Polistena, operazione “Scacco Matto” la polizia arresta 35 persone della cosca Longo | ApprodoNews
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Polistena, operazione “Scacco Matto” la polizia arresta 35 persone della cosca Longo

Polistena, operazione “Scacco Matto” la polizia arresta 35 persone della cosca Longo
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Il reato contestato è di associazione a delinquere di stampo mafioso. Coordinati dal Servizio Centrale Operativo, stanno procedendo altresi’ al sequestro preventivo di due ville residenziali e tredici ditte, con sede a Polistena, Fondi e Roma. TRA I LOCALI SOTTOPOSTI A SEQUESTRO IL NIGHTCLUB “FEMINA” DI POLISTENA. All’interno della news i nomi delle persone arrestate.I complimenti alla forze dell’ordine dal sindaco di Polistena Tripodi.L’approvazione  ed i complimenti del Governatore Scopelliti alla Dda di Reggio Calabria

ALL’INTERNO DELLA NEWS FOTOGALLERY

Polistena, operazione “Scacco Matto” la polizia arresta 35 persone della cosca Longo

Il reato contestato è di associazione a delinquere di stampo mafioso.Coordinati dal Servizio Centrale Operativo, stanno procedendo altresi’ al sequestro preventivo di due ville residenziali e tredici ditte, con sede a Polistena, Fondi e Roma. Tra i locali sottoposti a sequestro il nightclub “femina” di polistena.  All’interno della news i nomi delle persone arrestate. I complimenti alla forze dell’ordine dal sindaco di Polistena Tripodi.L’approvazione  ed i complimenti del Governatore Scopelliti alla Dda di Reggio Calabria

 

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POLISTENA –

Gestivano gli appalti, ma non solo quelli, della zona di Polistena e dei comuni limitrofi. Per questo motivo 35 persone, tutti presunti affiliati alla cosca Longo di Polistena nella piana di

Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, sono state arrestate nell’operazione Scacco Matto di questa mattina. Tra i trentacinque finiti in manette c’è anche la moglie del boss, che come “incarico” all’interno della consorteria mafiosa aveva quello di cassiera, ma anche di ambasciatrice di “missioni” particolari. Secondo quanto emerso dalle indagini dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta da Giuseppe Pignatone, Maria Rosa Grimaldi, 45 anni colpita dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita nell’operazione di questa mattina era stata investita di questo compito dal marito Vincenzo Longo, arrestato lo scorso luglio nell’operazione “Crimine”. Quest’ultimo aveva preso la reggenza della cosca di Polistena dopo l’omicidio di Giovanni Longo ‘u signurinu’ avvenuto nel lontano 2001. Vincenzo Longo era rimasto coinvolto nell’operazione “Crimine”, quando fini in carcere insieme ad altre trecento e passa persone. Nell’ordinanza di allora, il capo crimine Domenico Oppedisano dice di del boss di Polistena: ”tutto quello che ha gliel’ho dato io, lui è il capo li a Polistena”, l’intercettazione è ripresa dalle microspie installate all’interno della lavanderia dei Commisso a Siderno. Vincenzo Longo sarebbe dunque il capo societa’ di Polistena, e alla moglie, oltre al ruolo di cassiera, aveva affidato anche quello di ambasciatrice, insieme al figlio Rocco Longo di 21 anni pure lui colpito dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina. In pratica, la donna durante i colloqui con il marito nel carcere di Palmi, prendeva gli ordini e li portava agli adepti all’esterno. Durante un colloquio in carcere con un detenuto e’ stata intercettata la frase attribuita alla donna: “Ma io scusa ma io che parlo… mica parlo perche’ voglio comandare, io portatore di voce sono”. La cosca imponeva il pizzo e le la guardiania nella zona della loro influenza. Per questo motivo, sempre nella medesima operazione la squadra mobile reggina ha sequestrato beni del valore di 30 milioni di euro. Tra essi figurano nove imprese, una società, un istituto di investigazione privata, un night club, due esercizi commerciali e due fabbricati. Gli interessi della cosca, hanno rilevato inquirenti e investigatori, si sono allargati nel tempo dalla classica imposizione della guardiania ad altre attività illecite come estorsioni e usura ma soprattutto il salto di qualità è stato conseguito con l’inserimento nel tessuto economico imprenditoriale nel campo edilizio e del movimento terra, imprese di lavorazione di inerti e aziende edili. Tra gli arrestati c’è anche l’imprenditore Antonio Romeo, che si sarebbe prestato, secondo l’accusa, a essere la testa di legno per l’aggiudicazione degli appalti per conto del boss Vincenzo Longo.

