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Mare, morti e tanta ipocrisia… L’estate calabrese così calda e così amara

Mare, morti e tanta ipocrisia… L’estate calabrese così calda e così amara
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Prefazione “Odio l’estate…”

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…”, cantavano i Righeira, ma in Calabria, è mai iniziata? Tra mare prevalentemente sporco (con la storia che si ripete), omicidi balneari, qualche slogan salviniano a San Luca, a effetto specchio, così come di altri (che salviniani non lo sono, ma anch’essi seguaci dell’ipocrisia spicciola), tra giornalisti, “legionari” e autorità varie (seguaci di parvenza) e aspiranti scrittori che attendono inviti per esplodere nella loro idiozia. E con la solita filastrocca preconfezionata ma sempre in voga, sulla pericolosità della ‘ndrangheta, “si campa d’aria” e si aspetta sempre Godot.
“Sto diventando grande lo sai che non mi va. In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più. È il solito rituale, ma ora manchi tu”, continuano i Righeira imperterriti, quasi in fase geriatrica, ma chi è che manca se nei giornali si leggono titoli, quasi surreali, ma ci voglio credere, “Boom di turisti in Italia, e in Calabria per la permanenza”, ossia il numero di notti che vengono utilizzate nelle strutture ricettive. Escluse quelle “ricettive di famiglia”, ovvero le case che i turisti per risparmiare rompono i cabbasisi in estate ai vari parenti e che a loro volta, vengono accontentati da un’insalata di pomodoro e da un piatto di “vaianeda (fagiolina)”. Sul “boom”, quindi, ci vogliamo credere, restando con un dubbio cartesiano.
Ma quest’estate, così come quella degli anni passati, in gran parte, è stata quella dell’oramai tradizionale annata del “mare nostrum sporcum”, di quell’infinità marina, così azzurra (ogni tanto), così verde (spesso) e così marrone (troppe volte). Migliaia di turisti di ogni parte della Calabria che si lamentano della condizione balneare di un mare che sempre più sta diventando una chimera la sua limpidezza cristallina. Certo, ci sono sempre gli irriducibili, gli struzzi del tutto va bene, basta che venite in Calabria perché se facciamo cattiva pubblicità, si penalizza il turismo. Ma se noi diciamo che tutto va bene, e poi arrivano e vedono una cloaca marina, secondo voi la scienza esatta dell’ipocrisia, il prossimo anno ritornano? Non sarebbe meglio dire la verità, sollecitare la questione, sensibilizzandola e poi magari trarre le dovute conseguenze e soprattutto incentivare la questione per farla arrivare a una risoluzione ottimale che possa dare un giusto equilibrio a un concetto di accettabile situazione “trasparente”, per restare in tema?
“Che splendidi tramonti che creava. Adesso brucia solo con furore. Tornerà un altro inverno, cadranno mille petali di rose. La neve coprirà tutte le cose, e forse un po’ di pace tornerà…”, e ci si mette pure Bruno Martino con la sua Estate. Ma quale estate? Quella che “brucia con furore” per il piombo che è stato utilizzato per ammazzare delle persone? Quel piombo maledetto della “montagna di merda” che ancora invade la nostra terra, e questa è merda pericolosa, peggiore di quella che galleggia nel nostro mare quand’è marrone.
Quella “merda” implacabile e violente che mentre uccideva un presunto mafioso a Seminara, Giuseppe Fabio Gioffrè, veniva ferito gravemente un bambino di dieci anni e che per fortuna oggi è salvo. La stessa “merda” che utilizza le armi e non sa cosa vuol dire cultura del rispetto, amore per la legalità, in mezzo a una spiaggia di gente che cerca del sollievo, senza pietà e strafottenza per il resto, uccide a sangue freddo un uomo a Nicotera Marina, Francesco Timpano, lasciandolo a terra privo di vita, nel terrore di chi era presente. È un’estate calabrese, questa, che ha divorato la civiltà. E se non ci pensano i ‘ndranghetisti, arriva puntualmente la sorte con la morte di uomini sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”. I dati Istat ci registrano di avere un primato per morti sul lavoro,  “Non solo presenta i livelli di disoccupazione più alti dell’intera penisola. Il Mezzogiorno ha anche i tassi più elevati di incidenti sul lavoro che hanno causato la morte o provocato un’invalidità permanente alla persona coinvolta”. Vibo Valentia la provincia con la maggiore incidenza di incidenti sul lavoro che hanno avuto gravi conseguenze. “Si tratta di 35,2 episodi ogni 10mila occupati, quasi tre volte il dato medio nazionale”.  In generale, tutte le provincie della Calabria presentano un tasso superiore alla media. Quale futuro per questa terra piena di piaghe, misteri e grandi dilemmi?
“Estate, sei calda come i baci che ho perduto, sei piena di un amore che è passato, che il cuore mio vorrebbe cancellare”, e intanto Bruno Martino, continua a cantare.

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