Si muore, vivendo come le bestie | ApprodoNews
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Si muore, vivendo come le bestie La morte di Jaith Suruwa è anche colpa nostra

Si muore, vivendo come le bestie La morte di Jaith Suruwa è anche colpa nostra
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Prefazione “Le porte possono anche essere sbarrate, ma il problema non si risolverà, per quanto massicci possano essere i lucchetti. Lucchetti e catenacci non possono certo domare o indebolire le forze che causano l’emigrazione; possono contribuire a occultare i problemi alla vista e alla mente, ma non a farli scomparire. (Zygmunt Bauman)”

L’ennesima tragedia, stavolta è toccato a Jaith, un minorenne del Gambia, in quella maledetta tendopoli di San Ferdinando. In quel luogo teatro di passerelle di ogni colore politico che con slogan vetusti figli dell’ipocrisia retorica, fanno promesse e volano via nei loro “caldi giardini” ben curati. Eppure noi sempre illusi a credere che qualcosa prima o poi cambierà, ma cosa dovrà cambiare in un paese dove la scuola massima del pensiero è quella del Gattopardo?
E mentre la salma di questo povero ragazzo, bruciato vivo da un rogo maledetto, viene trasferita per l’autopsia e quindi capire quali siano state le cause del decesso oltre a cercare di comprendere come sia potuta succedere una disgrazia del genere. Si apprende dall’Ansa che alcuni amici sospettano che “l’incendio in cui è ha perso la vita il diciottenne possa essere stato appiccato da qualcuno”, visto che la sera prima “due persone che vivono nel campo sono venute a cercarlo”, poi alla richiesta di spiegazioni, sono andate via senza dire nulla.
E mentre c’è l’individuazione di un sito alternativo dove al posto delle baracche ci saranno dei container, si piange la morte di un ragazzo che prima stava allo Sprar di Gioiosa Ionica per poi trovare la morte a San Ferdinando. Due anni fa un’altra tragedia colpì la baraccopoli quando la nigeriana Becky Moses morì sempre a causa di un incendio doloso procurato da un’altra migrante.
Oggi il Capo dello Stato ha firmato il tanto voluto “Decreto sicurezza”, un trattato di espulsione che non ha eguali nella storia italiana se non in quel terribile ventennio fascista con le la vergogna delle leggi razziali. Alcuni prefetti in diverse regioni hanno diramato ordinanze di allontanamento di migranti e dei minori purché accompagnati per effetto di questo scellerato decreto che sembra ledere ogni contesto sui diritti umani. L’introduzione della cosiddetta “tipizzazione” abolisce nei fatti la protezione umanitaria, se non per alcune questioni, come le cure mediche, calamità naturali, etc. e dovranno essere di conseguenza allontanati. Si sta andando in una direzione che non ha più concetto di solidarietà umana, che nei fatti è sancita dalla nostra Costituzione. Salvini ha ottenuto il suo scopo per trarre vantaggio elettorale visto che l’insofferenza e l’odio verso il migrante è oramai fuori da ogni limite di controllo. Con questo decreto, il sistema Sprar saranno solo aperti (e finanziati) per chi ha già una protezione internazionale e ovviamente, per non farla proprio vergognosa, per i minori non accompagnati. È un metodo di civiltà quello a cui oggi stiamo andando incontro? Una regolazione andava fatta, nessuno l’ha mai escluso, ma andava fatta con il concetto di “protezione umanitaria”, quindi inclusivo e non come ora, divisivo ed emarginante.
Eppure dopo la morte del povero “Sparo”, così veniva chiamato Jaith, non si è vista tanta solidarietà, ha prevalso più l’indifferenza, non c’è stato il messaggio di vicinanza delle istituzioni così come c’era stato per l’italiano che ha sparato e ucciso un ladro (moldavo), come ha fatto un ministro dell’interno, cosa assurda, inusuale e fuori luogo. Jaith era del Gambia, uno straniero che ancora minorenne, avrebbe compiuto diciotto anni a gennaio, non era nessuno, solo un numero in attesa del permesso di soggiorno. Vittima così come lo sono i suoi compagni rimasti in quella maledetta cloaca di una politica sempre più inconcludente e ipocrita che promette ma non mantiene. Gli essere umani vanno trattati come tali al di là del loro colore, e perdonate la retorica, ma in questi casi è sempre più attuale e fondamentale. Come credo dovrebbe essere fondamentale che tutti facciamo la nostra parte a rendere il concetto di tolleranza un valore primario per l’esistenza umana, che vada oltre quell’euro per cassetta di arance.

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