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Ateneo Controverso in piazza il 13 febbraio

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“Non scendiamo in piazza solo per esprimere sdegno nei confronti del nostro premier, ma saremo in piazza perché consapevoli che affinché ci siano reali progressi non basterà cambiare governo, bisognerà ricostruire un diverso modo di pensare degli italiani, uomini e donne”

Ateneo Controverso in piazza il 13 febbraio

“Non scendiamo in piazza solo per esprimere sdegno nei confronti del nostro premier, ma saremo in piazza perché consapevoli che affinché ci siano reali progressi non basterà cambiare governo, bisognerà ricostruire un diverso modo di pensare degli italiani, uomini e donne”

 

Documento appello di adesione ed invito alla partecipazione alla manifestazione del 13 Febbraio “L’ordine delle cose non è un ordine naturale contro il quale non si possa far nulla. E’ piuttosto una costruzione mentale, una visione del mondo con la quale l’uomo appaga la sua sete di dominio.”  (P. Bourdieu, la dominazione maschile).

“Nel nostro paese gli ultimi decenni si sono contraddistinti per la degenerazione e la mercificazione di tutti gli aspetti del vivere comune, non lasciando indenne il ruolo della donna. Che affinità c’è tra un culo e uno yogurt? La pubblicità sembra non poter fare a meno di utilizzare il corpo della donna, anche quando il prodotto da vendere non ha alcun nesso con un nudo. Non si usa una modella nuda per una crema solare ma più spesso per pubblicizzare un liquore! Questa logica è cosi permeante da riempire anche la nostra università attraverso flyer e locandine pieni di tette e perizoma. Ma non è solo un problema di comunicazione pubblicitaria: l’Italia del berlusconismo sembra capace di vedere le donne solo come veline, escort o cozze. L’arma da contrapporre a questa dittatura mediatica è la nostra intelligenza, in grado di riportare la donna da oggetto a soggetto. Donne e Uomini di questo paese finalmente, di nuovo, da spettatori a Cittadini. Vogliamo porre le basi per un cambiamento radicale del nostro vivere insieme. Oggi in cui tutto sembra riducibile ad una questione di prezzo, dalla compagnia di una donna al voto di un deputato, la vera rivendicazione è riappropriarsi della dignità di essere. Da tempo ragioniamo insieme su come costruire un modello differente di società in cui DONNE E UOMINI siano LIBERI di esprimere se stessi, uscendo fuori dai clichè imposti da questa società mediatica. Come Ateneo Controverso rivendichiamo il potere di elaborare e vivere un modello diverso di società, tale da scardinare l’attuale impostazione del rapporto uomo/donna, la legislazione verrà solo successivamente a sancire un cambiamento che deve essere prima di tutto culturale e sociale. Come studentesse e studenti ci sentiamo sviliti dall’esempio di questo governo, che persiste nel fare della cultura del dominio la spina dorsale del nostro paese, ma il 13 febbraio non scendiamo in piazza solo per esprimere sdegno nei confronti del nostro premier. Saremo in piazza perché consapevoli che affinché ci siano reali progressi non basterà cambiare governo, bisognerà ricostruire un diverso modo di pensare degli italiani, uomini e donne. E non basterà cambiare canale. Riprendiamo con convinzione alcuni passaggi dell’appello alla mobilitazione lanciato dalla rete della conoscenza perché “Crediamo che il mondo della conoscenza abbia un ruolo fondamentale nel costruire, a partire da scuole e università, una forte opposizione culturale al sessismo, attraverso la diffusione di un’idea di sessualità realmente libera e consapevole e di un’alternativa culturale e sociale che ripensi le pratiche politiche e di partecipazione, i tempi e la produttività nel mondo del lavoro, valorizzando le differenze di genere e riducendo lo gender gap che ci colloca ancora in fondo alle classifiche europee. La risposta moralistica, che vuol dividere e colpevolizzare le donne, è solo uno strumento che usa le donne per scalzare una destra indecente e sostituirla con una destra moralizzatrice. Ne sono un esempio i provvedimenti adottati da regioni come Piemonte e Lazio: dove trovano spazio, risorgendo dalle ceneri degli anni ’70, i dibattiti sull’aborto, sui consultori e sul movimento per la vita. Queste politiche repressive nei confronti della libertà delle donne, provano a relegarle nuovamente in un’ottica puramente riproduttiva. Non accettiamo la morale come soluzione allo scempio culturale a cui stiamo assistendo in Italia, non accettiamo né vecchi né nuovi stereotipi, né divisioni tra madri e prostitute! Crediamo che i diversi movimenti sociali, come quello contro il ddl Gelmini, che ha visto una grande partecipazione di studentesse e precarie, stiano dimostrando che la partecipazione politica possa essere vissuta come un’esperienza che valorizzi le differenze e costruisca un pensiero comune e delle istanze condivise.” L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. (Pier Paolo Pasolini – Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962) Adesso, ancora una volta e ancora con più forza, diciamo basta, perchè se non ora quando? Domenica 13 febbraio saremo in piazza perché un’altra idea di Paese passa da un’altra idea di rapporto tra i sessi. Perchè non c’è niente di più importante ed urgente per questo paese che ciascuno di noi riprenda con forza la dignità di essere, donne e uomini liberi”.

Studentesse e studenti di Ateneo Controverso (Unical, Cosenza)

redazione@approdonews.it

 

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