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Don Angelo Panzetta è il nuovo arcivescovo della diocesi di Crotone-Santa Severina Egli succede a S. E. mons. Giuseppe Graziani (2006-2019), dimessosi per il raggiungimento dei limiti di età

Don Angelo Panzetta è il nuovo arcivescovo della diocesi di Crotone-Santa Severina Egli succede a S. E. mons. Giuseppe Graziani (2006-2019), dimessosi per il raggiungimento dei limiti di età
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L’episcopato calabrese si allarga con la nomina di don Angelo Raffaele Panzetta ad arcivescovo della diocesi di Crotone-Santa Severina, eletto il 7 novembre da papa Francesco e ordinato il 27 dicembre nella concattedrale di Taranto. Egli succede a S. E. mons. Giuseppe Graziani (2006-2019), dimessosi per il raggiungimento dei limiti di età previsto a 75 anni. L’ingresso ufficiale nella sua nuova arcidiocesi avverrà il prossimo 5 gennaio 2020, chiamato a curare e pascere il popolo che Dio gli affidato. Alcune notizie biografiche di don Angelo ci aiutano a conoscere il suo profilo di uomo e di prete. Originario di Pulsano (Ta), 53 anni, 26 anni impegnati nel ministero pastorale, del clero dell’arcidiocesi di Taranto. Ha conseguito il dottorato presso l’Accademia Alfonsiana di Roma ed ha ricoperto diversi incarichi: vice parroco; assistente diocesano di “Gesù ama”, Comunità del rinnovamento carismatico; padre spirituale del seminario interdiocesano di Poggio Galeso dal 2000 al 2002 e dal 2008 al 2011 del pontificio seminario regionale di Molfetta. È stato docente e preside dello stesso istituto teologico pugliese, con diverse pubblicazioni su riviste specializzate.
Don Angelo non nasconde i timori della grandezza del compito, “lo stupore e la responsabilità”, sentimenti che rivelano l’umiltà e il dono di questo servizio, il cui compito fondamentale è sorretto dalla preghiera: «Il pastore è un uomo di preghiera in mezzo al popolo, e scelto da Dio, la preghiera è la sua forza», riflette papa Francesco nella Messa celebrata nella cappella Santa Marta (11 settembre 2018, in FRANCESCO, Omelia del mattino nella Cappella della Domus Sanctae Marthae, Città del Vaticano 2019, 25-28). Spesso il papa interviene per risvegliare la consapevolezza e l’esame di coscienza per i pastori del popolo di Dio e per i vescovi, fermandosi sull’esperienza della preghiera, atteggiamento, stile e dinamismo trascurato e sottovalutato: «La preghiera è importante, il fondamento dell’edificio spirituale, non è un intimismo che fugge la realtà della storia e dei problemi, è trasformazione del cuore, testimonianza di fronte ad un’epoca che ha perso la bussola di ogni riferimento» (V.L. MANULI, L’Agnello e il Pastore, Reggio Calabria 2019, 36). È la preghiera, quale dialogo cuore a cuore con Dio, che da vitalità al ministero del vescovo: «Il pastore è un uomo di preghiera, perché prima di andare in azione, ha bisogno di recarsi alla fonte, deve ricordarsi e ricordare di Dio, altrimenti, il suo apostolato sarà senza frutto. L’intimità con il Signore deve rimanere una esperienza di amore performante durante tutta la sua esistenza» (V.L. MANULI, L’Agnello e il Pastore, 59).
Il nuovo presule, è un segno di speranza nella comunità jonica, in un territorio non facile, come del resto in tutte le Calabrie, che hanno bisogno di pastori che sappiano coniugare “contemplazione e servizio”, ”mitezza e sobrietà”, capaci di aprire lo sguardo al futuro e restituire speranza al presente: «Un vescovo conta davanti a Dio non se è simpatico, se predica bene, ma se è umile, se è mite, se è servitore, con tutte queste virtù» (FRANCESCO, 12 novembre 2018, Omelia del mattino nella Cappella della Domus Sanctae Marthae). Il vescovo è il pastore che sta vicino al popolo e non si allontana, che ha un cuore come il buon vino e il tempo non ha inacidito, soffre con il popolo, apprende giorno dopo giorno a guardare la realtà con responsabilità, con gli occhi di un uomo e con gli occhi di Dio, conservando la gioia, prende il servizio come vocazione, non un arrampicarsi per scalate di potere. Egli sente su se stesso lo sguardo di Gesù, che non usa atteggiamenti che lo portano a essere distante dal popolo, non va a cercare rifugio dai potenti e dalle élite, e parla con fermezza: «I pastori, hanno un compito e una missione importante, esercitano il ministero dell’Agnello, che mette sulle sue spalle l’intera comunità che Dio gli offre. Il pastore, sa che anche lui è un peccatore, per farsi misericordia, vivendo in maniera personale il peccato della comunità ed espiandolo con la preghiera, con la conversione, per dare vita nello Spirito ad una vita rinnovata. Egli è chiamato a condividere gli stessi sentimenti di Cristo, costruendo la sua spiritualità, in una passione inesauribile e feconda per la comunione trinitaria e fraterna» (VL. MANULI, L’Agnello e il Pastore, 36).
Auguri al nuovo vescovo, sia mite e umile, sui passi dell’Agnello e il Pastore che l’ha chiamato a questo delicata e importante missione.

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