Elezioni Gioia Tauro, novità e tradizione in 5 candidati | ApprodoNews
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Elezioni Gioia Tauro, novità e tradizione in 5 candidati Cinque aspiranti alla carica di sindaco, 251 candidati al consiglio comunale distribuiti in 18 liste

Elezioni Gioia Tauro, novità e tradizione in 5 candidati Cinque aspiranti alla carica di sindaco, 251 candidati al consiglio comunale distribuiti in 18 liste Bellofiore Giugno2011 giuseppe pedà 4 ferrovie calabria schiavone rosario
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di Agostino Pantano

Cinque aspiranti alla carica di sindaco, 251 candidati al consiglio comunale distribuiti in 18 liste. Sono questi i primi numeri della sfida elettorale di Gioia Tauro, la seconda città della provincia di Reggio Calabria, chiamata al voto dopo un anno di gestone commissariale. Le liste che si richiamano ai simboli dei partiti sono appena 5, tutto il resto è costituito da formazioni nel segno del civismo e del sostegno ad una leadership personale.

PARTITI, ANTIPARTITI e ORFANI

Gioia Tauro, città che ospita il principale porto container italiano, verrà guidata da un sindaco il cui consenso sarà fortemente influenzato dalla sua autonoma capacità di aggregare e dai temi amministrativi che sarà in grado di proporre agli elettori, e, forse solo in una misura marginale, dal quadro politico di riferimento a livello nazionale e regionale. Nel centrosinistra si consuma un primo caso eclatante di questa messa in ombra della caratterizzazione partitica del voto, visto che due iscritti del principale partito italiano e calabrese – i democrat Aldo Alessio e Renato Bellofiore – corrono per la poltrona di primo cittadino su fronti opposti, ciascuno con due liste. Entrambi sindaci in passato, Alessio e Bellofiore si sfidano all’ombra di un circolo commissariato e, dei due, solo il primo gode dell’appoggio ufficiale dei dem che corrono con una lista di partito e sono pronti a far convergere in città i big della politica regionale.

Il sindaco gioiese è membro di diritto del comitato portuale, il parlamentino che governa lo scalo attualmente affidato dal governo Renzi alla guida di un commissario, e giocoforza l’investimento del partito a favore di Alessio – che dovrebbe precedere l’espulsione dagli organismi regionali di Bellofiore, forse ratificata in questi giorni vista l’incompatibilità sancita dallo Statuto – stabilisce anche un’opzione della politica sui futuri assetti nella gestione del porto.

Nel campo del centrodestra, il candidato Giuseppe Pedà è riuscito nel miracolo di riaggregare Forza Italia-Ncd-Udc (che hanno formato due liste di partito), portando dalla sua parte anche una forza politica come il Centro Democratico di Tabacci, oggi schierata a sostegno di Renzi e Oliverio. Il leader dello schieramento, un imprenditore berlusconiano che nell’era Scopelliti è stato a capo delle Ferrovie della Calabria, ha dalla sua il maggior numero di liste – 6, tre politiche e tre civiche – e deve fare i conti con il dilemma organizzativo più cruciale di questa campagna: valorizzerà, o no, il sostegno che gli può provenire da esponenti di forze politiche che sono disseminate tra il governo e l’opposizione sull’asse Roma-Catanzaro ?

Se Alessio avrà il suo da fare per rintuzzare da sinistra le speronate dell’antagonista Bellofiore, analoga condizione di separati in casa accomuna Pedà e l’altro sfidante Rosario Schiavone. Quest’ultimo, con un passato da vicesindaco e una trafila nei partiti della destra, corre con tre liste – nessuna delle quali ha un partito di riferimento – sperando di poter attirare la base di un elettorato che è maggioritario in città, posto davanti a due leadership anagraficamente giovani sebbene già rodate in ruoli amministrativi e politici.

L’INCOGNITA DELLA NOVITA’

Proprio l’alternativa novità-tradizione è un’altra delle chiavi di lettura politica possibili rispetto al quadro maturato in vista del voto.

Nessuno più del candidato Giuseppe Zappalà, medico alla prima esperienza politica, può essere considerato la vera sorpresa, la figura destabilizzante di un panorama politico arrivato a maturazione dopo un ciclo che dura da 20 anni, più o meno con gli stessi volti. Riavvolgendo il nastro della storia recente di Gioia Tauro, balza alla memoria la preferenza accordata al candidato che di volta in volta si è proposto per l’aspirazione al “rinnovamento” – o alla rottura col passato – che lo muoveva. Alessio, nel 1995, e Bellofiore nel 2010 guidarono il municipio da outsider all’indomani della fine traumatica delle consiliature sciolte per mafia, ed anche il terzo sindaco di questo lungo ciclo – il centrista Giorgio Dal Torrione – ottenne la fascia nel 2001 raccogliendo un voto che a suo modo era “di protesta” contro il lacerante interregno della sinistra.

