Il nulla e la Democrazia (ultima parte) | ApprodoNews
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Il nulla e la Democrazia (ultima parte) Dalla resistenza alla desistenza democratica narrata nell’ultima parte dal giurista blogger Giovanni Cardona

Il nulla e la Democrazia  (ultima parte) Dalla resistenza alla desistenza democratica narrata nell’ultima parte dal giurista blogger Giovanni Cardona
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Purtroppo abbiamo visto che i partiti, esorbitando dalla loro funzione educativa, hanno usurpato il potere allo Stato, si sono sovrapposti al Parlamento, che è divenuto un loro organo esecutivo, ed hanno distrutto il principio della sovranità popolare.

L’opinione pubblica ha lanciato da tempo un grido di allarme, contro la maledetta partitocrazia, che ha causato tanti malanni, fra cui un’infinità di corruzioni e l’impossibilità all’esecutivo di governare. Oggi nel nostro paese la democrazia è diventata sinonimo di partitocrazia, e quindi più che una democrazia abbiamo una oligarchia di segretari e di dirigenti di partiti che hanno conquistato il potere.

Nei partiti, nel Governo e nel sottogoverno, la scorrettezza, il malcostume e la spregiudicatezza, si sono naturalizzati, hanno assunto una forma di irresponsabilità estremamente mortificante.

Le corruzioni politiche non si contano più, sino al punto di considerare gli affari dello Stato come affari privati. Si attinge al denaro pubblico con la massima noncuranza, per finanziare la stampa e i partiti. Il lassismo e la scorrettezza della pubblica amministrazione e degli enti del sottogoverno hanno persino inventato le «gestioni fuori bilancio», per distrarre impunemente fondi per motivi vari.

Favorire gli amici, incrementare il clientelismo, nuocere possibilmente agli avversari, distrarre i fondi per fini illeciti, sono i compiti principali del sottogoverno.

Le sanzioni giuridiche, che raramente arrivano, non hanno più una funzione deterrente, senza parlare del biasimo morale che non sfiora neppure l’epidermide di tutta questa gente guazzante nel disonore. Se a tutto questo si aggiungono gli altri malanni derivanti dall’assoluta mancanza dell’ordine pubblico, della pubblica sicurezza e la carenza della giustizia, si può dire che noi viviamo in un gigantesco manicomio, attendendo il crollo della nostra civiltà.

L’umanità corre all’impazzata verso la catastrofe, la strada della ragione non è più seguita, la nazione echeggia di mille miserie morali e materiali, il popolo è diventato una massa amorfa di manovra, il valore rappresentativo dello Stato è falsato, mancano le virtù morali e il senso civico. Siamo dominati come non mai, dalla violenza, dalla lussuria e da tutti i vizi capitali; ragione, sentimento, onestà, spirito religioso sono spariti dalla coscienza: Dio è alienato. Lo Stato non ha più carattere etico, perché non ha più alcuna sorgente spirituale, non ha più energia, né fantasia e, come diceva Napoleone, senza fantasia non si regge il mondo.

Tutte le tradizioni sono logore, le fonti di autorità quali la Chiesa, la famiglia, la scuola, lo Stato, ecc. sono state distrutte, la disintegrazione dell’uomo è totale.

Si fa tutto per rendere inoperante la Costituzione, che nessuno osserva, a cominciare dallo Stato. Gli egoismi, le contestazioni. Integralismi, radicalismi e la reciproca intolleranza fanno sì che la Costituzione sia lettera morta, e quando la Costituzione non è più viva nel cuore dei cittadini, il paese è sottoposto alla tirannide, perché la politica si fonda sui presupposti sanciti dalla Costituzione. Al di fuori della Costituzione lo Stato non esiste perché non c’è libertà, diritto, ordine e legalità, c’è invece la violenza, l’arbitrio, il caos, c’è la vita corrotta che conduce al suicidio, e allorquando un paese si è suicidato, gli altri, dice Confucio, lo invadono.

