Operazione Andromeda, 2 ergastoli su 3 anche in Appello | ApprodoNews
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Operazione Andromeda, 2 ergastoli su 3 anche in Appello Il blitz era scattato contro i clan Iannazzo–Cannizzaro-Daponte, cosca d’elite della ‘ndrangheta lametina

Operazione Andromeda, 2 ergastoli su 3 anche in Appello Il blitz era scattato contro i clan Iannazzo–Cannizzaro-Daponte, cosca d’elite della ‘ndrangheta lametina
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LAMEZIA TERME – La sentenza d’appello per i 34 imputati coinvolti nell’operazione Andromeda, ha portato alla conferma di 2 ergastoli su 3, pene dai 16 ai 2 anni di carcere per 29 imputati e 2 assoluzioni. In primo grado erano stati inflitti (con l’abbreviato) tre ergastoli e pene da un massimo di 30 anni a un minimo di 4 mesi. Sei erano state le assoluzioni (per 4 la Procura generale non ha impugnato le assoluzioni).

La Corte d’Appello si è pronunciata contro quella che è stata definita la cosca d’elite della ‘ndrangheta lametina, secondo la Dda di Catanzaro che a maggio del 2015 coordinò il blitz che portò in carcere boss, gregari e imprenditori ritenuti collusi. Anche in appello sono stati assolti, Antonello Caruso, Angelo Provenzano “per non aver commesso il fatto” e Nathalie Angele Zingraff per prescrizione. L’operazione Andromeda, è scattata il 14 maggio 2015 contro i clan Iannazzo–Cannizzaro-Daponte (e alcuni imprenditori ritenuti collusi) e condotta dalla Squadra mobile e del Gico della Finanza.

La Dda ha contestato, a vario titolo, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsioni, armi e per alcuni imprenditori concorso esterno in associazione mafiosa, mentre altri tre imputati (Alfredo e Bruno Gagliardi e Angelo Anzalone) sono stati accusati di concorso in due omicidi e un tentato omicidio, commessi nell’ambito della guerra di mafia fra i Torcasio ed i Cannizzaro (quelli di Antonio Torcasio, di cui è anche accusato di aver avuto il ruolo di “specchietto” Vincenzo Torcasio, avvenuto a maggio del 2003 davanti il commissariato, e di Vincenzo Torcasio avvenuto il 23 luglio 2003 a Falerna”, quando rimase ferito Vincenzo Curcio). Dei tre solo Alfredo Gagliardi è stato assolto in appello (ergastolo in primo grado). Assolti anche l’imprenditore Saverio De Martino e Antonio Muraca, mentre Claudio Scardamaglia in appello è stato condannato a 2 anni (pena sospesa, in primo grado era stato condannato a 11 anni e 4 mesi).

Le condanne, con pene rideterminate, sono stata confermate per: Vincenzino Iannazzo (14 anni e 6 mesi), Francesco Iannazzo (10 anni e 8 mesi), Antonio Davoli (8 anni e 8 mesi), Antonio Provenzano (8 anni e 6 mesi), Pietro Iannazzo (8 anni e 4 mesi), Giovannino e Santo Iannazzo (8 anni e 8 mesi), Emanuele Iannazzo (9 anni), Adriano Sesto (5 anni e 8 mesi), Bruno Gagliardi (ergastolo), Angelo Anzalone (ergastolo), Costantino Francesco Mascaro (8 anni e 2 mesi), Domenico Antonio Cannizzaro, 52 anni) (10 anni e 8 mesi), Antonino Cannizzaro (39 anni) 6 anni, Domenico Cannizzaro, 43 anni (6 anni), Mario Chieffallo (8 anni), Antonio Chieffallo (6 anni), Vincenzo Torcasio (u giapponi) 16 anni, Gino Giovanni Daponte (10 anni e 8 mesi), Peppino Daponte (8 anni), Francesco Salvatore Pontieri (6 anni), Vincenzo Giampà, Pasquale Lupia e Gregorio Scalise (6 anni). Poi i pentiti: Gennaro Pulice (7 anni, 10 mesi e 20 giorni), Pietro Paolo Stranges (3 anni e 2 mesi) e Matteo Vescio (5 anni e 2 mesi). Rigettate le richieste di revoca delle confische per Antonio Provenzano e Teresa Murone. Alcuni imputati dovranno risarcire le parti civili: il Comune di Lamezia Terme e l’associazione antiracket Lamezia. Per altri 8 imputati è in corso il processo con rito ordinario davanti il Tribunale di Lamezia.

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