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Giudicate voi!

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Il nostro coach ci aiuta a superare la paura del giudizio altrui

Giudicate voi!

Il nostro coach ci aiuta a superare la paura del giudizio altrui

 

 

La più grande e tremenda prigione in cui rischiamo di finire, è il timore di come gli altri potrebbero giudicarci, nel momento in cui prendiamo delle decisioni o intraprendiamo delle azioni, anche perché se questo giudizio, risultasse negativo, scatterebbe una vera e propria trappola invisibile che ci paralizzerebbe o ci distoglierebbe. L’unica via d’uscita da essa, è la stessa porta d’entrata.
Ogni tentativo d’evasione è inutile, in quanto inesorabilmente, chi cerca di uscirne, limando le sbarre per poi calarsi anche con delle lenzuola annodate, finisce nel fosso di liquami che la circonda, la blinda, rabboccante di sensi di colpa che uccidono lentamente il malcapitato, dopo averlo trascinato dentro la corrente e il vortice delle frustrazioni. Mi rendo conto che sto utilizzando un lessico molto cupo per affrontare questo tema, ma credetemi, è necessario per me farlo. Non posso correre il rischio di farvi sottovalutare la devastante potenza distruttiva della quale il “giudizio” dispone, quando comincia la sua subdola opera di smantellamento di coloro che incappano nei suoi micidiali anche se “morbidi” artigli.

Esso infatti riesce a provocare all’interno della psiche umana qualsiasi tipo di emozione debilitante o la forma più paralizzante di paura. La paura che scaturisce dal giudizio degli altri, è la più pericolosa in assoluto proprio perché non utilizza strumenti violenti e quindi non è subito intercettata e opportunamente gestita. Si infiltra all’interno della persona dopo che questa si convince che non è successo niente e che infondo sono state solo parole, poi, dolcemente e in maniera del tutto indolore la devasta silenziosamente, colpendola in tutte le sue sfere vitali e nei punti strategici. Un giudizio negativo espresso nei nostri confronti, riesce anche a destabilizzare gravemente il nostro equilibrio mentale e la stabilità fisica. La sua carica distruttiva è direttamente proporzionale a tre fattori: la persona che lo esprime, l’intensità d’espressione e la ripetizione.

Se il giudizio proviene da un genitore o da un famigliare, il peso che gli daremo è maggiore di quello che potrebbe essere dato all’opinione che ha espresso su di noi il nostro vicino di casa, il capo ufficio o qualcuno a cui abbiamo distrattamente tagliato la strada, anche se queste situazioni, non vanno sottovalutate. Molte, anzi troppe sono state le cose non fatte, i progetti accantonati o i ripieghi ad altre scelte differenti da quelle che avremmo voluto veramente fare per noi stessi e questo perchè tanti piccoli appunti fatti da persone apparentemente insignificanti, ci hanno condizionati o addirittura plagiati piano piano, a piccolissime dosi.

L’intensità con la quale ci viene sentenziato un cattivo giudizio, inclusi i toni di voce usati o la mimica facciale assunta nell’esprimerlo, fa si che questo ci colpisca più o meno forte, “distruggendoci” totalmente o causandoci piccole “ammaccature” recuperabili. Di sicuro se ci viene urlato in faccia che siamo dei buoni a nulla e che non saremo mai in grado di fare niente di buono nella nostra vita, con l’espressione facciale che palesa rabbia, disapprovazione o addirittura odio nei nostri confronti, immaginate cosa può causarci a livello emozionale, sia al momento stesso e peggio ancora dopo, quando crediamo di aver superato e dimenticato quell’episodio. In effetti, non lo dimenticheremo mai, lo accantoneremo per un pò forse ma di lasciarlo andare definitivamente, può darsi che non ci penseremo neanche. Ce ne accorgiamo che è sempre presente ed operativo nella nostra memoria , tutte le volte che facciamo un resoconto delle scelte fatte fino a quel momento e che hanno caratterizzato la nostra vita e ci hanno fatto ottenere i nostri risultati.

La ripetizione, è il fattore che mira a farci accettare volenti o nolenti il giudizio che ci è stato imposto come un ipnosi. Può scappare ad un genitore in un momento di tensione di sgridare il proprio figlio, dicendogli che è un idiota e che non capisce nulla. Succede anche al professore di matematica di urlare allo studente che la matematica non è materia che fa per lui e che forse sarebbe meglio cambiare scuola o andare a lavorare in fabbrica, ma se questi continuassero a ripeterlo, quasi fosse un vero e proprio mantra, secondo voi quale sarebbe il risultato?

