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Avvento, Avviene. Il Veniente va incontro all’umano stanco e indifferente La riflessione di don Leonardo Manuli

Avvento, Avviene. Il Veniente va incontro all’umano stanco e indifferente La riflessione di don Leonardo Manuli
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Siamo abituati a calcolare, a prevedere, a pianificare ogni cosa, e di fronte all’Inedito, all’Imprevisto, sentiamo il vuoto, l’inadeguatezza, perché abbiamo dimenticato l’importanza di aspettare, dell’attesa, della pazienza, di ciò che avviene, di prestare attenzione, di ricercare. Che significato può avere per noi l’Avvento, il Natale, Dio che ci viene incontro, l’Avvenimento per eccellenza nella fede cristiana, la festa dell’umanizzazione di Dio e della divinizzazione dell’uomo? Se noi non siamo più capaci di tensione, di inquietudine, di aguzzare gli sguardi, la “buona notizia”, non ci smuove più di tanto.
La minaccia più grande per il cristiano e per le comunità cristiane, è non attendere più nulla, in un mondo secolarizzato, dove la fede è divenuta una questione privata, cosa significa non pregare, non sperare, non preoccuparsi e non lasciarsi smuovere nella tiepida esistenza? L’inaridirsi della questione di Dio, della “morte di Dio” profetizzata dal filosofo F. Nietzche, ha portato alla conseguente “morte del prossimo” (L. Zoja), preferendo di rimanere rinchiusi nel proprio piccolo io o nell’appartenenza di un gruppo di amici in cui si condividono le stesse idee, senza dialogo e senza confronto.
Anche l’Avvento è stato intellettualizzato, e Dio è diventato più lontano, si è ritirato dall’uomo, come lontano è il prossimo e il legame con l’altro, fragili, provvisori, un inaridimento che non domanda più nulla alle attese di questo tempo, mentre i primi apostoli, “avevano udito, toccato e contemplato il Verbo della vita (cf. Gv 1,1). Dove è andato a finire l’Avvento? E quell’attesa della “beata speranza”, che la chiesa, la parrocchia, la comunità, annunciano come imperativo, in ogni liturgia? Senza Dio, il mondo è divenuto più secco, deprivato del senso della vita e dello scorrere del tempo, procede in avanti senza riferimenti, statico, senza nulla più chiedere e di che meravigliarsi. L’Avvento ha a che fare con l’annuncio di un qualcosa che cambia la vita, che rinnova, parla di avvenire, di futuro, ma quanto peso può avere, in una società, come la nostra, indifferente a Dio, che vive senza Dio e senza la Chiesa? L’Avvento inquieta, richiede la capacità di accogliere e di ospitare la “notizia” di duemila anni fa, di uscire dai propri recinti, per andare incontro, a chiunque capiti sulla nostra strada, per divenire, uomini e donne di Avvento.
L’Avvento, annuncia il Veniente, accende la passione evangelica, il desiderio di Dio, il Vivente, risveglia la potenza del vangelo, consapevoli di incontrare resistenze, dubbi, rifiuti, derisioni e persecuzioni. L’Avvento è solo una informazione, una notizia come le altre, oppure, questa “novella”, cambia la direzione della nostra esistenza?
Occorre ripensare l’Avvento, l’Altro che annuncia la sua Venuta, è l’iniziativa di Dio, sconcertante e sorprendente, in un mondo estraneo all’evento religioso, anzi, che ci ride sopra. L’Avvento – Avviene, è l’oggi, per risvegliarci, dai fallimenti e dagli insuccessi, dalle incomprensioni e dalle delusioni, annunciando che Dio si fa vicino, per creare legami di fraternità e di solidarietà, non parole vuote e astratte, ma per agire a partire da chi mi sta accanto, e abita sullo mio stesso pianerottolo, che io incontro anche sui marciapiedi, nei banchi di scuola, a fare la spesa al supermercato, nella fila dal medico. La credibilità dell’Avvento, ha a che fare con la nostra testimonianza di vita cristiana, purtroppo tiepida, poco vibrante e passionale. L’Avvento è prossimità, è meravigliarsi del Dio umano, del Dio bambino, del Dio povero, del Dio forestiero, del Dio migrante, del Dio che muore in croce. L’Avvento, è empatia con l’altro, del quale esso dischiude il cammino della speranza, ci mostra che la preghiera, ha un potenziale sovversivo, e non elude dall’impegno nella storia. L’Avvento – Avviene, è una scommessa, e vale la pena ancora annunciare, un mettersi in gioco per il credente, anche nel sopportare la fatica dell’opzione radicale, di scegliere, e di vivere il momento presente, che è grazia, colmandolo di amore, perché, l’Avvento è il Veniente e il Vivente, è Gesù, la sua persona, il vero protagonista della liberazione umana che offre la salvezza.

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