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10 anni dalla morte di mamma Natuzza Ieri mattina nella cattedrale di Mileto il ricordo del vescovo

10 anni dalla morte di mamma Natuzza Ieri mattina nella cattedrale di Mileto il ricordo del vescovo
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Pubblichiamo integralmente il testo dell’omelia del Vescovo Mons. Luigi Renzo.

Grazie a tutti voi per essere qui intervenuti per questa celebrazione speciale in cui vogliamo fare memoria dei 10 anni del pio transito da questo mondo al cielo di Mamma Natuzza. Saluto vivamente i figli di Natuzza che sono qui con noi e saluto di vero cuore ai membri dei Cenacoli di Preghiera che avete voluto unirvi a noi.
Sia per amore a lei, sia e per noi in particolare, non poteva passare sotto silenzio la ricorrenza dei 10 anni dalla morte, ricorrenza tra l’altro che segue a breve distanza l’apertura solenne il 6 aprile scorso della sua causa di Beatificazione, che speriamo di portare a termine senza difficoltà nel più breve tempo possibile.
Oggi la liturgia ci fa festeggiare Tutti i Santi del Paradiso, quelli riconosciuti tali dal Magistero della Chiesa e quelli che hanno vissuto nella santità silenziosa e nascosta di una vita cristiana vera; quelli che Papa Francesco chiama i “santi della porta accanto”, o quelli che il brano dell’Apocalisse, che abbiamo ascoltato nella prima lettura (Ap. 7,2-4ss), indica come “coloro che furono segnati col sigillo” (della grazia del battesimo); cioè quella “moltitudine immensa che nessuno poteva contare”. Si tratta di uomini e donne che con fede hanno portato il peso dei propri limiti ed il peso della famiglia, l’impegno duro della fedeltà e della coerenza, il fardello delle debolezze umane senza mai perdere la fiducia nel Padre che ci ama, nel Figlio che ci salva, nello Spirito Santo che ci guida.
Cos’è, allora, la santità? Non è altro che la realizzazione del progetto di amore che Dio ha su di noi. Santi non si nasce, ma si diventa giorno per giorno mettendoci a disposizione di Dio. Santo, di conseguenza, non è il perfetto, uno che non è caduto mai in qualche colpa, ma chi sa risollevarsi confidando nell’amore misericordioso di Dio. Questo ci spinge a pensare che tutti possiamo e dobbiamo guardare alla santità come meta normale della nostra vita. Il vero male delle nostre comunità è di non essere sante abbastanza, è di credere che la santità sia solo per pochi e non può essere raggiunta da tutti.
La santità, invece, è la via per tutti. E’ questo, tra l’altro, l’insegnamento che ci ha lasciato Natuzza, che, pur analfabeta e senza cultura, ha saputo entrare nel cuore di Dio ed ha fatto entrare Dio nel suo cuore facendolo sentire a casa sua. Santo è chi vive questa intimità con Dio senza tralasciare le cose della terra. Natuzza Evolo è stata questo; è stata una testimone autentica del messaggio cristiano, tanto da poter stimolare chiunque di noi a procurarci accanto a lei un posto in Paradiso tra i Santi.
Qual’è la strada che conduce, pertanto, alla santità? Ce la indica Gesù nel Discorso della montagna, le Beatitudini, che abbiamo ascoltato nel brano del Vangelo di Matteo (5, 1-12). Le Beatitudini sono la Carta Costituzionale della vita cristiana, sono le regole d’oro della santità. Sentire Gesù che proclama e dichiara “beati”, e quindi “santi”, i poveri in spirito, cioè quelli che non si attaccano e non si lasciano corrompere dalle cose di questo mondo; quelli che lottano e soffrono per la giustizia; i miti ed i misericordiosi; i puri di cuore, quelli che si impegnano per la pace: sono tutti modelli che devono farci riflettere e scuoterci nella coscienza.
Come siamo lontani da questo modello! Tra noi ci sono guerre, divisioni e violenze dovunque, perfino in famiglia, desiderio scatenato di vendetta e di rifiuto del perdono, gente che sfrutta senza scrupolo e semina morte per poi magari chiedere e pretendere di portare le statue dei santi in processione! Che serve dire di voler onorare i santi se poi la nostra vita è una bestemmia di disonore?
