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Malagiustizia, il caso dell’imprenditore Luigi Longo A tre anni dall'assoluzione perché il fatto non sussiste, l'editore racconta la sua odissea giudiziaria. - GUARDA L'INTERVISTA

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TAURIANOVA – L’imprenditore Luigi Longo, editore di questo sito d’informazione, a tre anni dall’assoluzione perché il fatto non sussiste racconta la sua paradossale odissea giudiziaria. Quella dell’imprenditore taurianovese è una delle tante vite violate e devastate da una giustizia che ha fatto male i suoi calcoli, da quelli che banalmente vengono chiamati errori giudiziari o malagiustizia. Una storia amara, per alcuni versi inverosimile, molto simile a tanti altri casi in cui la giustizia si sbaglia, che ha distrutto, non solo la vita di un imprenditore, un uomo d’affari, in quel momento decisamente sulla cresta dell’onda, ma anche quella di lavoratori trascinati sul fondo di un’impresa che, dopo questa traversata giudiziaria, non è riuscita più a stare a galla.

GLI EVENTI – Era il 29 maggio 2009. È notte fonda quando scatta l’operazione “Rilancio”, condotta dai Ros di Roma e coordinata dalla Dda capitolina. Fulcro dell’inchiesta l’ipotesi di un’associazione per delinquere finalizzata all’introduzione di ingenti quantitativi di merce contraffatta attraverso il porto di Gioia Tauro. A sdoganarli, secondo l’accusa, era la Mcs di cui Luigi Longo era socio. Alle 2 e 20 di notte i Ros entrano in casa dell’imprenditore armati ed incappucciati. L’imprenditore non capisce cosa stia accadendo. Teme per la sua vita. Pensa che la ’ndrangheta voglia fargliela pagare, chiudergli la bocca per avere poco tempo prima testimoniato contro le cosche dei Piromalli e Molè nel processo “Cent’anni di Storia”, denunciando come queste, avessero tentato di mettere le mani sulla “Cooperativa All Service”, azienda portuale fondata dallo stesso Longo.

L’intervista è di “Graziano Tomarchio Production”

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