L’indagine si e’ servita di materiale investigativo progresso, come quello dell’operazione “Il crimine”, a d’ attivita’ recente come intercettazioni ambientali e telefoniche, di intelligence e delle dichiarazione di un testimone di giustizia. Si tratta dell’imprenditore Gaetano Saffioti, estromesso dalla potente cosca nei lavori di ristrutturazione del Liceo Scientifico “Renda” di Polistena, appaltati dell’Amministrazione provinciale di Reggio Calabria e aggiudicati, al termine di una regolare quanto cristallina gara d’appalto, alla ditta “Gival s.r.l. con sede a Fondi di Latina. Un appalto di 2,5 milioni di euro. L’impresa laziale, inizialmente, aveva preso in locazione dei macchinari dall’impresa Saffioti che, dopo due giorni dall’avvio dell’attività’ di cantiere, venne ridimensionata, per affidare sub appalti, forniture e servizi, a ditte individuali, imprese, società e maestranze riconducibili a soggetti della cosca Longo, il cui capo Vincenzo Longo attualmente si trova richiuso presso la casa circondariale di Cuneo, dove gli e’ stato notificato il provvedimento restrittivo. La ‘ndrangheta di Polistena, grazie all’accordo con l’impresa in questione, era riuscita ad imporre il controllo sociale su un territorio ad alta densità mafiosa. Un accordo, quello tra i vertici della “Gival s.r.l.” e le imprese referenti dei Longo, che ha portato in carcere l’amministratore unico e responsabile legale dell’impresa laziale, un capo cantiere e due geometri, di cui uno con un passato da consigliere comunale del Pdl a Fondi di Latina. Accordi del genere, in provincia di Reggio Calabria vengono solitamente imposti, pena attentati di vario genere, a tutte quelle imprese che si aggiudicano appalti di opere pubblica in Calabria e nel reggino in particolare. L’attivita’ investigativa, coordinata dalla procura antimafia, e’ stata svolta dal Commissariato di Polistena e della Squadra mobile della questura di Reggio Calabria. Nell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi hanno collaborato anche le Squadre mobili delle Questura di Salerno, Latina, Roma, Arezzo e Padova.

 

SEQUESTRO BENI

 

Beni mobili ed immobili per un valore di una trentina di milioni di euro sono in fase di sequestro da parte della polizia nell’ambito dell’operazione condotta all’alba contro presunti affiliati alla cosca Longo di Polistena. Tra i beni sequestrati vi sono i capitali sociali di imprese ed aziende, oltre ad attivita’ commerciali ed immobili.

coordinati dal Servizio Centrale Operativo, stanno procedendo altresi’ al sequestro preventivo di due ville residenziali e tredici ditte, con sede a Polistena (RC), Fondi e Roma. Secondo gli inquirenti sarebbe stato sequestrato un patrimonio di 30 milioni. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra’ alle ore 11.00 in questura

 

L’elenco delle ditte sequestrate, per un totale di trenta milioni di euro:

 

  1. Gival srl, sede legale a Fondi (Latina)
  2. Squillace Giuseppe, sede legale a Roma
  3. Denude srl, proprietaria del night club “Femina”, di Cinquefrondi
  4. Cutano Luigi, sede legale a Polistena
  5. Longo Domenico, sede legale a Polistena
  6. Longo Luigi, sede legale a Polistena
  7. Longo Giovanni & C., sede legale a Polistena
  8. La Costruzione srl, sede legale a Polistena
  9. Malandrin Alberto & C., sede legale a Polistena
  10. Malandrin Alberto, proprietaria della ditta di investigazioni private “Linx”, di Polistena
  11. Romeo Antonio, sede legale a Polistena
  12. Antonio Romeo & Figli, sede legale a Polostena
  13. Euroro Italia, sede a Polistena
  14. Fabbricato di seconda classe a Polistena
  15. Fabbricato di seconda classe a Polistena

 

ARRESTATO CONSIGLIERE COMUNALE DI FONDI(LATINA)

 

C’e’ anche un ex consigliere del Comune di Fondi (Latina), tra le persone arrestate stamani dalla polizia nel corso di un’operazione contro presunti affiliati alla cosca Longo di Polistena. L’uomo e’ proprietario di una impresa che ha vinto un appalto per alcuni lavori a Polistena. Appalto su cui si sono concentrate le attenzioni degli investigatori della polizia e dei magistrati della Dda di Reggio Calabria che avrebbero rilevato delle irregolarita’.

