato amico, descrivendolo come “un ragazzo dalla grande delicatezza d’animo. Mio papà – ha affermato – che era avvocato civilista, quando mi parlava di lui, mi diceva sempre ‘è una dama’, per sottolineare quel suo tratto delicato e sensibile. Avevo appena 7 anni di carriera, quando venne ucciso Levatino. Io ero allievo di Borsellino e purtroppo ho assistito alla lunga scia di sangue che ha segnato quegli anni. Ho conosciuto Chinnici e visto morire il mio amico Nini Cassarà. Quando toccò a Livatino, fondamentale per la conclusione delle indagini, fu la testimonianza di Piero Nava, un rappresentante di porte blindate della provincia di Milano, che seppe riconoscere il killer, Francesco Pace ed il suo complice, Giuseppe D’amico”. Sferlazza ha quindi descritto la figura integerrima di Levatino, sostenendo che era la sintesi perfetta di impegno e fede. Il procuratore si è poi lamentato del fatto che al convegno, c’erano pochi giovani e soprattutto pochi studenti, sottolineando l’importanza della figura del magistrato nelle scuole. “Abbiamo un patrimonio di conoscenza – ha affermato – adatto per spiegare ai giovani la legalità e la giustizia. Io sento il dovere morale di diffondere la cultura della legalità, necessaria alla crescita culturale delle comunità, che purtroppo sempre più spesso sono conniventi con la malavita. Se possiamo dare un contributo positivo, con parole di speranza, è sempre un bene”.

 

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