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Nuove prove: industria sapeva danni zucchero da anni ’60 Pagati ricercatori di Harvard per negare legami con le malattie cardiovascolari

Nuove prove: industria sapeva danni zucchero da anni ’60 Pagati ricercatori di Harvard per negare legami con le malattie cardiovascolari
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Cinquant’anni che ci prendono in giro: ma la verità, adesso, pare essersi fatta strada. Attraverso La seconda “puntata” di un’inchiesta dell’università di San Francisco basata su documenti dell’epoca che è stata appena pubblicata su Plos Biology, dopo che la prima era invece uscita su Jama. Entrambi gli studi sono basati su documenti riservati ritrovati da Cristin Kearns dell’università di San Francisco. Secondo i documenti nel 1968 la Sugar Research Foundation, che oggi è nota come Sugar Association, aveva finanziato un progetto per uno studio sugli animali sulle connessioni tra consumo di zucchero e di altri carboidrati e salute cardiaca, basato su alcune ricerche precedenti che avevano trovato che lo zucchero è più dannoso, probabilmente per la differente metabolizzazione rispetto ai carboidrati.

Dai risultati dell’analisi su cavie senza microbiota intestinale emerse che gli animali nutriti con saccarosio producevano alti livelli di un enzima chiamato beta-glucuronidasi, associato all’indurimento delle arterie e ai tumori della vescica. “Questa – si legge in una relazione interne – è una delle prime dimostrazioni di una differenza biologica tra saccarosio e amido”. Lo studio, che era stato affidato all’università inglese di Birmingham, fu interrotto prima della conclusione, e i risultati mai pubblicati. L’atteggiamento è lo stesso riscontrato nell’analisi pubblicata da Jama. In quel caso si dimostrava che l’industria aveva finanziato due ricercatori di Harvard perché producessero una revisione delle ricerche sullo zucchero per il New England Journal of Medicine in cui venissero minimizzati quelli più negativi.

Solo lo scorso anno, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti [1]”, un articolo del New York Times ha svelato come Coca Cola avrebbe versato milioni di dollari e così persuaso diversi scienziati a negare il legame fra bevande zuccherate e obesità. Lo scorso giugno, Associated Press ha riferito invece che i produttori di caramelle avrebbero finanziato un’indagine per provare come i bambini che consumano dolciumi siano più magri degli altri. “Studi scientifici” che non hanno ancora smesso di condizionarci e che, nel frattempo, hanno devastato la salute di milioni di persone. Nulla di diverso da quanto si è continuato a fare poi.

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