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La bilancia della giustizia e l’effetto dell’indignazione La scarcerazione di don Antonello Tropea

La bilancia della giustizia e l’effetto dell’indignazione La scarcerazione di don Antonello Tropea
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Prefazione: “Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco, una che predichiamo ma non pratichiamo, e un’altra che pratichiamo ma di rado predichiamo”. (Bertrand Russell)

Quando decidi di scrivere delle riflessioni, lo fai con la consapevolezza che tali hanno il beneficio della critica, della non insindacabilità e soprattutto di quella libertà, sacrosanta ma discutibile. Stavolta è davvero difficile, ma doveroso, perché ne sento l’esigenza fisiologica e morale ad approfondire una riflessione che ha dei contorni drammatici perché coinvolge dei minori che hanno fatto del sesso a pagamento con un sacerdote. Ovvero, nel mezzo ci sono quelle persone indifese che lo Stato dovrebbe proteggere, così come pure la Chiesa, secondo gli insegnamenti morali del Vangelo, testamento (per i credenti), che descrive l’avvento e gli insegnamenti del Cristo.

L’altra sera in televisione un servizio delle Iene dai toni duri, forti come un pugno nello stomaco, quello di un uomo adulto (oggi), quando aveva 13 anni ha subito degli abusi sessuali da parte di un sacerdote che ancora oggi celebra messa, quindi ancora un prete in attività, ma soprattutto sta a contatto con dei bambini in una parrocchia molisana. Nel servizio delle Iene, Jurek, l’ex bambino tredicenne a un certo punto si rivolge a un altro prete, un esorcista, per confessare di quanto egli stava subendo, la risposta di quest’altro prete (?), è stata che doveva stare zitto perché certe cose glieli fa vedere il diavolo (sic!). l’ex tredicenne non vive più e si butta tra alcool e droghe per superare un gravissimo malessere causato da un prete che ancora oggi a distanza di 35 anni celebra la messa e sta a contatto con minori nella sua parrocchia.

Nel Vangelo di Matteo c’è scritto così, “Gesù ci avverte: Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d’asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare”. Il mio primo pensiero, guardando questo servizio è andato a quanto era accaduto nel 2015, cioè un parroco della diocesi di Oppido-Palmi, Antonello Tropea, era stato arrestato e poi condannato a quattro anni per prostituzione minorile. Un altro sacerdote sempre in Calabria nella provincia di Vibo Valentia, oggi condannato a due anni e quattro mesi per prostituzione minorile, Felice La Rosa, a un anno di distanza dal Tropea veniva arrestato per i motivi per i quali è stato poi condannato. Ma il vescovo a differenza di quello della Diocesi di Oppido-Palmi, Francesco Milito, sospende il La Rosa “a divinis”, mentre il “nostro” Milito consigliava al Tropea, da come si evince nelle intercettazioni telefoniche dell’ordinanza di arresto, “di evitare di parlare con i Carabinieri di queste cose ed in generale con nessun appartenente alle forze dell’ordine poiché questi non si limitano a parlare amichevolmente come stanno facendo loro ma potrebbero redarre un promemoria che potrebbe far degenerare le cose (…). Anzi, gli consiglia di continuare a fare “con serenità” ciò che faceva prima (sic!). E nonostante tutto, non lo sospendeva “a divinis”.

La notizia di questi giorni è che don Antonello Tropea è stato scarcerato! Un gelo di indignazione che percuote l’animo. “La Corte di Cassazione, III Sezione Penale, ha disposto l’annullamento della sentenza di condanna emessa dalla Corte di appello di Reggio Calabria a carico di Don Antonio Tropea, parroco di Messignadi, con rinvio degli atti alla Corte di appello di Messina. Il giudizio di rinvio avrà ad oggetto sia le statuizioni inerenti la responsabilità che quelle concernenti il trattamento sanzionatorio”. Fermo restando che le sentenze vanno rispettate a prescindere così come il diritto alla difesa, sacrosanto in uno stato democratico e di diritto, così come sancito dalla carta costituzionale. La Giustizia dei giudici ha sancito questa disposizione, sarà poi un tribunale a Messina a stabilire quali saranno le responsabilità. Ma la giustizia della morale, il concetto stesso di rispetto della morale stessa nonché l’etica di una condizione altamente viziata qual è stato l’atteggiamento di un uomo prima ancora che sacerdote e uomo di chiesa a mentire sulla sua identità per ottenere benefici sessuali a pagamento, visto che nell’ordinanza di arresto i giudici avevano certificato l’attendibilità dei testimoni. C’erano delle intercettazioni telefoniche che inchiodavano il personaggio arrestato e altri con i quali si circondava e che consigliavano di stare zitto.

La difesa degli avvocati ha saputo fare un buon lavoro, la Cassazione ha stabilito un provvedimento e tale dev’essere rispettato. Ma consentitemi una forte indignazione da parte di questa rubrica che ha seguito con estremo interesse la questione, e lo ha fatto per il sacrosanto rispetto che si ha dei minori quali soggetti deboli. E per tutelare tutti i minori di altre realtà sociali dove si sono verificati condizioni simili di preti malati che perpetrano la prostituzione minorile. Perché chi vuole fare sesso con un minore sia esso prete o no, è una persona che ha bisogno di aiuto e va allontanato da quei contesti in cui ci sono dei ragazzini, dei bambini come le parrocchie, nelle azioni cattoliche e tutti in quei luoghi dove la voglia irrefrenabile di una patologia può creare danni seri e permanenti a dei soggetti deboli e indifesi.

E mi fa specie assistere a due cose, una che non c’è stata l’indignazione per questo provvedimento se non la solita da social (oramai è l’unica come opinione pubblica), ovvero per la scarcerazione di un sacerdote colpito da pesanti sospetti, mentre quando si scarcera un mafioso si levano scudi da ogni parte, e cosa uguale dovrebbe essere fatta in questi casi. E la seconda che lo stesso aveva presentato delle dimissioni nel 2010 per le voci che circolavano nella diocesi e oltremodo mi fa specie come mai un vescovo non ha adottato fin da subito la sospensione “a divinis” e nonostante tutto resti ancora al suo posto come se nulla fosse, visto che Papa Francesco ha recentemente approvato un documento definito “Motu Proprio”, per colpire i vescovi negligenti. Lo stesso Papa Francesco parla di tolleranza zero per questi eventi dove “la chiesa è arrivata tardi” e altro ancora contro questi eventi imperdonabili all’interno di ambienti ecclesiastici. Mi auguro solo, al di là del rispetto sacrosanto della giustizia e di chi la rappresenta a tutti i livelli, che questo sacerdote (?) non metta mai più piede in un luogo di culto con l’abito talare addosso né gli sia concesso alcun contatto con dei minori, ma che qualcuno lo aiuti a iniziare un percorso di cure per il suo bene. Non so se qualcuno riuscirà mai a perdonarlo, forse qualcuno che starà lassù (se esiste), perché la misericordia in questa terra già intrisa fortemente di problemi e di piaghe sociali, quella della gente comune, di chi legge e osserva tali fatti, non credo lo farà mai. Né quei minorenni che lui stesso adescava per i suoi vizi sessuali privati. Quell’esperienza li segnerà per tutta la vita. A loro così come a noi nel leggere ogni volta, simili e orripilanti fatti e non ci sarà nessun tribunale che lo impedirà.

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