 

Antonio Ciccarelli

 

 61 anni, ex consigliere comunale e presidente della commissione Lavori Pubblici del comune di Fondi (Latina) fra le persone arrestate stamane dalla Polizia nell’ambito dell’operazione ordinata dalla Dda di Reggio calabria ontro il clan Longo di Polistena, che ha portato in carcere 35 persone. Ciccarelli, esponente del Pdl dimessosi dall’incarico nel 2009, era geometra dell’impresa Gival che si era aggiudicata i lavori di ristrutturazione del liceo scientifico di Polistena nell’ambito di un associazione tempoaranea di imprese. In carcere anche Francesco Palermo, 61 anni, di Fondi, amministratore unico della Geval, e Gianluca Calzaretta, 38 anni, originario di Eboli (Sa), geometra della stessa ditta; Francesco Guarini, 26 anni, assistente di cantiere della Geval. Tutti rispondono di concorso esterno in associazione mafiosa.

 

ECCO I NONI DELLE PERSONE ARRESTATE

 

Aquino Domenico, classe 1952, Lucà Maria Anna, classe 1956, Aquino Francesco, classe 1964, Cutano Antonio, classe 1976, Cutano Luigi, classe 1978, Gullace Giovanni, classe 1959, Longo Domenico, classe 1967, Longo Domenico, classe 1948, Longo Giuseppe, classe 1976, Longo Luigi, classe 1971, Longo Giovanni, classe 1971, Longo Francesco, classe 1968, Longo Rocco, classe 1990, Grimaldi Maria Rosa, classe 1966, Squillace Giuseppe, classe 1970, Calcopietro Francesco, classe 1930, Malandrin Giuseppe, classe 1962, Muzzupapa Domenico, classe 1984, Romeo Antonio, classe 1960, Varamo Vincenzo, classe 1954, Fidale Michele, classe 1961, Fidale Rocco, classe 1983, Aquino Giovanni, classe 1977, Fidale Vincenzo, classe 1984, Squillace Domenico, classe 1973, Longordo Cesare, classe 1966, Longo Rocco, classe 1974, Gandolfo Luigi Riccardo Rosario, classe 1972, Aquino Vincenzo, classe 1972, Longo Vincenzo, classe 1963, Ciccarelli Antonio, classe 1950, Palermo Francesco, classe 1950, Calzaretta Gianluca, classe 1972,Guarini Francesco, classe 1985

 

LA MOGLIE DEL BOSS VINCENZO LONGO CASSIERA ED AMBASCIATRICE

 

La moglie del boss era la cassiera della cosca. Secondo quanto emerso dalle indagini della Polizia di Stato, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Maria Rosa Grimaldi, 45 anni colpita dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita nell’operazione ‘Scacco matto’, era stata investita di questo compito dal marito Vincenzo Longo. Quest’ultimo aveva preso la reggenza della cosca di Polistena dopo l’omicidio di Giovanni Longo ‘u signurinu’ avvenuto nel 2001. Di lui si parla nell’inchiesta che ha portato alla maxi operazione ‘Il Crimine’ del luglio scorso, nell’ambito della quale e’ finito in carcere. In un’intercettazione il capo crimine Domenico Oppedisano dice di Longo ”tutto quello che ha gliel’ho dato io”. Vincenzo Longo sarebbe dunque il capo societa’ di Polistena. La moglie, oltre al ruolo di cassiera, aveva anche quello di ambasciatrice in carcere, insieme al figlio Rocco Longo di 21 anni pure lui colpito dall’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina. Durante un colloquio in carcere con un detenuto e’ stata intercettata la frase attribuita alla donna: ”Ma io scusa… ma io che parlo mica parlo perche’ voglio comandare… io portatore di voce sono”.

 

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 COSCA LONGO

 

La cosca Longo, dunque, da diversi lustri controllerebbe il territorio di Polistena. La famiglia retta, anche dal carcere, dal boss Vincenzo Longo, detto “il postino”, sarebbe stata, negli anni, comandata prima dal vecchio patriarca Luigi Longo, classe 1918, poi dal figlio Rocco Longo, classe 1931 e, infine, dal nipote Giovanni Longo, classe 1956, detto “u signurinu”, ucciso nel 2001. Lo scettro del comando sarebbe passato al “postino” proprio dopo tale uccisione. Del ruolo di Vincenzo Longo, peraltro, si parlava già nell’operazione “Crimine”, attraverso le intercettazioni sul conto di Domenico Oppedisano. Longo avrebbe ricevuto da Vincenzo Pesce, elemento di spicco della ‘ndrangheta di Rosarno, il grado di “Quartino”, come si evince anche da alcune intercettazioni all’interno della lavanderia “Ape Green”, centro nevralgico della cosca facente capo a Giuseppe Commisso “u mastru”.

