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Associazionismo a Taurianova, parla sociologo Petullà "La Consulta potrebbe contribuire a nuove modalità collaborative tra sodalizi incoraggiando una maggiore inclusione e una programmazione più condivisa"

Associazionismo a Taurianova, parla sociologo Petullà "La Consulta potrebbe contribuire a nuove  modalità collaborative tra sodalizi incoraggiando una maggiore inclusione e una programmazione più condivisa"
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di Mimmo Petullà

Nella città di Taurianova, da non pochi anni a questa parte, si assiste all’articolazione di un pensiero associazionistico che ha dato vita alla costituzione di numerosi sodalizi, riconducibili a un intreccio di appartenenze di natura culturale e politica. La capacità logistica d’ideare e realizzare eventi non conosce precedenti, in modo particolare tenendo conto dello straordinario e condizionante impatto ingenerato nella dimensione simbolica dello spazio urbano. Ci troviamo di fronte a un fenomeno sociale degno di considerazione, che chiama in causa – tra l’altro – il bisogno di rompere l’isolamento, costruendo nuove e rigeneranti forme di solidarietà e di fiducia, alle quali affidare la riorganizzazione delle proprie esperienze e della propria collocazione identitaria.

Ciò che si presenta comunque importante rilevare, in questo composito e vivace quadro situazionale, è prima di tutto la persistenza di una diffidente e misurata apertura relazionale che le varie forme di aggregazione intrattengono tra di loro. Salvo talune eccezioni, difatti, si osserva che la spinta promozionale risulta ispirata e stabilizzata da dinamiche che si muovono – pressoché esclusivamente – all’interno delle singole associazioni. Sembra sia possibile parlare di una certa pregiudiziale e strutturale chiusura, che impedisce di mediare la propria particolarità associazionistica, rendendola consapevole della possibilità di operare con e mediante le altre forme aggregative presenti nel territorio. Certe attività, anche per questa motivazione di fondo, corrono il rischio – pur conservando un indubbio e diffuso richiamo – di mostrarsi isolate e prevedibili, come cadenzate da una rituale sistematicità, che in ogni caso lascia prevalere una ricercata, distintiva e identificativa appartenenza.

Tale adesione a comuni finalità si rivela per certi aspetti interessante, poiché i confini che un gruppo di riferimento – rispetto all’altro – sente di delimitare accrescono l’ampiezza di autorganizzazione del sociale, contribuendo ad animare ulteriormente la vita comunitaria nel suo insieme. Ci troviamo di fronte, appunto per questo, a una pratica di socialità dal basso da non sottovalutare, che appare approssimativamente differenziarsi dal sistema politico, nei confronti del quale tende ad acquisire legittimazione e riconoscimento. D’altra parte, la condivisione di esperienze di natura associativa può contribuire a favorire – nel corso del tempo e in taluni casi – i meccanismi di un più visibile e rafforzante spazio di cittadinanza, situando e ampliando all’interno del collettivo la propria dimensione individuale e privata. Un processo di questa natura, tuttavia, non si traduce in una crescita pienamente realizzante quando si viaggia da soli, percorrendo i binari dell’autoreferenziale irrigidimento associazionistico, che espone facilmente al sopraffare dell’antagonismo, i cui effetti – insidiosamente conflittuali e disgregativi – a volte comportano indebolenti ricadute sulla tenuta della coesione sociale: ciò di cui la città di Taurianova – oggi come ieri – non ha per nulla bisogno.

L’insistenza delle complessive difficoltà del quadro suesposto, oltre a mortificare la relazionante cooperazione, distoglie la programmazione delle attività dalla necessaria attenzione critica al locale contesto storico e sociale. Sembra possibile cogliere, in quest’ultimo dato, una delle connotazioni più problematicamente irrisolte di una parte apprezzabile dell’associazionismo taurianovese, vale a dire l’attitudine a evadere dal terreno delle grandi questioni della scena pubblica cittadina. Si è del parere, alla luce di quanto detto, che l’attivo strumento della Consulta possa contribuire a intensificare la ricerca di nuove e feconde modalità collaborative tra i sodalizi – nel consueto rispetto, ovviamente, delle loro logiche identitarie – magari incoraggiando una maggiore inclusione, nel tentativo di costruire una più condivisa programmazione e pianificazione delle attività.

Forse è tempo di profondere – ancora prima – uno sforzo di approfondimento sulle ulteriori potenzialità di questo stesso organismo di partecipazione democratica, non solo per rilanciare eventuali indirizzi consultivi e propositivi sulle tematiche riguardanti l’associazionismo, ma anche per individuare percorsi e scelte che presuppongano un più critico ruolo decisionale sulle fondamentali linee di attuazione della politica amministrativa del territorio. La costruzione di questa dialettica corresponsabilità oggi è possibile, a motivo non solo della creativa e operosa sensibilità che contraddistingue le linee d’intervento della stessa Consulta, ma anche degli aperturisti linguaggi culturali che giungono dall’Istituzione comunale. Sembra in ultima analisi evidente l’importanza che possa assumere, in questa prospettiva di senso, il coinvolgimento – democraticamente partecipato – della società civile.

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