Bruciore retrosternale: come comportarsi a tavola! | ApprodoNews
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Bruciore retrosternale: come comportarsi a tavola! Nuovo appuntamento con la rubrica del dottor Francesco Garritano

Bruciore retrosternale: come comportarsi a tavola! Nuovo appuntamento con la rubrica del dottor Francesco Garritano
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Non è mai capitato a nessuno di avvertire una spiacevole sensazione di bruciore nel petto dietro allo sterno, o di sentire in bocca uno sgradevole gusto acido? Sì, sono convinto che questa esperienza sia molto comune a tutti noi: almeno una volta la risalita del contenuto fortemente acido dello stomaco in esofago, o ancora più su in bocca, si è verificata nella nostra vita. Il reflusso gastroesofageo è un disturbo di cui si lamentano quasi tutte le persone che vedo nel mio studio e di cui sicuramente, visto l’imminente periodo Natalizio di pranzi e cene abbondanti ed elaborati, si lamenteranno.

Cosa causa la risalita del contenuto acido in esofago? Lo stomaco è una sacca alloggiata nella parte sinistra della cavità addominale, al di sotto della cupola diaframmatica, in cui si continua l’esofago senza che vi sia una vera e propria valvola (per intenderci come le valvole cardiache che regolano il passaggio di sangue dal cuore all’aorta) a delimitare le due zone. La non risalita in esofago del contenuto gastrico è dovuto alla funzionalità della giunzione gastro – esofagea e nello specifico alla:
 continenza generata dal corretto funzionamento dello Sfintere esofageo Inferiore (SEI) costituito da cellule muscolari disposte circolarmente rispetto alla lunghezza del esofago che contraendosi stringono, come un manicotto, le pareti dello stesso chiudendo il passaggio. Il SEI si apre al passaggio del bolo che dalla bocca dopo la deglutizione mediante peristalsi (contrazioni progressive della parrete dell’esofago stesso) viene portato in stomaco e si contrae subito dopo. È il mantenimento del tono dello sfintere che impedisce il passaggio del contenuto gastrico in senso inverso tra due deglutizioni successive. Se la muscolatura dello sfintere è rilassata, il materiale acido e non dello stomaco risale verso l’esofago e si percepisce quella cattiva sensazione di bruciore e /o di acidità in bocca;
 alla contrazione della muscolatura dello jatus esofageo (apertura nel muscolo diaframma che consente il passaggio dell’esofago dalla cavità toracica ella cavità addominale) che esercita un’azione occludente dell’estremità inferiore dell’esofago;
 alla risalita del fondo dello stomaco (man mano che si riempie di cibo) che comprime sull’estremità inferiore dell’esofago chiudendola (formazione corretta dell’angolo acuto di Hiss)

Se la funzionalità di questa zona di transito e di continenza viene meno (comunemente si parla di valvola cardiale per indicare il complesso della giunzione gastro esofagea) si ha il reflusso gastroesofageo e la comparsa dei sintomi che ad esso si associano, dal già citato bruciore al centro del petto, alla sensazione di materiale acido in bocca, alla disfagia (difficoltà a deglutire), al senso di pesantezza allo stomaco, alla comparsa di sintomi meno specifici e meno frequenti come una tosse cronica (secca e stizzosa), alla comparsa di laringite con voce rauca; anche un semplice e continuo “raschiamento della gola” è un campanellino d’allarme che deve farci sospettare un reflusso.

Cosa interferisce con la corretta funzionalità della valvola cardiale? Sono diversi i fattori regolano la continenza di questa zona, primo fra tutti la presenza di una ernia iatale (cioè di uno scivolamento attraverso lo jatus esofageo del cardias con alterazione della funzionalità della valvola cardiale) che determina anatomicamente la perdita della capacità tonica della giunzione gastroesofagea, ma intervengono anche fattori ormonali, la presenza di stress, l’aumento del tono del sistema neurovegetativo porta spesso a sintomatologia a carico di questo distretto, l’essere in sovrappeso o francamente obesi, oggigiorno purtroppo sempre più frequente tra adulti e bambini, che determina un aumento della pressione intra – addominale che facilita la non continenza della giunzione, la cattiva abitudine di assumere posizioni flesse in avanti dopo aver mangiato, ma soprattutto una sbagliata alimentazione: è risaputo che ci sono dei cibi che possono accentuare il problema: che “i cibi aciduli“ peggiorino il reflusso è cosa risaputa, ma siamo disposti a modificare le nostre scelte alimentari per perseguire un bene maggiore del solo gusto a tavola? Sempre meno frequentemente, purtroppo.

