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Il disagio (seconda parte) L’uomo come Prometeo: dalla contemplazione alla manipolazione del mito, nella seconda parte della riflessione del giurista blogger Giovanni Cardona

Il disagio  (seconda parte) L’uomo come Prometeo: dalla contemplazione alla manipolazione del mito, nella seconda parte della riflessione del giurista blogger Giovanni Cardona
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L’uomo si osserva nella continua ricerca di un perpetuo equilibrio tra il dovere del dubbio e la vigilanza sul dubbio, tra la tentazione di un integralismo rigido e la necessità del continuo controllo per verificare la presenza del Dio assente.

Con la contemplazione metafisica la tradizione non è un tempo cronologico ma la coscienza di un sempre che apparentemente si modifica mentre in realtà affronta continuamente i grandi temi del bene e del male: l’uomo è passato, futuro e presente.

Il suo esistere è essere quello che è, quello che è stato e quello che sarà. Ma l’uomo è anche un desiderio di essere più uomo oltre il passato, il presente e il futuro. E’ chiamato alla perfezione dell’amore dalla sua libertà: “Non prendete, però, questa libertà come pretesto per la carne ma servitevi l’un l’altro nell’amore” ammonisce S. Paolo nella lettera ai Galati.

In questa prospettiva la contemplazione metafisica guarda alla vita con un linguaggio inteso come una comunicazione significante tra gli uomini. Afferma che il linguaggio si collega ad una identità radicale di struttura. Costituisce l’elemento comune che fa parte della natura umana universale indipendentemente dalle culture, dalle epoche, dalle razze. La comunicazione è conoscenza per quandam connaturalitatem, come afferma S. Tommaso, con la quale si attua una sintonizzazione delle strutture che consente all’uno di entrare nell’altro, o di riconoscerlo come un altro Io.

La contemplazione metafisica sottolinea l’impegno amoroso verso il male: il progresso è veramente un mito di fronte a questo problema.

Anche se la conoscenza scientifica raggiunge altissimi vertici, non potrà allontanare il male dal mondo e neanche farlo diminuire.

Anche se l’organizzazione raggiungesse straordinarie perfezioni e le strutture sociali fossero le più funzionali, quando venissero governate da uomini maligni ogni cosa si svolgerebbe verso la perdizione.

Solamente la contemplazione interiore in qualche modo può diminuire gli effetti irragionevoli del male.

Ma bisogna essere prudenti.

L’ottimismo, su questo problema, è segno di stupidità.

Anche accettando l’idea che il progresso potenzia la libertà e crea condizioni di più sollecito sviluppo della vita comunitaria, non può assolvere questa sua funzione se non si fonda sulla libertà spirituale del singolo che, come la sua moralità, diminuisce l’azione del male.

In questa prospettiva non è la storia del progresso che allontana il male ma è la contemplazione metafisica che suggerisce una storia personale nella quale il singolo liberandosi, in qualche modo, dal male e sperando per il bene dà un fine al cammino dell’umanità e rende possibile l’armoniosa convivenza civile.

Il male non è il povero diavolo odorante di zolfo ma Faust o gli interroganti di Giobbe.

L’uomo vero deve essere attento e preparato nel combattere il male che si insinua malizioso nelle strutture del potere anche con le sue suadenti giustificazioni delle emergenze. L’uomo vero fa in modo che il male venga allontanato dal potere e dalle strutture in quanto l’accettazione del metafisico e del misterioso lo rende immune all’ambizione e all’orgoglio di classe o di razza o di stato.

Il problema del male non viene certamente risolto ma viene limitato nelle sue spaventevoli conseguenze.

La soluzione radicale trascende la capacita dell’uomo e solamente l’intervento del soprannaturale può fare scomparire l’ombra che perseguita il viandante.

E la morte? Il progresso non ha neanche le parole per rispondere all’interrogativo.

La contemplazione metafisica rende la morte tranquilla come un avvenimento normale e la testimonia senza tragedia: con il poeta giunge al limite morale di osservarla come un’abitudine.

Chi potrà dare la testimonianza della contemplazione metafisica necessaria oggi per salvare questo nostro tempo?

(Fine)

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