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Dimissioni Pippo Callipo, pensavo fosse un “Tonno” e invece era uno “Sgombro (da tutto)” Quel che resta di un centrosinistra che aveva fatto fuori Oliverio e altri per portare innovazione ed alla fine quel nuovo il quale è avanzato non era altro che un "sepolcro imbiancato"

Dimissioni Pippo Callipo, pensavo fosse un “Tonno” e invece era uno “Sgombro (da tutto)” Quel che resta di un centrosinistra che aveva fatto fuori Oliverio e altri per portare innovazione ed alla fine quel nuovo il quale è avanzato non era altro che un "sepolcro imbiancato"
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Tanto rumore per nulla. Se dovessimo intitolare una commedia perché di commedia e commedianti si tratta, le dimissioni di Pippo Callipo da consigliere regionale della Calabria, sarebbe questo il titolo, partendo dall’epilogo.
L’uomo che Nicola Zingaretti ha voluto alla guida per la rinascita della Calabria al posto del “trombato” governatore uscente Mario Oliverio, si è rivelato una fuffa o meglio, un budino mal riuscito. Non era tonno, ma sgombro.
Quel Pippo Callipo a capo dei rivoluzionari che volevano rivoltare come un calzino la Calabria, ha fatto la fine del calzino che si perde in lavatrice durante i lavaggi.
Eppure forte del sostegno del Partito Democratico, nella sua vocazione storica di masochista d’eccellenza, aveva fatto fuori oltre ad Oliverio, alcuni suoi fedelissimi i quali pronti a candidarsi si sono visti sbarrare le porte nelle liste del Giovanni D’Arco di Calabria, altrimenti detto “Pippo”. Ricordiamo tra questi Bruno Censore, Orlandino Greco e Francesco D’Agostino, gli ultimi due consiglieri uscenti che per motivi ancora oggi sconosciuti, sono rimasti fuori. E chi li ha esclusi se non l’uomo “del Tonno” ha detto no?
Nelle sue spiegazioni per le dimissioni scrive di “una lunga e molto sofferta riflessione” perché “non ci sono le condizioni per portare avanti concretamente l’importante mandato che un considerevole numero di calabresi mi ha conferito”. Ah, i calabresi, illusi e delusi ancora.
Eppure scrive che aveva iniziato “con entusiasmo”, lo stesso che all’indomani dell’abrogazione della norma sui vitalizi, firmata da tutti i capigruppo, Callipo compreso, aveva dichiarato che l’abrogazione rende il consiglio regionale più forte, “una grande prova di forza” e se l’era presa con le “televisioni da quattro soldi” e con i “ciarlatani di Facebook”. Oggi invece, nel giorno del suo grande fallimento con chi se la prende? Con chi “calpesta le regole”, sì ok, ma chi sono? Topo Gigio e Clarabella?
Però lui si “è candidato per spirito di servizio”, mica cotiche? Però tanto è stato grande quel servizio che oggi rassegna le dimissioni, sarà stato un servizio di scarsa fattura o magari, non è rimasto soddisfatto? Però fa davvero compassione quasi da farci spuntare le lacrime quando scrive, “È stato traumatizzante dover accettare che qualsiasi sforzo profuso non avrebbe portato ad alcun risultato”, è la delusione che si ha quando soffri di eiaculazione precoce.
Ma lui lo fa non solo per il rispetto dei calabresi che oltre a ricordarselo con Italia dei Valori, Movimento Cinque Stelle, appoggiare Wanda Ferro e poi, il PD il quale quest’ultimo dovrà rispondere di questo fallimento targato Nicola Zingaretti, ma anche della sua famiglia dei miei quattrocento collaboratori e verso me stesso” (?). Ma scusa lasciare la nave quando migliaia di calabresi lo hanno votato riponendo nei suoi confronti delle speranze, non è carenza di rispetto di loro, del voto democratico e delle istituzioni?
Però Callipo si preoccupa del futuro eh, perché si augura “che nei prossimi anni il Consiglio regionale possa lavorare e produrre leggi in grado di migliorare le condizioni e la qualità di vita di tutti i calabresi. Auspico che i Consiglieri tutti possano ricordare che la politica è doveroso servizio ai cittadini e che il miglior servizio è quello che si rende nel rispetto delle regole”. E nel finale siamo davvero diventati tutti scemi…
E ora chi ripagherà gli esclusi che sono stati trombati per dei pregiudizi ancora sconosciuti? Chi ripagherà i calabresi, quelli che avevano riposto in lei una fiducia per farsi portavoce delle loro istanze? E soprattutto chi ripagherà Oliverio per non avergli consentito di ricandidarsi il quale, molto probabilmente, non avrebbe consegnato alla Calabria, al Centrosinistra questa triste e inglorioso finale? Adesso, speriamo nelle doti di Topo Gigio per il futuro, mentre canta la canzone, “Vorrei incontrarti fra cent’anni…”

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