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A San Martino sesta edizione della Via Crucis vivente Splendida interpretazione nella popolosa frazione di Taurianova

A San Martino sesta edizione della Via Crucis vivente Splendida interpretazione nella popolosa frazione di Taurianova
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Riceviamo e pubblichiamo

Domenica scorsa recatomi a San Martino presso la chiesa Maria SS. Della Colomba, “tra l’altro per me una delle chiese più suggestive ed armoniose della piana” per la Benedizione delle Palme venivo invitato alla rappresentazione della sesta edizione della Via Crucis vivente, che si sarebbe svolta nel pomeriggio. Visto l’entusiasmo che si notava sui volti dei protagonisti, anche se per me, era una novità, mi sono recato ad assistere la manifestazione, organizzata dall’ associazione socio culturale il castello San Martino in collaborazione con la parrocchia Maria Santissima della Colomba con il Parroco Don Pino Di Raco. Sono rimasto veramente impressionato dalla minuziosa organizzazione della manifestazione, veramente emozionante, che ha visto la partecipazione di ben 55 personaggi , che con vestiti tradizionali si sono intercalati in maniera determinata e suggestiva nella Via Crucis di nostro Signore. Anche le condizioni climatiche si sono adeguate all’evento. Il tutto si è svolto all’interno dell’intero quartiere di Taurianova, con la partecipazione dell’ intera popolazione. Complimenti a tutta l’associazione, alla parrocchia, al parroco e a tutta la popolazione. Questa manifestazione meriterebbe nei prossimi anni di essere evidenziata non solo a livello locale, ma anche a livello regionale.

Nell’occasione, vista la bellezza di questa chiesa voglio evidenziare brevemente degli aspetti storici della stessa. San Martino paese da sempre esistito, anche sotto il dominio greco. Durante il periodo medioevale i fratelli d’Altavilla Ruggero e Roberto utilizzarono il castello eretto in loco come base per conquistare Reggio e la vicina Sicilia. I due fratelli tennero battaglia nel 1058, passata alla storia come la battaglia di San Martino, sbaragliando i vescovi di Cassano e di Gerace. Dopo questa battaglia, tutta la Calabria s’inchinò ai Normanni. Nell’anno 1062 mentre il Conte Ruggero teneva battaglia in Sicilia si precipitò nel Castello di San Martino dove ad attenderlo vi era Giuditta d’Evreux, promessa sposa, e nel bellissimo castello la sposò con le norme legali per poi recarsi a Mileto per celebrare le nozze. Il 30 marzo del 1283, dopo i fatti storici della rivolta dei Vespri di Palermo, Carlo II d’Angiò nel castello di San Martino convocò, con la protezione del Pontefice Martino: Prelati, Conti, Baronie molti regnanti, un solenne Parlamento, qui furono scritti i quarantasei capitoli del generale Parlamento, che furono considerati il nucleo fondamentale della legislazione angioina.

Capitoli scritti a favore della chiesa, per le persone ecclesiastiche per i baroni e per il suo popolo. La storia rimase sepolta sotto le rovine del tremendo terremoto del 5 febbraio 1783 che distrusse interamente San Martino eretto in località Meda. Tutte le maestose chiese edificate in quella località crollarono, solo due opere d’arte si salvarono e che oggi possono essere ammirate: la statua in marmo della Madonna delle Grazie, opera di Giovan Battista Mazzolo del 500, custodita all’interno dell’attuale chiesa e le due campane in bronzo, una datata 1536 e una 1778. I Sammartinesi all’indomani del tremendo sisma, abbandonarono la predetta località e si spostarono nel piano nella località chiamata Abbadia dove edificarono il nuovo attuale San Martino, qui, subito, iniziarono ad edificare le case e la chiesa intestata a Santa Maria della Palomba, e stabilirono come Patrono San Martino. Il paese crebbe velocemente si ampliò e si migliorò. Nel 1862 i Sammartinesi poiché il patrono era San Martino, commissionarono ad uno scultore del legno di Varapodio, tale Francesco De Lorenzo, la pregevole statua lignea di San Martino a cavallo custodita nell’attuale chiesa. La statua lignea fu distrutta da un incendio nel 1976 e restaurata nel 1977. Nel 2015, per via di una caduta accidentale, fu completamente distrutta e restaurata nel 2016.

La chiesa edificata nel’800 fu restaurata nel 1910 poiché distrutta in alcune parti dal terremoto del 28 dicembre del 1908, parroco di quel periodo era don Giulio Celano (1900 – 1945). Nel 1945 a San Martino arrivò un prete che rimase nella storia del nostro San Martino, proveniente da Gioia Tauro, si chiamava: don Francesco Riso, per tutti don Ciccio. Si prodigò molto per la crescita culturale di San Martino. Sull’operato di Don Ciccio, per descrivere tutto, ci vorrebbero almeno 10 volumi. Una cosa ricordiamo, la nascita per sua mano della scuola media del paese, crescita culturale. Don Ciccio rimase a San Martino fino al mese di marzo del 1972. Con il susseguirsi di parroci si registra l’arrivo di un altro prete di Gioia Tauro don Antonio Scordo (dal 1994 al 2007), se per don Ciccio ci vorrebbero 10 volumi per don Antonio Scordo ce ne vorrebbero 100. Una cosa molto importante per il suo operato fu il restauro completo della chiesa nel 1999 e la realizzazione del nuovo campanile sul finire del 2006. Da evidenziare inoltre, che l’ex parroco di San Martino Don Antonio Scordo, attuale parroco del duomo di Gioia Tauro, si sta’ adoperando a ristrutturare l’antica chiesa di Sant’ Antonio nel quartiere storico di Gioia Tauro, basandosi sullo stesso stile adoperato per la restaurazione della chiesa Maria SS. Della Colomba, sarà certamente un’altra opera d’arte. Nell’occasione porgo gli auguri di Buona Pasqua a tutta la comunità di San Martino.

Clemente Corvo

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