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Fabio Scionti, storia amministrativa di (dis)ordinata follia A Taurianova abbiamo fallito tutti! Nemmeno un sorriso ci salverà, figuriamoci un "petto gonfio"

Fabio Scionti, storia amministrativa di (dis)ordinata follia A Taurianova abbiamo fallito tutti! Nemmeno un sorriso ci salverà, figuriamoci un "petto gonfio"
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Accomodatevi pure, è un “pippone”!
“Ma l’America è lontana. Dall’altra parte della luna…”, cantava Lucio Dalla, ma ancor prima Carosone ci ha insegnato che si può fare l’americano, ma si è sempre nati “in Italy” e, Taurianova sta in Italy! Negli anni intermedi anche il grande Alberto Sordi già interprete del “Marchese del Grillo”, fu un italiano “americanizzato” che in un film preferisce i maccheroni alle “schifezze” dello Zio Sam. Viviamo in un paese dove le velleità superano la realtà stessa e dove quello che doveva essere semplice diventa una complessa condizione di megalomania melodrammatica. Dove una sana autocritica insieme a una piccola dose di umiltà accompagnata da qualche sorriso poteva salvare un ambiente oramai in preda a una desertificazione sociale e diciamolo pure, al di là di letture, dolci e “poglie” di torrone, anche culturale. E se aggiungi a tutto ciò il “Club delle tapparelle abbassate” con l’associazione “fuori dal mio culo dove prende, prende”, abbiamo quadrato il cerchio “portavoce”, “piglia e porta” e “pigliainculo”. Il tutto, in un unico calderone formano il fulcro della “serpentificazione” urbana.
Ci sono momenti in cui fermarsi a riflettere è d’obbligo. Specie in tempi di social dove la condizione morale è vituperata dalla (s)memoria corredata dalle “fontane purificatrici” dei soloni dall’odore putrido. La tendenza di essere contro Fabio Scionti è un brodo dalle mille sfaccettature. Ancora nessuno l’ha accusato Manca solo che lo stesso venga accusato di essere Pacciani, il mostro di Firenze o Frollo del Notre Dame di Hugo.
In questi (quasi) quattro anni, siamo stati molte volte la voce critica e alcune volte, come gli ultimi mesi anche “protettori” di questa amministrazione nata con il motto “Taurianova Cambia”. Ma abbiamo constatato che l’unico cambiamento sostanziale è stato il passaggio dal maglione a quadri alle camicie con le iniziali. Roba da Lord Chesterton alla fine dei suoi anni mentre scriveva le avventure di Padre Brown. Ma oggi “veniamo noi con questa mia addirvi …” che non è servito a nulla, parole sprecate al vento, chili presi e lentamente smaltiti tanto da non riuscire a indossare abiti da cerimonia. Non sono serviti i numerosi incontri propedeutici alla “salvezza”, quelli con Rocco Sposato all’epoca dei fatti battezzato “Santo Roccu”, salvatore, stampella esente ticket addetto al salvataggio di quelle poltrone occupate dai petti gonfi, dai Bernardo occasionali che si muovevano senza calpestare il terreno indegno di così tanta grandezza. Eppure era l’inizio del mandato, tre consiglieri di maggioranza avevano sbattuto la porta in faccia passando all’opposizione causando il serio rischio di porre fine al mandato, agli stipendi di Giunta, di Staff (porcata) e di qualche altra prebenda politica. E si rischiava di vedere pure qualche “centauro” in meno. Non è servito nemmeno il “reintegro” del “Santo” dopo che per un’inopportuna battuta si era allontanato dalla maggioranza. E che poi, dopo tanti sacrifici per scongiurare l’ennesimo commissariamento per il (vero e reale) bene della città, lo stesso rientrava e dove, insieme a Filippo Lazzaro, dopo ampie discussioni di responsabilità, in un momento fatto di arsenico, “vecchi merletti” e ricatti nonché di stravaganti documenti di fedeltà da firmare, c’era chi seduto in qualche bar a gustare un aperitivo, faceva discorsi di salvaguardia contro l’estinzione dei “maglioni a rombi”. Ed ecco che il “Bilancio riequilibrato” fu approvato in una seduta con una seria e carente crisi numerica della maggioranza: il rischio della caduta era serio e acclarato e, addio petti di gloria. Non è servito a nulla l’ingresso di Daniele Prestileo nella maggioranza (e non all’opposizione, ripeto, Opposizione), dove già ai tempi della (sudata) surroga (e scritto dal sottoscritto) quanto fosse inutile far dimettere Carmela Patrizio da vicesindaco perché Prestileo non era quel “mostro” così descritto, il quale avrebbe rovesciato la maggioranza, erano solo voci da tragedia provinciale. E non è servito a nulla dopo lunghe chiacchierate a far sì che Prestileo, avendo tutte le ragioni per sedersi come “oppositore”, abbia scelto di sostenere quest’amministrazione contro i ricatti e dare una svolta “fedelmente” fino alla fine della consiliatura. E dal suo ingresso si era formato un gruppo consiliare ombra di almeno tre componenti a tutela di Fabio Scionti che continuava incessante nella sua posizione di arrogante, come se tutto gli fosse dovuto, quando invece era stato messo al riparo da quei presunti “ricatti” per la rivendicazione di quelle nomine dei due assessori vacanti.
