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Burlesque Zingarate

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di Don Salazzar

Non ci fosse stato il funerale show del capostipite nessuno della gente comune avrebbe saputo dell’esistenza del clan dei Casamonica. Il fatto è che per i Rom di etnia Sinti la morte è un momento di grande allegria.

A questo punto, l’opinione pubblica non osa immaginare che cosa succeda in questi ambienti quando si celebrano i matrimoni. Beh, qui magari si piange.
Le note del Padrino hanno accompagnato l’ultimo viaggio del boss. Per chi non avesse capito chi giaceva in quella bara.
La carrozza era quella usata per i funerali del grande Totò. Ma stavolta c’era poco da ridere.
Un elicottero ha lanciato petali di rose sul feretro. Il tritolo avrebbe fatto troppo rumore.
42 furgoni carichi di fiori seguivano la bara portata a spalla. Il nipote del defunto: “Potevamo fare 43 ma non volevamo dare nell’occhio…”
I vigili capitolini accorsi per regolare il traffico. Hai visto mai che qualche automobilista investisse il feretro facendo male al defunto.
Il parroco che ha celebrato le esequie: “Non sapevo chi fosse”. Mica può interrogare ogni morto che gli portano.
Prefettura, questura e Arma non sapevano del funerale. Altrimenti avrebbero mandato i fiori.
Il prefetto Gabrielli: “Abbiamo sbagliato, ma nessuna testa rotolerà”. Anche perché la testa sulle spalle non ce l’ha nessuno.
L’invidioso commento dei mammasantissima calabresi sullo sfarzoso funerale: “ ‘Nda rrizzanu”.
Pare, comunque, che i Casamonica avessero provato anche a mettere le mani sul Porto di Gioia Tauro. Ma sembra che alla parola “transhipment” si siano ritirati con grande spavento.
Il pensiero di Salvini: “Basta mafiosi zingari, prima tutelare i boss nostrani”.

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