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“Nata sotto il segno del cancro” Il “memoir” di Rocco Cosentino

“Nata sotto il segno del cancro” Il “memoir” di Rocco Cosentino
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Prefazione. “Amore: la vita è molto più semplice di quanto possiamo immaginare se solo siamo capaci di dare il giusto peso ai valori, che dovrebbero orientare il nostro cammino e rendere la nostra esistenza diversa da quella di ogni altro essere animale e vegetale.”(Karima)

«Le parole più belle che uno possa desiderare di sentire non sono più “Ti amo”, ma “Non si preoccupi, è benigno!”». Mi perdonerà Rocco Cosentino se ho voluto iniziare con una frase ironica di Woody Allen, dopo l’appassionata lettura (seppur in ritardo perché il tempo a volte è un nemico), della sua ultima fatica letteraria, “Nata sotto il segno del cancro (Ed. Luigi Pellegrini Editore)”. D’altronde, la protagonista principale del romanzo, Karima, ha un nome arabo che nel suo significato è foriero di nobiltà e anche “benevolo”. Ed è proprio questo il termine che ogni malata di cancro vorrebbe sentirsi dire nei risultati degli esami clinici. Quando si viene colpiti da un “mostro” implacabile e tragicamente invadente con una moltitudine di teste come quelle dell’Idra di Lerna. E per ucciderlo occorre essere scaltri e furbi, che tradotto vuol dire: “Prevenzione”! È questo il messaggio che ha la presunzione di trasmettere il libro di Rocco Cosentino, la prevenzione come toccasana della felicità a credere che una soluzione c’è sempre in ogni dramma. Oltre il buio non sempre c’è un baratro, in un spiraglio di luce potrà essere l’ingresso per una nuova esistenza per divenire “eroi” che hanno distrutto un mostro con la voglia e la volontà di vivere. I mostri esistono e possono essere uccisi così come viene narrato nelle favole.

Dopo la trilogia noir, Rocco Cosentino cambia genere presentando un genere letterario diverso, definito dagli esperti “memoir”, ovvero una sorta di collettore di ricordi che si sono contraddistinti per intensità a causa degli eventi che li hanno caratterizzati, i quali diventano ispirazione narrativa. Molti sostengono che questo “processo di scrittura”, aiuta la scrittura  stessa a perfezionarsi e al contempo a guarire alcune ferite interiori.

Nata sotto il segno del cancro è un romanzo che somiglia a un viaggio dove ogni tappa è descritta in una sorta di “diario di bordo”. Quel viaggio doloroso che Karima affronta dopo che gli è stato diagnosticato un tumore alla mammella. E lo fa con una serie di paure, di incontri che le segneranno la memoria e la sua esistenza per sempre. Con un finale a sorpresa che piacevolmente sorprenderà tutti. Rocco Cosentino fa sfoggio in questa sua narrazione di tutta la sua sensibilità umana per questa “piaga del secolo”, dove oltre tre milioni di italiani sono sotto cura per malattie tumorali. descrivendo tutti i problemi che ognuno affronta per le carenze mediche e le strutture in alcune regioni, non idonee ad affrontare la malattia, spingendosi così come fa la protagonista Karima nei continui viaggi della speranza fino a portarla in un clinica privata a Milano. Da lì, tutte le tappe che un malato affronta: dalla paura al cambiamento del suo corpo per le cicatrici, alla perdita dei capelli per le cure chemioterapiche, e lo fa anche con una sorta di ironia pungente che serve a sdrammatizzare un triste evento che invade un percorso di vita.

Insieme a Karima affrontano questo viaggio, alcune protagoniste interessanti come la “pessimista” Katia, una ragazza che rappresenta l’antitesi alla vita perché ella stessa vorrebbe porre fine, ma rinasce incontrando Karima che a differenza di Katia, pur nella sofferenza ha voglia di vivere. C’è l’aspetto umano e altruista quando incontra la dottoressa, un personaggio di grande fascino intellettuale e autoritario, ma che adesso soffre le debolezze di una triste vecchiaia, della malattia, insieme a un’altra piaga, forse peggiore delle altre qual è la solitudine. Altro male che avrebbe bisogno di attenzioni sociali più approfondite. Fino all’incontro con padre Pedro che si rivela un toccasana per un grande arricchimento spirituale e riflessivo. Il libro si legge tutto d’un fiato in poco meno di un paio d’ore. Si rivolge indistintamente a uomini e donne, nonostante la protagonista femminile perchè una forte chiave reale e drammatica, a tratti anche umoristica, è un messaggio pieno di spunti per riflessioni più profonde sul significato dell’amore per la vita e sul valore dei sentimenti. Leggerlo è arricchimento della mente, ma soprattutto dell’anima e fiducia nel futuro.

«Mi chiamo Karima. Sono nata sotto il segno del cancro. L’iniziale del mio nome è K…come cancro».

 

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