Dalla querela del vescovo Milito all’archiviazione del Giudice | ApprodoNews
Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

Dalla querela del vescovo Milito all’archiviazione del Giudice Quando la “Lanterna” è senza bavagli, ma con Giustizia!

Dalla querela del vescovo Milito all’archiviazione del Giudice Quando la “Lanterna” è senza bavagli, ma con Giustizia!
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Prefazione “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Gesù di Nazareth)

Tutto inizia con un sacerdote (Antonello Tropea) arrestato per prostituzione minorile, un manifesto anonimo contro un vescovo (Milito), affisso in alcuni paesi della Piana alcuni mesi dopo l’arresto del parroco con il “vizietto”, avvenuto il 18/09/2015. Una comunità scossa per quel grave evento in quanto riguardava un parroco che con false identità traeva in inganno dei minori per fare sesso. In un periodo in cui, da Papa Benedetto XVI fino a oggi con Papa Francesco, avevano iniziato una battaglia di “bonifica” contro questi crimini all’interno della Chiesa. E c’è di più, l’aggravante che quel vescovo sapeva del parroco e lo “consigliava di non parlare con i carabinieri”. In quel periodo era stato approvato da Papa Francesco il “Motu Proprio. Come una madre amorevole”, agli inizi di giugno, in cui i “vescovi negligenti” andavano “puniti e rimossi”. Scrivo un pezzo nella Lanterna il 23 maggio 2016 in cui commentavo (virgolettando), quel manifesto anonimo contro Milito, e quasi tre mesi dopo (?), il 18 agosto (?), vengo querelato dal vescovo per diffamazione. Come se quel “Vattene via e lasciaci vivere in pace”, l’abbia scritto io, in quanto reo di “amplificare” una diffamazione, fortunatamente smontata pezzo dopo pezzo dalla bravura dell’avvocato Antonino Napoli, discutendo con successo nel merito la questione e non nell’inammissibilità. Questa è la storia del “Larosa + 1”, di un “bavaglio” contro chi ha cercato in un’umile (seppur molto letta) rubrica di Approdonews, a prendere delle posizioni in difesa dei minori. Rispettosi della Costituzione e dei “diritti universali”, ovvero che i minori vanno protetti. Stare zitti, significava essere complici morali del crimine stesso. Nulla contro il vescovo, solo un dovere morale per i minori coinvolti. E soprattutto perché il vescovo non aveva mai preso una posizione pubblica in merito, anzi aveva scritto nella pagina web della Diocesi subito dopo l’arresto del Tropea, “a restare uniti nella preghiera per esprimere vicinanza al sacerdote”, poi corretta lasciando solo “uniti nella preghiera”. Un vescovo in un vortice di polemiche, con un libro campione di vendite che esce un anno dopo, quello del giornalista Fittipaldi, “Lussuria” che parla degli scandali della chiesa e dove nelle pagine 112 e 113 parla di questo episodio, e che fa? Querela Larosa (+1). E non solo, dopo che un attento e meticoloso pubblico ministero chiede l’archiviazione, ripercorrendo tutto l’iter giudiziario che aveva portato all’arresto del parroco, il vescovo si oppone alla stessa (sic!). Si va in camera di consiglio, si discute, e oggi c’è l’archiviazione definitiva da parte del Giudice che ha sposato le tesi (meticolose e) difensive di un bravo avvocato (come Antonino Napoli). Sant’Agostino ci disse che “Tra l’ultimo nostro respiro e l’inferno, c’è tutto l’oceano della misericordia di Dio”, ma qui oceani misericordiosi nemmeno l’ombra, solo una Giustizia giusta.
Il Giudice accetta le tesi del PM sulla non punibilità in quanto mi limitavo “in sostanza, a riportare alcuni stralci” del manifesto. Scrivendo nell’ordinanza di archiviazione (del 10/10/2018), che nel provvedimento del Gip nei confronti del Tropea sulla “sussistenza della custodia cautelare”, “dava atto di una grave condotta posta in essere dal Milito (…)”, e che era al corrente delle voci che circolavano del Tropea, e “non ha adottato provvedimenti cautelativi né di minima verifica delle accuse (…)”. E che “nella conversazione delle 20.43 del 15.7.2015”, il Vescovo Milito, “gli consigliava di evitare di parlare con i Carabinieri di queste cose ed in generale con nessun appartenente alle forze dell’ordine…poiché questi non si limitano a parlare amichevolmente come stanno facendo loro ma potrebbero redigere un promemoria che potrebbe far degenerare le cose”. L’ho riportata tutta perché è giusto che la memoria non si perda specie se nel mezzo ci sono vittime dei minori per il rispetto anche del “Motu Proprio” del Sommo Pontefice. Il tutto per amore, così come scrive anche il Gip, nel “diritto di manifestazione del pensiero, costituzionalmente tutelato ai sensi dell’art. 21 della Costituzione”. E per la rilevanza dinanzi all’interesse dell’opinione pubblica perché il vescovo ricopriva e ricopre “il ministero episcopale di Vescovo di Oppido Mamertina- Palmi”. Quindi nessuna “volontaria e gratuita aggressione alla sfera morale” del Vescovo, ma solo una libera azione garantita dalla Costituzione Italiana, quella del diritto di cronaca e di parola.
Non amo molto mettermi in vetrina, non lo faccio mai né speculo per parvenza da megalomania e protagonismo simili eventi, né per darmi un “tono”. Sono stato in silenzio, seppur molto rammaricato in questi mesi, perché ho intravisto una sorta di “accanimento” alla mia libertà di espressione, pur avendo la coscienza pulita per aver preso a cuore una drammatica storia che ha creato un’onta nella comunità cattolica. Una sorta di vergogna che rischiava di oscurare e mettere in cattiva luce, tanti altri sacerdoti che vivono nella misericordia e negli insegnamenti di quel Dio dell’infinito e di un Cristo in croce per i peccati dell’uomo. Sono o no, peccati mortali imperdonabili (come lo sono ancora), quelli di un parroco che a pagamento adescava minori per praticare del sesso, spacciandosi con identità diverse? Allora, ho posto in essere una protezione per amore di coscienza e cercare di aiutare (nel mio piccolo), a far riflettere i tanti fedeli che quei minori, potevano essere i figli di ciascun di noi, credente o meno. Soprattutto di chi vive negli (e per gli) insegnamenti cristiani, come nella dottrina della Chiesa, e che in quella stessa Chiesa, porta i propri figli per farli crescere nei valori nobili del cristianesimo, educati e protetti. E infine, consentitemi di ringraziare chi ha rappresentato la Giustizia per l’oculatezza e l’affermazione di tale parola, nonché l’amico e non l’avvocato, Antonino Napoli. La Libertà è un bene meraviglioso, ma ha sempre l’impegno della conquista che potrà avvenire solo ed esclusivamente se la coscienza sarà nitida da pregiudizi e impurità.

Partecipa alla discussione