È molto più semplice e sbrigativo ricorrere a farmaci, come gli inibitori di pompa protonica, che inibendo la produzione di acido cloridrico (responsabile dell’acidità del succo gastrico) innalzano il pH dello stomaco rendendolo pertanto meno acido; un eventuale reflusso di succo gastrico, pertanto, sarà meno lesivo per la mucosa dell’esofago, non adatta fisiologicamente a difendersi da un’acidità così elevata come invece lo è la mucosa gastrica. Rendere meno acido il succo gastrico non è però scevro da effetti collaterali: la modifica della normale fisiologia gastrica comporta una diminuita efficienza degli enzimi prodotti dalle cellule gastriche che scindono le proteine (che sono attivati e lavorano in ambiente acido) che quindi possono giungere nell’intestino non completamente digerite, una diminuzione dell’assorbimento di vitamine come la B 12 (che ha bisogno del fattore intrinseco prodotto dallo stomaco per essere assorbita) insieme ad una riduzione della protezione nei confronti delle infezioni poiché l’ambiente acido garantisce l’uccisione dei batteri patogeni.
Piuttosto che assumere farmaci, di solito, suggerisco a chi soffre di questi problemi, l’utilizzo del colostro che ha una forte azione riparatrice sulla mucosa di esofago e stomaco associato alla messa in atto di poche e semplici regole che consentano di cambiare il nostro stile di vita e la nostra alimentazione.

Come intervenire una volta che il medico ha diagnosticato il reflusso gastroesofageo? Ricordando sempre che ognuno di noi è diverso dall’altro per genetica, patologia di base, capacità di risposta agli insulti esterni, ci sono dei semplici accorgimenti che possono essere attuati nel nostro quotidiano che riguardano sia il nostro modo di vivere che il nostro modo di alimentarsi.
Per quanto riguarda lo stile di vita sarebbe opportuno modificare alcuni nostri comportamenti sbagliati e quindi:

 alzare rete e materasso, dalla parte della testa, di qualche cm in modo da mantenere l’esofago in posizione più verticale ed evitare di usare più cuscini, che invece ci fanno piegare sull’addome ottenendo l’effetto contrario: incremento della pressione ed aumento del reflusso;
 smettere di fumare;
 ridurre gradualmente la circonferenza addominale in caso di sovrappeso / obesità franca attraverso un’alimentazione equilibrata associata ad regolare esercizio fisico, evitando il fai da tè ed affidandosi ad un competente del settore (medico, biologo nutrizionista);
 evitare di svolgere attività fisica a stomaco pieno soprattutto se si tratta di esercizi che impegnano la muscolatura addominale;
 evitare di indossare cinture o abiti molto stretti in vita perché aumentano la pressione sull’addome facilitando il reflusso;
 evitare i pasti abbondanti, preferendo invece pasti piccoli (il rallentamento dello svuotamento gastrico dovuto alla quantità aumenta la pressione nello stomaco facilitando il reflusso);
 evitare l’associazione di cibi e bevande troppo calde o troppo fredde contemporaneamente nel pasto;
 Masticare i cibi molto lentamente.

Per quanto riguarda invece l’alimentazione vera e propria le buone abitudini da acquisire sono:

 evitare i cibi fritti ed elaborati (con panna, i sughi, con abbondanti quantità di olio, margarina, burro, strutto, dolci con creme);
 eliminare dalla dieta superalcolici ed alcolici (vino, birra, liquori, cocktail, ecc.);
 evitare le bevande nervine (the, caffè) ed evitare la menta;
 eliminare completamente le bevande gassate;
 evitare il cioccolato (sia fondente che a latte);
 evitare ortaggi aciduli e difficilmente digeribili (pomodori, peperoni, crucifere, cipolla, lattuga) ed evitare la frutta acidula (kiwi, agrumi, ananas, pompelmo);
 evitare di cucinare eccessivamente speziato (no peperoncino e pepe);
 eliminare i latticini o, se mangiati qualche volta, preferire formaggi caprini e stagionati;
 Ridurre il consumo di carne rossa;
 Ridurre il consumo di frutta secca;
 Evitare l’uso di condimenti aciduli come aceto e succo di limone.

Cercare di applicare queste piccoli accorgimenti ci consente di non soffrire più di questo fastidio.

Discussione (1 commenti)

  1. Daniela

    Davvero molto esplicativo e utile.Mio marito,recentemente,ha avuto una emorragia intestinale causata da tre ulcere e,facendo le dovute analisi,è emerso che è infetto dal batterio H.P,che ora curerà con gli antibiotici.Ma leggo di questo rimedio naturale che è il colostro,anche.Molto interessante.

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