I Santi ci ricordano che per onorarli degnamente bisogna imitare il loro esempio ed il loro impegno costante nel trasformare in noi e fuori di noi il male in bene, l’egoismo in altruismo, la vendetta in perdono. Oggi poi si tratta anche di andare controcorrente, pronti a smontare la mentalità del mondo nello spirito e nella lettera delle Beatitudini. Ciò che spinge a cambiare stile di vita è certamente la Grazia di Dio. E’ questa che ci fa scoprire la gioia e la bellezza dell’essere battezzati, dell’essere e sentirci figli di Dio. I Santi – e Natuzza è tra questi – con la loro testimonianza ci stimolano e ci aiutano a capire che questo traguardo è possibile, è alla portata di tutti: ciò che conta è prendere gusto a farsi amare da Dio. Non si tratta, pertanto, di fare miracoli, di essere eroi o di non sbagliare mai, ma di farsi amare da Dio ogni giorno di più aprendo a Lui il nostro cuore ed aprendo a nostra volta il nostro cuore al prossimo. E’ l’amore con cui facciamo le cose che le rende buone per noi e per gli altri. “Ama e fai ciò che vuoi!”, diceva S. Agostino. L’amore vero e disinteressato cambia le logiche del nostro povero mondo perverso.
Tempo fa mi è stato chiesto da un giornalista cosa Natuzza Evolo può comunicare all’attuale società del provvisorio? Rispondevo che con la sua semplicità disarmante e con la sua profonda spiritualità Natuzza è una vera sfida alla nostra cultura liquida, caratterizzata dalla ricerca dell’effimero, del successo, dell’apparire, del contingente. Comunica l’amore alla vita. Questo è il suo primo messaggio convincente. Insegna il ricupero della spiritualità e della interiorità come la via più breve e sicura per uscire dall’aridità del cuore ed intraprendere un percorso serio di fede e di umanità. Con Gesù, riferimento e modello di uno stile di vita più umano e responsabile, saremo tutti vincitori sulla nostra cultura del provvisorio e del relativismo totale. Un mondo senza Dio è un mondo senza uomo. Dio non mortifica, ma anzi nobilita l’immagine autentica dell’uomo. L’uomo viene prima delle cose. Con la sua spiritualità Natuzza ci offre questi stimoli e con la sua semplicità serena e col suo senso di maternità profonda offre alla Chiesa ed a tutti l’esempio di un servizio umile, genuino e sofferto fino ad accettare di salire con Gesù sulla Croce.
Dieci anni fa, il 1° novembre 2009, Natuzza lasciava fisicamente questa terra, ma il suo cuore, il suo amore è continuato e continua a riversarsi su di noi, su chi ha posto in Dio la sua speranza e la sua gioia. E’ un’occasione buona, quella di oggi, per rinnovare vicini a lei la nostra volontà di seguire generosamente il Signore con la certezza che la sua generosità supererà all’infinito la misura della nostra.
Auguri a tutti di santità sotto la protezione di Mamma Natuzza, che non mancherà di intercedere per noi e di accompagnarci nell’incontro col Signore. Così sia.
+ Luigi Renzo
Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea

Discussione (1 commenti)

  1. Domenico Caruso

    Per la ricorrenza della mistica di Paravati ho composto il seguente sonetto:

    A Mamma Natuzza

    Mamma Natuzza un dì da voi io venni
    a Paravati in cerca di conforto,
    l’Angelo mio con celesti accenni:
    – Cristo – disse – per noi, Cristo è Risorto! –

    Di perdonare gli altri già ritenni
    quello che agli occhi miei sembrava storto:
    offrir le pene a Dio allor convenni
    senza che alcuno ne subisse torto.

    Natuzza amata, con il vostro aiuto
    del Paradiso s’apriran le porte:
    la vita acquisterà giusto valore.

    Bisogna opporre al male un gran rifiuto
    per debellar così la mala sorte…
    e sulla Terra regnerà l’amore.

    Domenico Caruso
    S. Martino di Taurianova (RC)

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