L’odierna voglia di invertire la rotta, in un Comune ancora vicino al dissesto finanziario e gravato da una serie di emergenze fortemente percepite dai cittadini, influenzerà certamente una fetta consistente dell’elettorato, costringendo i 5 candidati a proporre cure che in un modo o nell’altro chiamano in causa anche la credibilità delle varie classi dirigenti possibili di cui si circondano e del metodo amministrativo proposto.

 

I PRIMI CARATTERI DELLA CONTESA

Risposte interessanti sono quelle già emerse fin qui sul piano dell’organizzazione. I forum di Pedà, l’azzardo comunicativo di Alessio, l’indignazione di Schiavone, i “fatti” di Bellofiore e il ruolo antisistemico di Zappalà rappresentano caratterizzazioni, già evidenti in questi primi giorni, di slanci e debolezze di ogni schieramento. Pedà ha discusso molto con i pezzi organizzati della società, facendo meglio di quanto si era proposto di fare Alessio, la cui bozza di programma da condividere non è planata di incontri in incontri anche per via dell’energia prosciugata nel vicolo cieco delle mancate primarie. Il candidato del Pd propone uno slogan, riti e liturgie chiaramente ispirate dalla volontà di far riemergere il ricordo della propria sindacatura antimafia: richiama la “bentornata primavera”, dagli altoparlanti fa risuonare i jingle delle campagne elettorali uliviste, certifica l’adesione ai codici etici dei suoi candidati e impone, anche al suo partito, metodi selettivi di una rappresentanza che – qui sta l’azzardo – è interamente neofita o sganciata totalmente dalla storia di 20 anni fa.

E’ chiaro come sia da Pedà che da Alessio ci si attenda una campagna elettorale concentrata sui problemi e sulle soluzioni, ma l’analisi sulla loro leadership non può essere disgiunta dal tipo di opposta polarizzazione che hanno cercato e ottenuto: entrambe all’insegna del pluralismo, si tratta di espressioni che l’elezione diretta del sindaco fa identificare con una squadra di possibili futuri amministratori e qui, su questo nodo, entrambi fino adesso colpevolmente non si sono esposti neanche per esplicitare i criteri delle scelte – meritocratici o elettoralistici – da fare dopo l’eventuale vittoria.

Schiavone, ricopiando un metodo che fece fortuna 5 anni fa, ha risdoganato l’antipartitismo in città, affidando la bandiera della rabbia sociale anche ad un movimento che fa buon uso dei social network, quelle “13 scimmie” dal linguaggio spiccio che, prese dal cinema futuristico, formano per lui una lista con 12 candidati.

Bellofiore è pronto a illustrare forse per la prima volta in maniera articolata il bilancio della sua sindacatura finita in anticipo, avendo scelto lo slogan “solo fatti”, e a presentare un parterre di sostenitori scottati dal suo peregrinare tra i partiti.

Zappalà si è fin qui detto pronto a raccogliere il malcontento, molto diffuso in città, per le condizioni di crisi al porto e per l’emergenza dovuta alla gestione del ciclo dei rifiuti e della depurazione, dovendo intrecciare questi temi spinosi con la critica – forse possibile – agli assetti consolidati di grosse società private e miste.

 

L’ESERCITO E L’ARMA DEL VOTO

Visto il vasto esercito di candidati in campo (Pedà/6 liste, Zappalà/5, Schiavone/3, Alessio/2, Bellofiore/2), non sarà del tutto marginale per la cattura del consenso il peso specifico dell’elettorato di riferimento degli aspiranti ai venti scranni di consigliere. E però, anche in questa tornata non sembrerebbero mancare i segni di una certa disaffezione complessiva che non poche difficoltà ha generato nell’atto di compilare le liste. Sono emersi infatti casi emblematici in cui sotto lo stesso emblema corrono componenti di un unico nucleo famigliare, oppure congiunti stretti che sostengono lo stesso candidato a sindaco, o anche leader diversi. La corsa ad una lettura quantitativa della rappresentanza da proporre all’elettorato, insomma, mai come in questo momento – considerato che Gioia Tauro vota per la prima volta con la possibilità di una doppia preferenza per assicurare una parità fra i generi – non completa del tutto l’analisi delle previsioni possibili. Molto, più di altre volte certamente, è lasciato alla capacità mobilitante delle coalizioni e alla forza di trascinamento dei 5 leader.

 

IL RICONOSCIMENTO RECIPROCO

 

Tranne che per le frizioni tra Alessio e Bellofiore, la sfida si è fin caratterizzata per un buon clima tra i contendenti. Vi sono state parecchie prove di dialogo al di là degli schieramenti, e anche serrate riunioni prima che i leader esplicitassero le loro “strade diverse”. È presto per dire se tale andamento responsabile si manterrà dopo i comizi, certo è che fin qui non si è assistito ad alcuna campagna personale. Un segno di maturità, forse dovuto anche alla poca politicizzazione del voto, certamente però figlio di un’emergenza cittadina di natura straordinaria: capire che ruolo Gioia Tauro dovrà avere nella futura Città Metropolitana, e capire con quali sinergie istituzionali il porto dovrà essere rilanciato, richiede una condivisione larga che l’attuale riconoscimento reciproco fra chi si candida certamente sollecita.

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