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Il tema della perdita al centro del Dementia Café di febbraio

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“Quando tutto più non torna” è il titolo del Dementia Café svolto ieri, martedì 27 febbraio. Un incontro molto particolare, che ha visto i familiari dei pazienti affetti da demenza confrontarsi con il difficile tema della “perdita” e che, proprio per la complessità dell’argomento, è iniziato e si è concluso con due attività di TECI terapia mirate ad allontanare l’angoscia e la tristezza generata nel corso della discussione.

Ancora una volta, le famiglie che si trovano ad affrontare il pesante fardello delle demenze, hanno trovato nei Dementia Café, gli incontri mensili gratuiti svolti nel Centro Diurno Spazio Al.Pa.De. della Ra.Gi. Onlus a Catanzaro, un valido momento di ascolto e sostegno.

Un benvenuto speciale quello che ha aperto l’incontro di febbraio. Terapeuti, familiari e pazienti insieme hanno svolto una delle attività che di solito aprono il setting mattutino all’interno del Centro Diurno. Allegria, condivisione e socializzazione sono state parte di un momento di elevata valenza terapeutica, che fa capo alla metodologia TECI, ideata da Elena Sodano e che mette insieme stimolazione cognitiva, movimento, rispecchiamento, modeling e coordinazione.

A seguire, mentre i pazienti sono stati coinvolti in altre attività con gli operatori della Ra.Gi., si è svolto il momento centrale dell’evento, ovvero la discussione della tematica scelta. Condotto dalla psicologa Amanda Gigliotti e da Elena Sodano, responsabile del Centro Diurno, l’incontro con i familiari si è focalizzato sul difficile tema della perdita, che il malato di demenza e i suoi cari sperimentano a partire dal momento della diagnosi. I cambiamenti irreversibili, che il progredire della malattia porta con sé, determinano la cancellazione progressiva di sogni, progetti, valori, speranze, che riguardano non solo le persone con le demenze ma principalmente i familiari, che non sempre riescono a lasciare andar via quella normalità alla quale erano abituati e questo genera dolore, sgomento e senso di solitudine. Quella  persona che da sempre fa parte della propria vita, d’improvviso diventa irriconoscibile, la quotidianità alla quale si era abituati viene stravolta, non si sa come comportarsi e l’adattamento a questa nuova situazione sembra impossibile, inaccettabile. Una situazione che accomuna coloro che affrontano tutti i giorni la lotta con le demenze. Una lotta che le famiglie affrontano da sole e che genera in loro un profondo malessere: rabbia, paura, smarrimento, a poco a poco si cronicizzano, diventano permanenti e si radicano dentro.

Per tale motivo l’incontro e il dibattito non si sono soffermati sulla perdita della memoria, ma su come riuscire ad affrontare il quotidiano rapporto con il proprio caro affetto da demenza.

Per quanto aberrante e crudele possa sembrare, comprendere e accettare una demenza non è così impossibile. Bisogna solo concentrarsi sul qui e ora e su tutto quello che c’è ancora da vivere insieme. Occorre immergersi in quel mondo capovolto che appartiene alle persone con demenze e saperlo accettare come parte del proprio.

Ma, come è emerso dal dibattito, molto dipende dalle strutture mentali e caratteriali di ogni persona. Fattori da cui dipende la difficoltà del cammino di adattamento ad un nuovo percorso di vita che dev’essere visto non come un conto da pagare e da ingoiare, ma come una dimensione esistenziale che occorre piano piano trasformare. Tutto questo nella consapevolezza che un malato di demenza conserva la propria identità. Nonostante il devastamento cerebrale dovuto alla patologia, egli sa bene chi è e chi è stato.

Il Dementia Café si è concluso con l’unione dei due gruppi e lo svolgimento di una delle attività di TECI, della tipologia Expression Primitive. Un’esperienza che ha creato un clima ilare, di supporto, sostegno e auto aiuto reciproco, donando la giusta serenità per il rientro a casa.

 

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