È ancora tempo di attesa a mistero Natale-Epifania? | ApprodoNews
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È ancora tempo di attesa a mistero Natale-Epifania? La semplicità dell’Avvento nelle parole di don Leonardo Manuli

È ancora tempo di attesa a mistero Natale-Epifania? La semplicità dell’Avvento nelle parole di don Leonardo Manuli
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Alcune aggettivazioni antropologiche qualificano l’uomo anche come un essere ritualis, religiosus. Sono dimensioni che nella ripetitività del tempo egli trascende nel culto attraverso l’organizzazione di azioni raccontate dalla liturgia cristiana nel ciclo del calendario liturgico dove la comunità celebra i misteri della salvezza del Signore Gesù Cristo. Desidero condividere alcune riflessioni sul tempo di Avvento partendo da alcuni interrogativi, alla luce di un periodo di circa quattro settimane che dirige il credente al mistero del Natale – Epifania. In un tempo in cui l’uomo vive il “tutto e subito”, dove esistenzialmente non avverte più il “desiderio” nel quale il contesto attuale sembra di perseguire la ricerca della gratificazione del “consumismo dell’usa e getta”, la questione è: Questo tempo “forte” di Avvento parla ancora all’uomo contemporaneo e al credente? Aiuta il cristiano a prepararsi al mistero del Natale – Epifania del Signore? È ancora possibile dare un senso cristiano a tutte le attese dell’uomo? Il credente nella sua esperienza personale ha la capacità critica di riconoscere nella fede il tempo di Avvento di Dio?

Non si intende qui giudicare il mondo per rifugiarsi nelle proprie convinzioni, in un angolo caldo e sicuro, per vivere la comoda rassegnazione del “non si può cambiare”, invece di aprire orizzonti impensati e impossibili. La chiesa dovrebbe guardare al di là di sé, comprendere se per i battezzati e per coloro che non lo sono, è ancora tempo di Avvento. L’Avvento vive della dolce luce dell’attesa, ogni giorno, non solo in questo breve intervallo: “Non è solo ricordo e rappresentazione del passato, è anche un nostro presente, una nostra realtà” (J. Ratzinger, Tempo di Avvento, Brescia 2005). L’esperienza delle prime comunità cristiane era viva e ardente in attesa della parusia del ritorno del Signore, oggi si direbbe: è fake news! La chiesa successivamente ha dovuto rivedere e interpretare nuovamente dal punto di vista teologico il significato della promessa che il Signore si manifesterà, accorgendosi della “discrepanza fra attesa e adempimento, e collocando il regno di Dio nell’aldilà”, dimenticando che “il Signore si è rivolto al corpo, a tutto l’uomo nella sua corporeità e nel suo inserimento nella storia e nella comunità” (J. Ratzinger, Tempo di Avvento).

Dove è finito l’Avvento? Oggi occorre costatare non solo l’inefficacia del cristianesimo, l’impotenza della realtà cristiana, alla base del quale c’è un disinteresse verso la ricerca della verità, anzi, si è sbiadita, e non si vede all’orizzonte nulla in grado di scuoterci e di deluderci. Ancora una volta dobbiamo ammettere che ci appaga il sovraccarico di luci e di regali, un eccessivo folclore, e se apriamo gli occhi sperimentiamo che il messaggio semplice di Avvento trova davanti un deficit esistenziale e spirituale. Guardando la chiesa, vediamo la cosa più difficile, l’assenza di maestri innamorati della verità, guardando la società, costatiamo che non solo ha smarrito la fede ma anche la ragione: “bisogna insegnare ad amare la verità, non solo per comunicare la nostra fede, ma per insegnare ad amare ogni sorta di verità” (T. Radcliffe, Alla radice della libertà, Bologna 2018).

Un gesuita (T. de Chardin) si chiedeva: “cosa ne ha fatto dell’attesa il cristiano nel compito di tenere sempre viva la fiamma bruciante del desiderio?” Non solo, ma la fede nell’attesa di Dio che viene è capace di cambiare il modo in cui comprendiamo la nostra esistenza? Concludendo, occorre fare un passo in avanti. Mentre il mondo corre senza sosta, il ritmo della vita è frenetica, gli anni passano senza accorcegene, in un tempo indifferente a Dio e alle cose importanti della vita, bisogna avere il coraggio di ribadire che è ancora tempo di Avvento, che riaccende la speranza e la vita. La sfida può essere resa possibile e richiede spazio dentro il nostro cuore, di lasciarci abitare dal mistero dell’amore di Dio, consentendo che l’esistenza del credente si rinvigorisca nella fede, nella speranza e nell’amore.

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