Cinquefrondi, denuncia Carabinieri per pascolo abusivo | ApprodoNews
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Cinquefrondi, denuncia Carabinieri per pascolo abusivo Si tratta di un’allevatrice di bovini di Mammola. Anche "Il Sole 24ore" si occupa della problematica - GUARDA IL SERVIZIO

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ANOIA – L’azione di contrasto contro il fenomeno dei bovini vaganti si fa più pressante da parte delle forze di polizia. I Carabinieri di Cinquefrondi, infatti, e quelli Forestali di Laureana di Borrello hanno denunciato un’allevatrice di bovini di Mammola, comune che si trova nella parte jonica reggina a molti km di distanza da dove sono stati trovati gli animali, in questo caso ad Anaoia, piccolo centro vicino a Cinquefrondi, per introduzione e abbandono di animali in fondo altrui, pascolo abusivo e malgoverno di animali.

Su segnalazione di un cittadino, i Carabinieri sono intervenuti ad Anoia, all’interno di un terreno privato in cui due bovini si erano autonomamente introdotti senza guida. Gli accertamenti svolti sugli animali, censiti in banca dati, hanno consentito di attribuire la proprietà ad un’azienda agricola locale, la cui proprietaria F.S., 68enne, è stata denunciata e dovrà rispondere sia del pascolo abusivo, sia di eventuali danni causati dai bovini lasciati liberi di pascolare senza controllo.

L’intervento rientra nella più ampia azione di contrasto al fenomeno dei cosiddetti “bovini vaganti” svolta dai Carabinieri, che ha visto anche la recente istituzione di una “task force” interforze coordinata dalla Prefettura di Reggio Calabria per contrastare il fenomeno, diffuso soprattutto nel territorio della Piana.

Ma a trattare del fenomeno vacche sacre oggi è anche l’autorevole quotidiano economico “Il Sole 24ore” con un articolo del giornalista Roberto Galullo. Il cronista ripercorre tutta la vicenda dei cosiddetti “bovini vaganti” presenti nella piana e nella locride. Per il giornalista, scrive sulle pagine de “Il Sole”, la religione non c’entra nulla, “eppure, come accade in India – spiega – anche per i bovini che in questo periodo dell’anno vagano liberamente nella Piana di Gioia Tauro e in alcuni centri della Locride è vietata macellazione, vendita e consumo. Se però in India la vacca è considerata sacra perché madre dei popoli di Bharat, nome antico del continente e dunque fonte di vita, in Calabria la presunta sacralità fa rima con morte. Chi si ostina a vedere in un bovino libero solo un animale e non anche un simbolo sacro per le cosche che qui controllano spesso anche l’aria che si respira, se la vede brutta”.

Galullo, nell’articolo si occupa anche del piglio interventista, per risolvere il problema, del prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari. “Si arriva così ai giorni nostri con un prefetto – scrive – molto attento anche alla devastante simbologia della mafia, il quale decide di prendere la vacca per le corna”. Ironizza.

“Il 6 marzo è partito un piano – pienamente operativo da oggi, 14 marzo – che, oltre ad aver portato alla cattura di alcuni capi e a prevedere l’identificazione di quelli che pascolano abusivamente e la narcotizzazione di chi vaga senza microchip di identificazione, contempla il coinvolgimento pieno dei sindaci dell’area…” e di tutte le istituzioni della Repubblica, dalle Procure di Palmi e Reggio Calabria, alla Questura, ai Comandi provinciali di Carabinieri, e Guardia di Finanza, al Parco dell’Aspromonte, all’Asp di Reggio, all’Anas, alla Protezione civile, Vigili del fuoco e polizie locali. Una task-force per vincere una guerra che dura ormai da quasi 40 anni.

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