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Francesco SOFIA ALESSIO (1873-1943) – Il Latinista – Continua la narrazione in silloge di personaggi del pianoro Taurianovese da parte del blogger Giovanni Cardona

Francesco SOFIA ALESSIO  (1873-1943) – Il Latinista – Continua la narrazione in silloge di personaggi del pianoro Taurianovese da parte del blogger Giovanni Cardona
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Francesco SOFIA ALESSIO (1873-1943)
– Il Latinista –

 

Nacqui a Radicena
il 18 settembre del 1873
da Casimiro e Rosina Alessio.

I miei genitori per esaudire
le emergenze familiari
mi registrarono al Comune di Radicena
Francesco Achille Ferdinando.

A quattro anni mio padre morì
per una polmonite perniciosa
lasciandomi nello sconforto
e nella grama adolescenza
vissuta tra stenti e privazioni.

La guida paterna fu sostituita
dal canonico Domenico Barillari
precettandomi negli studi classici
del latino e del greco.

Le ristrettezze mi indussero
con la patente di maestro
ad intraprendere l’insegnamento
nelle locali scuole elementari.

Ma la mia inclinazione naturale
era per i componimenti in poesia latina
lingua che si prestava alle più raffinate
espressioni e sfumature
nella compostezza della forma
e nella misura del ritmo
con linguaggi che appartenevano
alla vita contemporanea
e al tumulto della nostra anima.

Il 16 maggio 1907
sposai Maria Concetta Ursida
di Carlo e Pizzuto Maria Rosa
che mi fece padre di Pasquale, Luigi, Giulio e Ines.

Nel 1907 ad Amsterdam
ottenni la magnae laudis
al Certamen Hoeufftianum
con la silloge Duo Magi.

L’Accademia Reale Olandese delle arti e delle scienze
mi insignì di tre medaglie d’oro
nel 1917 col carme Sepulcrum Joannis Pascoli
nel 1920 con Ultimi Tibulli dies
e nel 1936 con la lirica Asterie.

Nel 1928 venni nominato
con la legge Casati
Ispettore delle Biblioteche della Provincia
a Reggio di Calabria
dove il 14 aprile 1943 perii
a seguito di complicazioni chirurgiche.

Oggi nel cimitero di Radicena
come un saggio precettore
impartisco lezioni
di grammatica e retorica
agli astanti che mi ignorano
disquisendo con i miei sodali
di lettere, filosofia e morale
affidando il mio ricordo
alla pietra di una lapide nera
che racchiude il mio tempo
e la memoria
dei miei dimenticati esametri.

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