Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

Spaccio di marijuana e hashish, arrestati quattro giovani Sono accusati inoltre di aver compiuto episodi di estorsione, rapina e lesioni ai danni degli acquirenti

Spaccio di marijuana e hashish, arrestati quattro giovani Sono accusati inoltre di aver compiuto episodi di estorsione, rapina e lesioni ai danni degli acquirenti
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Quattro giovani sono stati arrestati stamane a Catanzaro dai Carabinieri della locale compagnia. Per uno di loro si sono aperte le porte del carcere, agli altri sono stati concessi i domiciliari. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di spaccio di marijuana e hashish nel capoluogo calabrese, oltre che di una serie di episodi di estorsione, rapina e lesioni perpetrate ai danni di giovani acquirenti, alcuni dei quali minorenni. I militari hanno anche eseguito perquisizioni domiciliari. Secondo gli investigatori del Nucleo Operativo e Radiomobile, si sarebbe così smantellato un gruppo criminale, composto appunto dai quattro giovani catanzaresi indagati, che spacciava droga nel capoluogo calabrese. Sono in corso inoltre delle le perquisizioni domiciliari.

Una spirale di violenza che sarebbe stata attuata più di una volta ed in tempi diversi. Tra i giovani “perseguitati” anche alcuni minorenni che, caduti nella trappola della dipendenza e non potendo pagare la dose o le dosi da consumare, la ricevevano “a credito” senza rendersi conto che così, però, entravano in un vortice vizioso dovuto a quel debito con i pusher che, via via, diveniva sempre più elevato. Questo lo spaccato che emerge dalle indagini – iniziate dai carabinieri di Catanzaro già nei primi mesi del 2016 – e che stamani ha portato all’arresto di quattro catanzaresi residenti nel quartiere di Siano ed accusati, a vario titolo, di aver messo in piedi un vero e proprio sodalizio criminale dedito allo spaccio di marijuana e hashish e che, come dicevamo, avrebbe disseminato il terrore tra i propri acquirenti.

Alcune delle “vittime”, molte delle quali appartenenti alla “Catanzaro bene”, per saldare quanto dovuto, si sarebbero viste costrette anche a sottrarre ai genitori monili in oro, da cambiare in denaro nei “Compro Oro”, o in alcuni caso del bancomat per prelevare il denaro da dare ai pusher. Altri si sarebbero messi addirittura “al servizio” del gruppo, trasformandosi, a loro volta, in spacciatori, fino all’agognata ma pressoché irrealizzabile estinzione del debito. In altri casi, infine, a ricevere minacce sarebbero stati gli stessi genitori che, per proteggere i loro figli, avrebbero attivato un canale diretto con i pusher, versandogli ingenti somme di denaro, anche di diverse migliaia di euro.

L’indagine, denominata convenzionalmente “Payback” e condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia del capoluogo, ha preso il via da due diverse denunce presentate ai Carabinieri di Villa Trieste da parte di altrettanti genitori che erano ormai esasperati dalle continue richieste di denaro dei figli “indebitati”. Gli accertamenti effettuati dagli investigatori avrebbe così portato a scoprire l’esistenza di un vero e proprio gruppo criminale responsabile di numerosi episodi di spaccio, come di richieste estorsive, minacce gravi e violenze fisiche, anche finite con lesioni personali subite dalle vittime.

Il tutto ha costituito il fondamento di prove sul quale il Gip/Gup del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura, ha emesso i provvedimenti cautelari eseguiti stamani con l’aiuto di una squadra di cani antidroga del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia. Le manette sono così scattate ai polsi di Domenico Canino, 23enne con precedenti specifici e già noto alle cronache locali per essere stato individuato, nel 2013, come presunto referente principale dello spaccio di droghe leggere ai giardini San Leonardo, luogo di ritrovo giovanile della città. Per lui è scattata la custodia in carcere essendo ritenuto il capo del gruppo.

Ai domiciliari sono invece finiti altri tre giovani, tutti appena 22enni: Matteo Raffaele, che secondo gli inquirenti sarebbe stato “subordinato” a Canino dovendogli rendere conto oltre che ritenuto responsabile di più episodi di spaccio, minaccia ed estorsione; Pietro Barberio e Raffaele Canino, ritenuti invece “solidali” a Domenico Canino nel commettere, in tempi diversi, diverse minacce di morte ed estorsioni.

Partecipa alla discussione