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…E Beccaria ancora una volta si rivoltò nella tomba

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La nostra scrittrice constata che “la giustizia non è uguale per tutti”

di MIRELLA MARIA MICHIENZI 

…E Beccaria ancora una volta si rivoltò nella tomba

La nostra scrittrice constata che “la giustizia non è uguale per tutti”

 

di Mirella Maria Michienzi

 

 

Gentile Direttore,

sfogliando i settimanali, vedendo da una parte Giulia Ligresti che fa shopping e leggendo dall’altra gli articoli su Angelo Rizzoli, non si può fare a meno di constatare, ancora una volta, che la giustizia non è uguale per tutti. Ciò è molto triste e lo è ancora di più in questo periodo dell’anno quando ognuno di noi fa un bilancio personale e collettivo.
Angelo Rizzoli si aggiunge all’elenco dei perseguitati dalla giustizia, perché, dopo decenni, ha avuto ben 6 assoluzioni senza avere riconosciuto nessun risarcimento. Questo è un punto dolente della giustizia italiana, perché se ci fossero dei paletti forse, prima di accusare con leggerezza, si mediterebbe al riguardo.
Angelo Rizzoli, dopo 6 assoluzioni, è stato portato in carcere per l’ennesima volta! E’ doloroso vederlo impietosamente ripreso, perché chiaramente si nota che è un uomo ammalato con serie difficoltà di deambulazione mentre il linguaggio degli occhi esprime un allibito dolore, misto a disperazione, per dovere subire qualcosa a cui non si può ribellare. La cosa più vergognosa è stata che ad un uomo ammalato di sclerosi multipla e, quindi, lo torno a ripetere, con serie difficoltà a camminare, siano stati negati i bastoni per appoggiarsi.
Non so se vi è mai capitato di vergognarvi per qualcosa non commessa da voi ma da altri. Io, vedendo quelle foto e leggendo diversi articoli al riguardo, ho provato vergogna, perché il tutto si può definire una tortura!
E’ questo il messaggio che ci ha lasciato Beccaria? Penso che Beccaria si rivolti nella tomba, perché con il suo “Dei delitti e delle pene” riuscì a fare levare la pena di morte e le torture nella maggioranza dei paesi. Inoltre evidenziò che le detenzioni, anche se meritate (ma non mi sembra il caso di Rizzoli), devono essere rieducative ma mai punitive. Qui c’è mancato solo che non facessero inginocchiare Rizzoli sui ceci.
Non voglio fare l’elenco delle persone che hanno subito o subiscono, a differenza di altri, l’accanimento spropositato giudiziario anche perché accanto a personaggi noti ci sono senz’altro meno noti e non sarebbe giusto non menzionarli.
Chiudo questo articolo con uno stralcio di un’intervista fatta allo stesso Angelo Rizzoli, nel febbraio 2010, perché è il modo migliore per capire il significato del dolore, della malattia, del rispetto che si deve a chiunque, della dignità nel dolore e del dovere di aiutare chi versa in gravi situazioni di salute senza sfoderare una gratuita forza verso chi è fisicamente debole.
“Loro, i cavalieri bianchi senza macchia, sapevano bene che soffro di sclerosi multipla dal 1963. E che cosa può fare un malato con 3 ordini di cattura sul capo, spogliato di tutto – reputazione, affetti, aziende, patrimonio, passaporto – e privato della libertà per 13 mesi, di cui 3 passati nella cella di isolamento, neanche un giorno di infermeria, né visite mediche, né cure specialistiche, sbattuto da un carcere all’altro, prima San Vittore, poi Como, poi Lodi, poi Bergamo infine Rebibbia, allo scopo di fiaccarne il fisico e lo spirito? Può solo morire”. Angelo Rizzoli, febbraio 2010.

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