Prometeo e Ulisse (prima parte) | ApprodoNews
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Prometeo e Ulisse (prima parte) Prometeo e Ulisse: l’intelligenza e l’astuzia, narrate dal giurista blogger Giovanni Cardona

Prometeo e Ulisse  (prima parte) Prometeo e Ulisse: l’intelligenza e l’astuzia, narrate dal giurista blogger Giovanni Cardona
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Intelligenza o astuzia è il problema psicologico essenziale della vita moderna che, investendo la condotta degli uomini, ne determina, ne indirizza, ne promuove il successo o la disfatta.

La dicotomica concettualizzazione tra Intelligenza e astuzia, porta la civiltà nel suo processo evolutivo l’inevitabilità di certi adattamenti oppure ha ancora l’uomo la possibilità di scegliere tra il respingerli e il subirli, aspirando in quest’ultimo caso al successo con i soli mezzi intellettivi di fronte alla durezza della lotta per la vita?

Sostanzialmente si può aspirare alla potenza rimanendo integri, senza cioè dover ricorrere alla strategia delle astuzie.

E’ stato scritto che “la delinquenza è l’ombra della società”.

Potrebbe perciò dirsi che la furberia è, in fondo l’ombra dell’intelligenza, pur pensando, che non ne sia una proiezione.

La furberia si incrementa per il maggior numero di cognizioni odierne: è parallela quindi nel suo sviluppo a quella che è l’umana evoluzione, adattandosi ai tempi, aggiornandosi, trasformandosi.

La storia non disapprova sempre la furberia anche quando essa assume aspetti delinquenziali.

Giacobbe che inganna il padre e riesce a venire investito dei diritti della primogenitura simulando d’essere il fratello, è il più antico rappresentante della frode.

L’astuzia non sempre si avvale della menzogna e della frode, però con la menzogna ha in comune la tendenza a conseguire, col minimo sforzo, il massimo rendimento.

Un fatto è incontrastabile, ovvero che l’astuzia non può essere dissociata dall’intelligenza anche se la prima non sia necessariamente legata a un’alta gradazione dell’altra: vi potrà essere un furbo non intelligentissimo, ma mai un furbo che sia anche idiota.

La religione di Cristo poggia su un cardine fondamentale e lo dimostra in ogni sua manifestazione: la Luce finirà sempre con lo squarciare le Tenebre.

Ciò che ha dato all’umanità una speranza di un domani migliore, in ogni epoca, è scaturito dalla certezza che le opere della nefandezza non sono eterne e che la Divina Provvidenza dirige a fin di bene la comprensione, la capacità di intendere e di provvedere.

La rivoluzione del cristianesimo e tutte le manifestazioni di sovversione e di rovesciamento degli ordini sociali preesistenti, ubbidiscono alla legge del progresso.

Anche il Terrore ha avuto una sua logica e benefica conclusione nella vittoria del principio di nazionalità e nell’uguaglianza legale degli uomini.

Siamo nel solco di un nuovo moto rivoluzionario verso l’affrancamento e l’eguaglianza economica?

Potrà anche darsi che il Manifesto del 1848 e la secolare battaglia del socialismo internazionale, costituiscano i prodromi di una rivoluzione avvenire che, come tutte le cose inevitabili, potrebbe essere meno pericolosa di quanto non sembri.

E’ l’intelligenza quella che guida i popoli verso il progresso, sia come collettività nazionali che come singoli individui.

La furberia nasce dallo spirito di conservazione, necessariamente deteriore e retrivo per strappare al destino il successo o ritardare di qualche ora l’inesorabile.

Trasportata sul piano sociale, l’Intelligenza è Rivoluzione e la Furberia è resistenza reattiva.

(fine prima parte)

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