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Potere e Stato Riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona, in diverse puntate, sul rapporto tra identità collettive, il potere, la libertà e lo Stato.

Potere e Stato Riflessioni del giurista blogger Giovanni Cardona, in diverse puntate, sul rapporto tra identità collettive, il potere, la libertà e lo Stato.
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La crisi di potere disarticola la società, perché qualsiasi organizzazione umana per sussistere deve esprimere un’autorità.
Non vi è società che si regga se non vi è qualcuno che comandi e senza comando ossia senza autorità, la vita degli individui e della società non si espande e non si realizza.
In Italia la crisi di autorità è divenuta crisi totale, perché è crisi di tutti i valori dello spirito, a cominciare dalla crisi della giustizia e della religione; e quando queste due virtù fondamentali sono in crisi, si ferma il diritto, si estingue la fede e muore la libertà.
Il mondo morale, dice Gentile, è il mondo della libertà e l’autorità è il presupposto necessario dell’affermazione della libertà.
Nella gerarchia dei fini dello Stato, l’autorità occupa il primo posto, essa è la vera metafisica dello Stato, l’imperativo categorico della sua vita, il punto di incontro della religione, del diritto, della politica, della storia e della filosofia.
Qualsiasi organizzazione umana, anche la più piccola, per sussistere deve esprimere un’autorità, senza la quale manca il centro unificatore.
Purtroppo, l’autorità e la libertà sono campi trincerati di preclusioni e di contrasti, perché sono volontà in mezzo alle volontà, continuamente soggetti a corrosioni e lotte, dato che l’uomo mai pago di sé, cerca di conculcare il diritto e la libertà degli altri.
Nella vita sociale troviamo sempre dei beni contesi e quindi si vive in un continuo dissenso e in una lotta perenne: l’uomo è mai sazio di egoismi, perché si nutre di passioni, che spesso generano il male e il delitto.
Ibn Khaldun dice che «l’uomo e il solo animale che per vivere ha bisogno di un’autorità. Senza di essa non può prosperare e neppure vivere, giacché il compito dell’autorità e di vegliare alla difesa esterna e all’ordine interno, impedendo agli uomini di ammazzarsi l’un l’altro».
Gli studiosi della scuola positiva hanno detto che il delinquente non è altro che una deformazione psico-fisica, un ammalato bisognoso di cure e non di punizioni.
Essi partono dal presupposto che il delinquente è un aborto della natura al quale è inumano applicare sanzioni punitive, perché non è  libero, e senza libertà non vi è colpa.
A furia di fare questi ragionamenti, che hanno del vero e del falso, siamo arrivati a un grado tale di permissività e di assurda comprensione, per cui l’unica preoccupazione dello Stato è quella di proteggere i delinquenti contro gli onesti cittadini.
Gli onesti continuano nella loro indefessa opera di creazione e di incremento della vita, i delinquenti, che sono contro la vita, continuano nella loro costante opera di distruzione e di rapina.
Lo Stato non comprende che, a prescindere da qualsiasi scuola giuridica, ha il dovere di arginare il male, perché diversamente diventa succube della criminalità.
Siamo arrivati all’assurdo che spesso, anziché reprimere la criminalità, senza alcun motivo o con motivi speciosi, si incriminano i tutori dell’ordine, facendo prevalere la delinquenza e il terrorismo sulla giustizia e sulla legalità.
Oggi, in Italia, tutto va male, tutto va alla rovescia, lo Stato è debole oltre ogni dire, perché manca l’autorità e mancando l’autorità manca la legge, manca la sanzione, manca in una parola la vita.
Compito principale dello Stato è  quello di combattere il male ed affermare il bene, il suo fine primordiale è quello di servire il bene di tutti, assicurando l’ordine e la pace.
La volontà dello Stato deve essere «volontà razionale e legge», perché allora e solo allora si ristabilisce l’equilibrio, si crea l’ordine e si consente ai cittadini di esprimersi nella ricchezza di tutti i contenuti della vita.
Allora e solo allora la società crea nuovi valori.
Autorità, dice Capograssi, vuol dire «autore», vuol dire creazione di un nuovo valore nel mondo.
Ma l’autorità non può andare di là dai suoi limiti e dai suoi scopi, essa non è una forza incontrollata, ma è la facoltà di comandare secondo ragione.
Se eccede, cade nell’autoritarismo, che non ha nulla a che vedere con l’autorità, in quanto è proprio la sua negazione, perché, come abbiamo detto, l’autorità è «creazione etica e volontà razionale».
Ed è proprio per questa ragione che il cristianesimo concepisce l’autorità come uno dei più alti valori morali dell’uomo, sino a confondere l’autorità con la moralità.
Cristo stesso ci ha insegnato che l’autorità è cosa divina e deve essere conquistata col potere e col servire.
Purtroppo l’esperienza ci ha insegnato, specie in questi ultimi tempi, che l’autorità è una faticosissima formazione di ogni giorno, che deve conquistarsi in ogni momento il suo diritto a vivere.
La sua caratteristica è la forza che non è in contrasto con l’autorità, forza che deve essere coattiva, in quanto deve costringere i cittadini ad obbedire ad ogni costo alla legge.
Senza forza lo Stato non può raggiungere il fine dell’ordine e della pace, e quindi l’autorità si annulla.

 

(continua)

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