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Amore dove sei?

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Triste y solitario lamento de un enamorado abandonado en la noche de Natal

Amore dove sei?

Triste y solitario lamento de un enamorado abandonado en la noche de Natal

 

di Don Salazzar

 

 

Cade la neve senza fare rumore: amore dove sei, dove sei amore?

Un altro Natale è arrivato, un altro Natale imbiancato, e l’angoscia che mi strozza il cuore: amore dove sei, dove sei amore?

Le luminarie, l’orchestrina, la novena, le campane… e un freddo, un freddo cane. Come allora, come quando mi venivi a trovare, a riscaldare, il tuo fiato nel mio fiato… Oh, come ci sorrideva il Fato!… Giuravamo amori eterni per sconfiggere gli inverni. Ci amavamo come Eva e come Adamo in un Eden ritrovato nella mela del peccato.

Per molto tempo fu così. Finché, d’improvviso, non partisti un dì… Te ne andasti di brutto, lasciandomi in lutto, senza alcuna spiegazione, l’ombra di una giustificazione. Solo un biglietto con un breve scritto: “Addio, gioia, prima che la noia…”

E da allora il gelo ha fatto albergo nel mio cuore: amore dove sei,dove sei amore?

Io sto sempre qui, e mi manca un venerdì. La tua allegria ha lasciato il posto a mortal malinconia.

Agli amici sembro un fesso, mentre invece son depresso: solo te nella mia mente, come un chiodo persistente, che mi blocca l’operare, riesco solo a vegetare. Non so più come pregare. Bevo assai, mangio poco, mi consumo a lento fuoco. Mi sfinisce tal dolore: ma tu dove sei, dove sei amore?

Ti sei sposata? Io sto con un’ingrata, un ammasso di carne di cui non so che farne. Essa solo mangia e fuma, fuma e mangia e mai non cangia. Tra di noi non c’è passione, il suo corpo non mi induce in tentazione e mi ammoscia le emozioni. Stiamo insieme per l’occhio delle gente, odiandoci vicendevolmente.

Vedi bene come son ridotto, io che ero un giovanotto e perfin di bell’aspetto, sempre pronto al tuo diletto. Ora, ci pensi?, sono morti i miei sensi, e, come un Santo, sopravvivo casto e puro, in vana attesa d’un futuro che ti veda  veleggiare verso il porto del mio mare… Ormai solo questo chiedo agli Dei: che ti faccia ritornar, ritornar da dove sei.

Anche a Natale la mia donna mi fa male. Mi tormenta ad alta voce, mi mantiene sempre in croce. E’ la despota di casa e la bile mi travasa. In cucina è una rovina, il letto sempre sfatto, picchia il gatto. Sessualmente è immacolata ma sogna d’essere stuprata da un biondino coi baffi neri, un attore di “Sentieri”. Ed è colpa tua se mi trovo a far da marito a una moglie in preda a strane voglie, cattiva e inacidita: colpa tua, tua che sei partita…

Mentre io, in solitaria malinconia, ti penso e lacrimo, bellezza mia. Chiedendomi a tutte l’ore: ma tu dove sei, dove sei amore? Come stai? Dove vivi? Mi pensi qualche volta? Oh la mia mente sconvolta non sa più cosa dice. Sei felice? Davvero non ricordi i nostri amori ingordi? Davvero hai scordato il nostro amor passato, quel tempo assai beato fatto non sempre di amplessi ma anche di platonici riflessi, allorquando, nelle more del piacere, si ragionava sul bene e sul male e sul senso del Natale. E se a volte mi vedevi pensieroso e triste, mi facevi mille feste,  domandandomi in allegria: “T’è passata, gioia mia?”

Dentro me c’è sempre un tarlo, con gli amici più non parlo. Quegli amici che fan festa, ignorando a bella posta me che soffro senza sosta. Solo tu mi comprendevi, solo tu, la migliore: ma tu dove sei, dove si amore?

Non gioisco del Natale. Una volta, bene o male, questa festa mi rapiva, perché c’eri tu accanto a me, tu ch’eri vera, tu ch’eri viva. Dimmi, allora, come può non rimpiangerti questo bradicardico mio cuore, chiedendosi: “Tu dove sei, dove sei amore?”

E così il tempo passa, con la pressione sempre più bassa, con la mia donna sempre più ingrassa, con la mia donna sempre che russa. E con gli amici assai lontani, gli amici puttani, gli amici fetenti, gli amici serpenti…

Sprofondo nel divano, ma il sonno non mi viene. Ti voglio sempre più bene. Oh, se tu potessi da me tornare, fresca come una rosa, in abito da sposa, per liberarmi da questa vita tediosa. Ma che freddo, grande è il mio languore: ma tu dove sei, dove sei amore?

D’improvviso, un brivido mi assale in questa notte di Natale. Ho come un presentimento, forse è il gran momento. Il suon della campana sembra dirmi che non sei lontana. Anzi, odo i passi del Destino: tu sei arrivata, sei vicino… Sento un battito alla porta, sei tu, non sei morta, non può essere un sogno, mi illudo senza ritegno… Mi alzo per aprire, e mi sembra di impazzire: sull’uscio c’è… nessuno.

Lo scherzo di un importuno.

Ritorno nel mio guscio, solingo e assai deluso, il cervello ancor più fuso. Piango peggio di un bambino nei riflessi del camino. La mia vita più non vale. Maledetto sia il Natale!

Mi accascio sul divano, dopo averti attesa invano.

Senza fine è il mio dolore: ma tu dove sei, dove sei amore?

redazione@approdonews.it

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