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Liberi di scrivere e di pensare Le fondamenta della democrazia

Liberi di scrivere e di pensare Le fondamenta della democrazia
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Prefazione. “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”.

Uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America disse, “Dove la stampa è libera e tutti sanno leggere, non ci sono pericoli”. Il problema è che molti non sanno leggere o peggio, leggono con la doppia morale di convenienza. Prim’ancora della stampa libera, occorre che ci siano uomini liberi di leggere e non accoliti di potere che seguono le direttive e le scoregge del “sultano” di turno. Pur avendo un’idea mia sulle “giornate mondiali” di qualsiasi cosa, essendo dei contenitori del predicare bene, ma razzolare male, molte parole spese in quella della “libertà di stampa”, non devono essere sottovalutate, se si applicano concretamente nella realtà.

Il presidente della Repubblica ha affermato che “la libertà di informazione, come attesta la Costituzione, è fondamento di democrazia”, bene, siamo d’accordo. Ma preoccupa quando dice che “in Italia, in Europa e nel mondo”, sembra si stia riaffacciando, “una nuova stagione di violenze contro la stampa” e che “Occorre sostenere il loro lavoro perché difendono dall’aggressione la nostra vita sociale e la nostra libertà personale e familiare, attraverso l’informazione libera e corretta.

Occorre proteggere le loro voci che rifiutano ogni sopraffazione”. Benissimo! Ma è pur vero che già nel XVIII secolo l’intellettuale affermò che “La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori”. Un equilibrio occorre cercarlo anche nella legislazione tutt’ora vigente a tutela di chi viene querelato per quello che scrive nella libertà delle espressione di opinioni dove molti con azioni temerarie, intasando tribunali che hanno ben altro da fare, a volte per darsi un tono o per tutelare la propria persona davanti all’opinione pubblica perché altrimenti non riuscirebbero a difendersi, iniziano con una sequela delle cosiddette “minacce bianche”, con l’unico scopo di “tappare la bocca” e non importa se poi tali vanno a finire nel macero del dimenticatoio.

Eppure senza quella libertà molte cose non sarebbero venute a galla, i crimini, le sopraffazioni, quella triste piaga della pedofilia perpetrata nella chiesa e ancora oggi brucia l’anima di chi l’ha subita e fa morire molte volte quel Cristo in croce. Anche Papa Francesco nel 2015 disse, “Non si può nascondere una verità”, la libertà di espressione “è un diritto, un obbligo dire quello che si pensa perché collabora al bene comune”.

Riflettiamo su queste parole, riascoltiamo e facciamole nostre in ogni contesto perché come ha detto l’altro ieri il capo dello Stato, “È proprio grazie a questi uomini e a queste donne, al loro lavoro, che, dove prima vi era diffusa omertà, ora spesso sono presenti simboli delle associazioni impegnate contro la mafia. Dove vi era silenzio dettato dal timore, o dalla connivenza, ora vi sono le parole, forti e coraggiose, dei nostri ragazzi. Dove c’era indifferenza o rassegnazione, ora si insegna la legalità”. Questo e altro vuol dire libertà di espressione, ricerca della verità e diritto di cronaca senza bavagli o minacce bianche.

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