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Sciolto definitivamente per mafia il comune di Tropea Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar, il comune resta commissariato

Sciolto definitivamente per mafia il comune di Tropea Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar, il comune resta commissariato
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TROPEA (VIBO VALENTIA) – Il caso davanti alla giustizia amministrativa è chiuso: il Comune di Tropea resta sciolto per infiltrazioni mafiose. I giudici del Consiglio di Stato hanno sciolto le riserve e hanno ribaltato l’esito della sentenza emessa al Tar del Lazio il 7 giugno del 2017 che accoglieva il ricorso dell’ex sindaco Giuseppe Rodolico e dagli assessori Rosalia Rotolo e Romana Lorenzo.

Nello scorso settembre i giudici amministrativi di secondo grado avevano però sospeso l’esecutività della sentenza che annullava il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose deciso il 12 agosto 2016 con apposito decreto presidenziale sulla scorta di una relazione redatta dalla Commissione di accesso agli atti (composta dal viceprefetto Lucia Iannuzzi, dall’allora comandante della Compagnia dei carabinieri di Tropea Francesco Manzone e dal capitano della Guardia di finanza Giovanni Torino), dalla Prefettura di Vibo Valentia e dal Ministero dell’Interno.

Il 12 dicembre si era, quindi, tenuta l’udienza per discutere del ricorso presentato proprio dal dicastero guidato al ministro Marco Minniti e adesso è arrivata la decisione che pone una pietra tombale sulle speranze dell’amministrazione Roolico di tornare a Palazzo Sant’Anna la cui gestione della “res pubblica” continuerà, pertanto, ad essere appannaggio dei commissari straordinari.

Nelle motivazioni del Ministero si faceva riferimento alla «sussistenza di forti legami di parentela e di frequentazione di alcuni amministratori e dipendenti comunali, molti dei quali con gravi precedenti di natura penale, con esponenti di ambienti controindicati. Tali rapporti, consolidatisi nel tempo, hanno prodotto una sviamento dell’attività amministrativa dell’ente in funzione degli illeciti interessi e delle regole della criminalità organizzata».

Ad aggravare ulteriormente il quadro: la coincidenza temporale dell’atto intimidatorio ai danni del sindaco (ancora ad oggi a opera di ignoti), con la revoca della delega di assessore ad Antonio Bretti, avvenuta solo «in conseguenza dell’interessamento delle forze di polizia» alla famigerata vicenda del «tuffo di Capodanno» e non già alla «presa di coscienza della gravità dell’evento» promosso, tra gli altri, da «un noto pregiudicato del luogo, all’epoca sottoposto a sorveglianza speciale”, che venne poi addirittura intervistato, «alla presenza dello stesso assessore e di altri esponenti del consiglio comunale», nel corso di un servizio televisivo “formalmente richiesto alla Rai” proprio da Bretti.

Iniziativa alla quale «diede il proprio benestare anche il sindaco», tuttavia non presente all’evento insieme ad altri esponenti della giunta. E ancora si menzionavano lo «sviamento dell’attività amministrativa a favore di ambienti controindicati all’interno del porto di Tropea per la gestione di attività commerciali senza il rilascio della certificazione antimafia e senza il pagamento dei canoni annuali” e la vicenda legata a “Lo chalet dei fiori”, caso in cui “le condotte della Giunta avrebbero favorito un noto pregiudicato” in relazione ad una violazione in materia urbanistica.

Lui ci aveva sperato fino all’ultimo ma adesso che la partita è definitivamente chiusa non nasconde il proprio rammarico. Pino Rodolico, ex sindaco della cittadina costiera, «Resta l’amaro in bocca perché ho sempre avuto fiducia nella giustizia così come sono sempre stato sicuro della mia attività di amministratore improntata al rispetto della legalità e alla lotta ad ogni forma di criminalità e questo l’ho dimostrato con fatti inconfutabili». Prima di entrare nel merito, l’ex primo cittadino attende le carte: «Non posso esprimermi se prima non leggo la sentenza, però una cosa la voglio dire: la legge sullo scioglimento va modificata assolutamente. Noi stavamo operando bene e invece adesso ci ritroviamo con una città abbandonata al degrado con finanziamenti persi».

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