Nelle condizioni in cui ci troviamo supplicare lo Stato significa invocare un impotente; se si vuol mettere ordine alla vita politica, economica e sociale, è necessario cambiare il sistema, modificare il regime, curare la società dalla sua nevrosi, creare un governo veramente democratico, subordinato alla legge, un Governo che elimini la partitocrazia, la quale esautora e travolge il potere dello Stato; è necessario promuovere riforme capaci di influire sul costume e sullo spirito del popolo, cioè sulla coscienza individuale e collettiva, ristabilire, in una parola, l’ordine morale che è il segno della vita spirituale. Ormai il regime parlamentare è fallito in modo clamoroso, se vogliamo salvarci è necessario creare la Repubblica Presidenziale, la sola che consenta al Presidente di scegliere i suoi ministri, ed eliminare quelle mezze figure imposte dai partiti come ministri, privi di sapienza e di competenza, affetti da presunzione e da dilettantismo, che in questi ultimi decenni hanno con la massima leggerezza, diretto la politica della nazione.

Il regime parlamentare ha creato una pseudo democrazia che ha portato il paese alla rovina morale e materiale, ha ucciso tutte le tradizioni, ha distrutto tutte le memorie, le passioni civili, e patriottiche, il culto degli eroi e della Patria, ha fatto dimenticare il nostro Risorgimento.

Alexis De Tocqueville è stato il primo in Europa a giudicare e segnalare il modello dello Stato presidenziale americano, come esempio classico da imitare soprattutto per il sistema di Governo e il rapporto tra i poteri e la disciplina della vita politica. Molti sono dubbiosi su tale regime, perché si dice che «il cesarismo passionale nel nostro paese è sempre in agguato e una repubblica presidenziale può tralignare in una dittatura».

Ma qualunque sia il regime, in effetti la personalizzazione del potere avviene sempre, si pensi a Krusciov, Mao Tse-Tung, De Gaulle, Kennedy, ecc. Ma questa preoccupazione potrebbe essere eliminata con apposite norme costituzionali, senza pensare che è sempre meglio avere un governo personalizzato che un Governo addormentato, meschino e insufficiente. I vantaggi di una repubblica presidenziale sarebbero enormi, anzitutto per la stabilità dei Governi, continuamente rovesciati dalla faziosità dei partiti, poi per arrestare l’arrembaggio ai posti di potere e di sottopotere, diventati fonti di corruzione, per nominare i membri del governo in base a specifiche competenze, anche fuori del Parlamento, per creare l’osmosi delle attività dal campo privato, culturale, accademico e quello politico, per creare un esecutivo stabile ed efficiente, capace di mantenere l’ordine pubblico, che è il compito fondamentale dello Stato, per dare al Parlamento la sua sovranità e la sua dignità che oggi mancano del tutto, per creare una magistratura costituzionale, giudiziaria e amministrativa veramente indipendente, per evitare le debolezze del Governo, i vuoti di potere e di prestigio, e per evitare la partitocrazia che crea il caos.

Gli inconvenienti più gravi della nostra pseudo-democrazia sono: la distruzione dell’opinione pubblica, diventata conformista, perché guidata, irreggimentata, manipolata dalla stampa e dalla televisione, l’assoluta mancanza della circolazione delle élites, la violenza e l’incomprensione dei sindacati che sono diventati un regime nel regime, perché con una minoranza organizzata e disciplinata militarmente, dominano lo Stato e interferiscono continuamente nelle faccende politiche.

La teoria delle classi elette elaborata da due grandi maestri, quali furono Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto, in Italia non è mai esistita; abbiamo avuto da decenni sempre le stesse persone, le stesse capacità o incapacità, gli stessi errori. Ora un Governo che si fonda sugli incapaci e i mediocri, un Governo che non ha una vissuta e sofferta coscienza democratica, è un Governo senza avvenire, destinato fatalmente a perire.

Ad aggravare il travaglio del presente e a preparare il disastro del futuro, concorrono la televisione e la radio, le cui trasmissioni sono, nella maggior parte, una istigazione all’odio di classe, un lavaggio continuo dei cervelli.

Oggi ci si tormenta dello sfacelo in cui si trova l’Italia, ma non bisogna dimenticare, che per tanti anni la vecchia politica ha tollerato e consentito l’inverosimile, se il sec. XIX fu il secolo dello storicismo, il secolo XX il secolo del sovversivismo, il secolo XXI che secolo tramanderà?

Tutto ciò dimostra chiaramente che non è affatto vero che la storia si muove nel senso del progresso, come ha sostenuto Benedetto Croce. Egli insegnava, al pari di molti altri storici, soprattutto inglesi, che la storia avanza come un fiume placido e maestoso, anche se ogni tanto qualche sasso crea dei piccoli vortici nelle acque.
Gli avvenimenti del XX e XXI secolo stanno dimostrato che ciò non è vero.

(Fine)

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