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L’innocenza di una tredicenne violata da una “bestia” I mostri esistono, e non solo nelle favole

L’innocenza di una tredicenne violata da una “bestia” I mostri esistono, e non solo nelle favole
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Prefazione “Per prevalere, il crimine uccide l’innocenza e l’innocenza si dibatte con tutte le forze nelle mani del crimine”

Da una vita che mi pongo le stesse domande, su quali siano i motivi reale (e remoti) che spingono gli uomini, in questo caso affetti da una malattia perversa, ad avere rapporti sessuali con minorenni. Figuriamoci quando poi tali minorenni, come nel caso di ieri, della povera ragazzina di Cosenza che a soli tredici anni, vengono violentati da “mostri”. In quest’ultimo caso, il mostro quarantunenne, italiano che ha abusato di lei davanti a un altro minore, costretto ad assistere a questa maledetta violenza che segnerà per sempre la vita di questa ragazzina.
I mostri esistono, e non solo nelle favole, è questo che bisognerebbe iniziare a raccontare ai bambini, ed è da questa condizione che occorre iniziate ad “abbatterli”, così come si fa anche nelle favole. I mostri che si aggirano in questo paese, criminali senza scrupoli e ragione, che abusano di minori, commettono non solo un crimine efferato, ma contro l’umanità stessa. E ti viene il voltastomaco, facendo salire una rabbia in cui la passione acceca la ragione perché se dovesse accadere a qualcuno dei nostri cari, saremmo tutti dei potenziali assassini oppure semplicemente trovandoci vicino a queste fecce umane, come si è trovato quel povero sedicenne il quale ha dovuto forzatamente assistere allo stupro della sua amichetta.
Casi di bambini abusati da mostri definiti uomini purtroppo ce ne sono tanti, e tanti purtroppo se non si trova un rimedio urgente, ne sentiremo ancora. Oltre alle pene più severe, occorrerebbe anche un processo culturale di prevenzione che i minori dovrebbero seguire e quindi, cercare in qualche modo di limitare i danni di un fenomeno criminale sempre più in espansione. Questa rubrica ha trattato più volte, pagandone le conseguenze con querele, la questione degli abusi sui minori e sulla prostituzione minorile perpetrata da uomini di chiesa che perseguiti dal vizio malato della perversione sono stati colti i flagranza, attraverso intercettazioni telefoniche mentre combinavano appuntamenti a pagamento con minorenni. Qualcuno si potrà chiedere, ma se i minori vegono perseguitati anche dentro i luoghi dove dovrebbero essere protetti, cosa si potrebbe fare? Semplice, allontanare la malattia debellandola con un antidoto (culturale e severo, con tolleranza zero), e non nasconderla come spesso si fa con la polvere messa sotto il tappeto. E basterebbe pochissimo specie nelle scuole che sono le fucine delle nuove generazioni, attraverso un’educazione culturale finalizzata alla prevenzione e dove anche i genitori dovrebbero partecipare. Salvo i casi estremi, quando tali malati si avvicinano, ci si accorge subito che sono dei pederasti. E molto volte con questa libertà di social e messaggeria, si rischia grosso e può essere fatale, favorendone l’abuso.
Questi episodi, perpetrati anche da italiani e non dal luogo comune “extracomunitario” che si è voluto inculcare in questi anni, ricorda molto quell’episodio triste e violento della ragazza di Melito Porto Salvo che per tre anni, da tredici anni fino ai sedici, era stata violentata a turno da un branco di nove persone, nove bestie senza scrupoli. E all’epoca un giornale nazionale come La Stampa in un pezzo di Niccolò Zancan, che si era recato a Melito, quasi due anni fa scriveva così, «La bambina. “Un metro e 55 per 40 chili”, c’è scritto nelle carte dell’inchiesta. È della bambina che stanno parlando. “Se l’è cercata!”. “Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione”. “Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata”. Movimentata? “Una che non sa stare al posto suo”. (…) “Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione in paese”».
“Se l’è cercata!”. No, non è che funziona così perché chi utilizza questi termini è un complice morale a tutti gli effetti del “mostro” di turno.

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