 

Una famiglia, quella dei Longo, dedita, in particolare, alle estorsioni, strumento fondamentale del controllo territoriale, ma anche dell’infiltrazione negli appalti, anche dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, come emerso nell’inchiesta “Arca”. Una cosca capace di condizionare ogni aspetto del proprio territorio d’appartenza: dalle intimidazioni ai giornalisti, fino alle scelte di mercato. Dalle intercettazioni, infatti, emerge il diktat dei vertici della famiglia di boicottare la pizzeria di un soggetto sospettato di aver fornito agli investigatori una soffiata su un arsenale rinvenuto nel 2007.

 

I COMPLIMENTI DEL PRESIDENTE SCOPELLITI

 

l Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, in merito all’odierna operazione della DDA di Reggio Calabria, denominata “Scacco Matto”, ha rilasciato la seguente dichiarazione. “Esprimo vivo compiacimento al lavoro svolto dalla DDA di Reggio Calabria e dalle Forze dell’Ordine per l’operazione “Scacco Matto” che ha portato ai numerosi arresti nel territorio della Piana di Gioia Tauro. Si tratta di un’altra importante operazione di ripristino della legalità, l’ennesimo duro colpo inflitto alla criminalità organizzata. Gli arresti odierni si caratterizzano per via dei risvolti che interessavano vari settori dell’economia pubblica e privata e dell’informazione. Lo Stato con questa brillante operazione, continua a far sentire la propria presenza a fianco dei cittadini, a dimostrazione di grande impegno e dedizione consapevole che la strada della legalità e quindi del rispetto delle regole, rimane al primo posto nell’agire quotidiano”.

 

I COMPLIMENTI DEL SINDACO DI POLISTENA

 

L’Amministrazione Comunale di Polistena esprime – in una nota stampa – profonda gratitudine nei confronti della Questura di Reggio Calabria e della Magistratura, protagonisti di un’operazione senza precedenti, contro la criminalità organizzata condotta nella città di Polistena. La battaglia contro la ‘ndrangheta ed il malaffare, la lotta per l’affermazione della legalità, costituiscono il primo punto dell’azione programmaticadell’Amministrazione Comunale di Polistena, che rimane schierata dalla parte della legalità, contro ogni forma di condizionamento mafioso, al fianco della magistratura e delle forze dell’ordine.

Siamo dunque riconoscenti – c’è scritto nella nota a firma del sindaco Michele Tripodi – a quanti, attraverso questa ultima operazione, hanno partecipato a diverso titolo nell’interesse dei cittadini onesti di Polistena, la cui storia è stata costruita su grandi battaglie nel segno della legalità, dell’antimafia sociale e culturale. Adesso tocca alla società civile, ai giovani, alla gente comune, prendere coscienza e percorrere a testa alta la via della legalità e della giustizia. Troveranno in questa Amministrazione Comunale un valido sostegno per l’affermazione di una nuova idea di società fondata sugli stessi diritti e le stesse opportunità per tutti.

I COMPLIMENTI DI ANGELA NAPOLI

Da anni coloro che vivono nel territorio della Piana di Gioia Tauro erano a conoscenza del potere esercitato da Vincenzo Longo e dalla sua famiglia; finalmente con l’operazione “Scacco matto”, che nella giornata di ieri ha portato all’arresto di ben 35 persone, c’è stato il riconoscimento della “società di ‘ndrangheta”, anche nel territorio di Polistena.

E ancora una volta l’operazione “Scacco matto”, frutto dell’importante attività d’indagine della Polizia di Stato, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, dimostra come non ci sia parte del territorio della provincia, che risulti immune dalla presenza, dalla pervasività e dall’attività illecita della ‘ndrangheta.

Non può altresì, essere sottaciuto che dalla stessa operazione “Scacco matto” si evince come non fosse del tutto “peregrina” l’insistenza sulla necessità di sciogliere, per infiltrazione mafiosa, il precedente Consiglio Comunale di Fondi (LT), invece coperto dall’attuale del Governo Nazionale.

 

 

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