L’atteggiamento del “Marchese del Grillo” è rimasto lo stesso, simile alle nobiltà dei tempi del “re sole” Luigi XV e Luigi XVI, solo che dopo ci fu la “Rivoluzione” e caddero le teste ma nel verso senso del “terrore”. Chi ha garantito la sopravvivenza (e gli stipendi), veniva solo considerato un numero e magari anche non degno di essere salutato per strada. Per tali motivi si rischiava anche di finire alcolizzati per quanto si beveva dato lo struggente dolore.
Ma oggi cosa bolle in pentola, oltre alla solita riunione di maggioranza che si terrà venerdì prossimo? Oltre alla solita solfa della nomina degli assessori rivendicati e che ripetiamo non hanno più senso e chi li vuole è stantio come uno yogurt scaduto (oltre il nome). Se non vengono nominati chiunque si senta colpito da questa mancanza, abbia il coraggio di sfiduciare Scionti, lo faccia così capiremmo molte altre cose di questa politica paesana. Fateci vedere il vostro coraggio fino a che punto arriva per poi dare conto alla città, ovviamente.
Intanto si avvicinano le elezioni regionali, dalle prime indiscrezioni sembra che un candidato della città c’è ed è l’attuale presidente del consiglio comunale Fausto Siclari tra le file del centrodestra, quale sarà la lista non si sa, ma che lo stesso sta lavorando è cosa nota. Oltre a essere protagonista di almeno quattro cene con altrettanti interlocutori politici per avanzare la candidatura a sindaco della città nella primavera del 2020. A breve diremo anche i nomi dei commensali sia di quelli della cena reggina che di quella delle contrade, se non lo faranno prima i diretti interessati, ma ne dubito però i nomi sono da non crederci. Ma perché Siclari fedele di Scionti sin dall’inizio sta lavorando per una candidatura a sindaco della città? E come mai altri sempre del “giro”, lavorano in altrettanti tavoli per altrettante candidature diverse da Siclari? Ciò lascia presagire per definizione che Scionti non si ricandiderà? Ovviamente tutto il suo “consenso” si perderà ed è un peccato, allo stato attuale venti taurianovesi su dieci “ama” Scionti alla follia, quando lo vedono fanno tutti festa utilizzando tante, ma tante belle paroline. Dieci sono quelli attuali, gli altri dieci, le generazioni future nascono “amando” Scionti. D’altronde se l’è cercata lui, i suoi modi e il suo diciamo non proprio facile carattere.
Ma Taurianova di cosa ha bisogno? Sicuramente non dei cosiddetti “professionisti” che tutti propongono a ogni tornata. Il risultato non è stato lusinghiero (nemmeno con i professionisti dello Stato, i commissari prefettizi), a oggi c’è il baratro e l’abbandono, peggio di Sodoma e Gomorra (che non sono due concorrenti di Maria De Filippi).
Franco Arminio bravissimo poeta “paesologo”, molto popolare nel web e, doveva essere presente all’ultima edizione di “Taurianova Legge”, si poteva vedere in qualche foto. Scrisse una poesia, molto bella, nei primi versi c’è scritto che “Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento (…)”. Taurianova ha bisogno di un sindaco-contadino, uno che ama la propria terra, la corteggia, la cura con amore per poi trarre i suoi frutti. I professionisti hanno fallito. Le facce pulite hanno fallito. Perché se oggi siamo ridotti a un colabrodo di idee e di strutture, abbiamo fallito tutti quanti, cittadini compresi che abbiamo votato (forse) in maniera sbagliata. Oggi però c’è bisogno di una rivoluzione che aggiunga una spinta di passione e ci consegni la fiducia di essere appartenenti a una comunità fatta di persone perbene che hanno voglia di riscatto sociale, umano e morale. Le facce e i protagonisti del passato hanno bisogno di tanto, ma tanto riposo. E per dirla come Arminio, “Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”. Ci vorrebbe tanta dolcezza in una comunità molto fragile.
Don Chisciotte senza Mancia
(GiLar)

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