Il nulla e la Democrazia (terza parte) | ApprodoNews
Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Torna su

Torna su

 
 

Il nulla e la Democrazia (terza parte) Dalla resistenza alla desistenza democratica narrata nella terza parte dal giurista blogger Giovanni Cardona

Il nulla e la Democrazia  (terza parte) Dalla resistenza alla desistenza democratica narrata nella terza parte dal giurista blogger Giovanni Cardona
Testo-
Testo+
Commenta
Stampa

Un’altra caratteristica della democrazia è la pluralità di idee, di orientamenti, di valutazioni, che oggi va sotto il nome di “pluralismo”. Questa caratteristica è ovvia, perché se mancano le idee la democrazia non esiste, in quanto mancando la pluralità di proposte, manca la pluralità della scelta. E che la pluralità sia riconosciuta come requisito essenziale del sistema democratico, appare ovvio, ove si pensi che le opinioni non si possono imbalsamare e i soggetti spirituali non possono prescindere dalla varietà delle opinioni e dalla molteplicità dei gruppi.

Ma il pluralismo esige soprattutto educazione, perché senza educazione si è intolleranti, e poi esige ancora l’autocritica, la pubblicità del pensiero, l’eguaglianza di diritti e di doveri.

Solo quando esiste il pluralismo esiste la democrazia e solo allora è possibile trasformare gli uomini in esseri pensanti e responsabili.

Il fine dello Stato è quello di impedire in tutti i campi gli abusi e tutelare i diritti di libertà dei cittadini, il che vuol dire riconoscere i diritti dell’uomo sanciti dalla “Carta Costituzionale”.

Ogni civiltà liberale è una civiltà pluralistica e in conseguenza del pluralismo, lo Stato democratico si mostra comprensivo e tollerante verso tutte le idee, verso tutte le correnti, verso tutte le possibilità, ma a sua volta, ha il diritto di esigere dai cittadini comprensione e onestà.

Se è vero che, data la sua natura pluralistica, la democrazia consente tutti i partiti politici, tutte le correnti morali e spirituali è altresì vero che essa deve essere intollerante contro la intolleranza, violenta contro i violenti. Quando ha esaurito la forza della persuasione e della ragione, quando impera la gara della dissolutezza e del malcostume, lo Stato democratico, che vive di tradizioni morali, se non vuole che la civiltà muoia, non ha, come unico deterrente, che il rigore della legge, che deve fare ad ogni costo osservare. In questo caso l’uso della forza è al servizio del diritto. Se si dimostra debole, allora gli avversari si servono della sua tolleranza e della sua debolezza, per arrivare per via legale ad impadronirsi del potere e distruggere la democrazia.

In regime democratico è necessario trovare un giusto equilibrio fra autorità e libertà, cosa estremamente difficile, perché la poca libertà crea il conformismo, il ristagno, l’anonimia; la molta libertà crea l’anarchia, il caos e il disordine.

La difficoltà di attuare in pieno la democrazia deriva dal fatto, dice Maurice Duverger, che la volontà di un popolo è profondamente anarchica, esso aspira a fare quel che gli pare: oscuramente esso considera il Governo come un male necessario.

Oggi predomina in tutti i campi la violenza e il fascino della morte, i quali emergono dal furore, dall’impeto e dall’irruenza.

Per questo si suol dire che il fascismo non è tramontato o è rinato, ma ciò non è assolutamente vero, poiché il fascismo come ogni fenomeno della storia, è irripetibile perché condizionato da determinate situazioni temporali e sociali.

Noi amiamo vivere in una compiaciuta falsificazione del presente e del passato. Si è violenti perché si è irrazionali, perché si è incapaci di discutere, di dialogare, perché si è travolti da mille correnti tumultuose, perché gli uomini si lasciano andare a ondate di rabbia e di disperazione, perché si aspira ad un nuovo ordine sociale e non se ne intravedono le speranze.

Siamo arrivati oggi ad una violenza organizzata e sistematizzata, ma la violenza degli oppressi si dirige di solito contro i loro simili assai più che contro i loro oppressori.

Certo, tutte le rivoluzioni e spesso anche le democrazie, sono arrivate al potere sull’onda dell’ira, della disperazione e della speranza, basti pensare alla rivolta d’Olanda contro la Spagna, alla guerra civile inglese del sec. XVII, alle rivoluzioni americana e francese, alla guerra civile americana, ma questi rivolgimenti avevano una logica, mentre il terrorismo ideologico basato sulla disonestà dei mezzi, non ha alcuna logica.

Si vuol far crollare la civiltà con il disordine e con il caos, ma gli stessi artefici del crollo, non pensano che sarebbero essi stessi coinvolti e distrutti dalla frana da loro stessi provocata e quindi sarebbero vittime della loro stessa violenza.

Le ideologie mobilitano la lotta politica, anche quando esprimono in forma acritica i grandi temi morali, sociali e politici, ma è assurdo pensare di fondare una ideologia sulla falsità e sull’errore.

Non vi è dubbio che il compito primario dello Stato è il mantenimento dell’ordine, il suo fine il bene comune, la sua mèta la conservazione, lo sviluppo ed il perfezionamento della persona umana.

Per realizzare queste finalità esso non può essere vacillante, come quello che abbiamo da tanti anni, non può essere disossato, senza ordine e disciplina, senza Parlamento, senza Governo, senza giustizia, senza polizia; uno Stato che non osserva e non fa osservare le leggi, fondato sul capovolgimento dei valori, che non ha la forza di conservarsi e di difendersi, non è uno Stato e non è degno di vivere.

Lo Stato è una istituzione basata sulla disciplina e sull’autorità, che sono i pilastri della libertà e della democrazia, ma molti negano questa verità, e non vogliono sentire parlare di autorità, che confondono con l’autoritarismo, con la dittatura e con la violenza.

L’autorità e la disciplina non sono annullamento della libertà, ma comprensione e rispetto della libertà. Lo Stato avvalendosi della sua autorità, esige giustizia, diritto e collaborazione, ma se si dimostra inefficiente o è addirittura latitante, allora è il caos.

(Fine terza parte)

Partecipa alla discussione