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Una firma (per la “sopravvivenza”) di Mario Oliverio Cosa resterà di “loro (chi?)” e di noi?

Una firma (per la “sopravvivenza”) di Mario Oliverio Cosa resterà di “loro (chi?)” e di noi?
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Prefazione “Ci sono solo due forze che uniscono gli uomini: la paura e l’interesse” (Napoleone)

Il Governatore Mario Oliverio, sembra giocare alla “morra”, ovvero rilancia e sciorina numeri, “69, no sono 200, ma no sono ancora di più”, i sindaci che appoggerebbero la sua ricandidatura a governatore della Calabria. Un circuito di firme in un collettore di amministrazioni comunali che a mio avviso forse avranno pure capito male, pensando che quella firma servirebbe per avere contributi e finanziamenti, altrimenti non si spiegherebbe il motivo di questo “centro raccolta” che sembra più una pagliacciata del terzo millennio e che altri, in passato, si erano prodigati, anche con posizioni politiche diverse, quindi cercare un’acclamazione simile e che di solito si fa nei sultanati. Nessuno però si è posto il problema se invece di raccogliere firme a favore, si iniziasse un’altra, su quanti non vorrebbero nuovamente Oliverio come guida della Regione Calabria, firmerebbero anche di altre regioni, e sarebbe un suffragio popolare del no (decisamente, no! Con annessi uova, pomodori e verdure nei comizi elettorali).
Mario Oliverio dimostra però di avere molto coraggio a ripresentarsi, in una competizione elettorale che lo vedrà sconfitto a meno che non esistono i miracoli, ma di questi tempi non è che se ne vedono tanti. Ma va anche detto per dovere di cronaca che all’indomani della sua elezione, a dicembre del 2014, in una lunga conferenza stampa dichiarò, oltre alle solite promesse di rito (che quasi mai vengono mantenute), “Starò in carica solo cinque anni non dieci”, e i motivi erano perché dopo la scadenza del mandato, ovvero nel 2019, voleva “sentirsi libero e senza condizionamenti”. Cosa è cambiato in questi anni? Certo, solo gli stupidi non cambiano idea, le persone intelligenti, così come gli opportunisti e i furbi, invece l’idea la cambiano molto spesso. Non so a quale di queste categorie appartenga Oliverio (non lo conosco personalmente), ma l’idea l’ha cambiata e come se l’ha cambiata (purtroppo). Fino a cercare consensi anticipati per ricandidarsi, e nei fatti è già in piena campagna elettorale a poco più di un anno prima delle elezioni (se durerà fino a novembre, ma in ogni caso ci sarà un banco di prova per tutte le forze politiche con le Europee nella prossima primavera).
L’avventura di Oliverio era partita male, già dall’inizio non c’era un accordo per una giunta completa, poi quella che c’era si è dovuta dimettere per un’indagine della procura di Reggio Calabria che coinvolse assessori e consiglieri, qualcuno fu pure arrestato, ad altri gli fu imposto il divieto di dimora. Poi ci fu un’altra, cosiddetta di tecnici, ma che di tecnico tranne qualche eccezione, non aveva nulla che tra gaffe a Report e altro, fu anch’essa “rimpastata” con quella attuale. Una Calabria isolata persino da Roma con dei governi “amici” perché di centrosinistra, ma che nei fatti “commissariata” come la sanità dove ancora l’ing. Scura fa il buono e il cattivo tempo nella sanità calabrese, commissariano Asp, spostando, tagliando e rimescolando. A Roma la Calabria sembrava che non esistesse (sic!). E le conseguenze si sono pagate con l’avvento di un forte populismo che ha fatto eleggere un uomo come Salvini che fino a poco tempo fa asseriva che “puzzavamo e dovevamo essere lavati dal Vesuvio” così come tante altre ingiurie di altrettanti leghisti della prima e ultima ora. Ora invece i “meridionali” sbavano per chi li aveva insultati, ma d’altronde come diceva Flaiano, “Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore” e i calabresi e i meridionali in genere, detengono lo scettro del primato.
Oliverio si trova in un Pd alla canna del gas, più che un partito sembra un set di un film di George Romero, sui “morti viventi”, e sembra che quel 21 gennaio del 1921 di Livorno, sia diventato il due novembre, anniversario della commemorazione dei defunti!
E ciò lo si nota anche nelle feste locali del partito dell’oramai fu “Festa dell’Unità”, dove non c’è nemmeno più traccia del panino con la salsiccia e di quell’odore acre di carne alla brace che nonostante il fastidio in quei contesti piaceva perché era aggregazione di libertà e di rivoluzione per i diritti e la giustizia sociale. Oggi al massimo si assiste a dirigenti e militanti, lanciatori di pietre con mani nascoste e baci al vento (fasulli) tra il rumore della pioggia. Manca un fattore fondamentale nei convegni, la presenza femminile come se le donne fossero tutte a Destra e nella Sinistra c’è carestia pure di presenze femminili (e non né così), ma al contrario c’è una folta presenza di “doppipetti” e idee da magazzino dell’Oviesse maschili. Qualcuno cantava “Cosa resterà degli anni ‘80”, ma oggi nel 2018, cosa resterà ai giovani “depilati” in playstation e fighetti del terzo millennio (e pure disoccupati)?

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