In quest’ultima parte comunque ho volutamente estremizzare i concetti allo scopo di non far rimanere nessuno nel dubbio di quali possono essere i disagi o peggio ancora i disastri causati a chiunque venga direttamente e palesemente sottoposto al giudizio negativo o che lo scopra in maniera indiretta come è successo ad una mia amica nell’episodio che voglio raccontarvi.

Qualche anno fa, questa mia carissima amica, mi raccontò che da piccola, siccome era biondina, aveva dei begli occhi, era una simpatica giocherellona estroversa, riceveva tanti complimenti, tanto affetto dai sui genitori e dai suoi parenti, quindi aveva consolidato l’idea di essere effettivamente una bella ragazzina e che anche tutti gli altri avessero la stessa opinione. Anche in classe, durante i primi anni delle elementari, pensava di essere considerata bella dai compagnetti se nonché un giorno le finì nelle mani per caso, un foglietto piegato con la lista delle “più belle della classe”, stilata appunto dai ragazzini. Mentre me lo raccontava, immaginavo la scena e vedevo lei incuriosita, emozionata ed impaziente di leggere nei primi posti il suo nome ma purtroppo non lo trovò. Neanche dopo averlo riletto più volte. Non era possibile! Lei sapeva di essere bella e fino a quel giorno ne aveva avuto le conferme. Sono sicuro anche che si fosse comportata fino ad allora come conveniva ad una ragazzina bella con mille attenzione verso il proprio aspetto e la propria persona. Peccato però che non è stata inserita nella lista. Non c’era! Mentre me lo raccontava, secondo me aveva la stessa faccia delusa e lo stesso stato d’animo di quel giorno, di quel momento. Mi ha commosso perché le ho visto rivivere tutta la scena e con tutte le emozioni e le frustrazioni, anche se lei ha cercato di fare l’indifferente e a ripetere che se ne è fatta una ragione subito e che non aveva più dato peso dopo un pò. Eppure, quando me lo raccontò aveva trentuno anni. Ne erano passati parecchi dall’elementari. Se lo ricordava benissimo e con tutti i particolari. Vuol dire che non lo aveva proprio dimenticato del tutto, anzi…

Secondo voi, questo “banale” episodio ha avuto ritorsioni sulla vita di questa bella ragazza? Perché ve lo posso assicurare: è una bella ragazza! Un fogliettino scritto magari da ragazzini che avevano interesse forse a fare colpo su qualcuna delle compagnette elencate, quindi non hanno reputato opportuno includere pure lei o l’hanno posizionata tra le brutte proprio perché non avrebbero avuto alcuna speranza di “conquistarla”. Chi lo può sapere cosa passa nella testa dei bambini!
Vi racconto questo perché voglio far passare il concetto dei danni che si possono fare anche semplicemente con un gioco di bambini, figuriamoci cosa possono far succedere i “grandi”, adducendo considerazioni ed opinioni negative, strettamente personali che non gli competono. Questo esempio si riferiva a dei bambini anzi a questa bimba in particolare che successivamente ha comunque utilizzato la sua intelligenza per superare tutti i condizionamenti che ne sono scaturiti.
Provate adesso ad immaginare quanti disastri gravi e quante vite sono andate in fumo perché le persone colpite erano più vulnerabili e meno reattive. Oggi, questa mia carissima amica, può fare un elenco di grandi soddisfazioni per gli ottimi risultati ottenuti in campo affettivo, sentimentale, professionale ecc., ma tanti, non sono altrettanto in grado di farlo. Sono rimasti intrappolati nella “prigione” e qualcuno ce li ha sulla coscienza anche se non ne è consapevole. Ci tengo a rimarcare il grande potere distruttivo del quale dispone chi giudica in quanto condiziona il naturale percorso di vita di qualcuno che in un momento di particolare sensibilità, potrebbe rimanere imprigionato e subire tutte le conseguenze per niente piacevoli.
Vorrei invitare tutti coloro che credono di avere una colpa simile a prenderne atto e ravvedersi. Se poi vi rendete conto di aver esagerato con qualcuno e credete di averlo in qualche modo danneggiato, bhe…non c’è bisogno che vi dica cosa è meglio per voi fare. L’atto del giudicare, è un’arma a doppio taglio che pure le Sacre Scritture mettono in evidenza dicendo che “chi giudica sarà giudicato” anche se poi il Libro dei Libri si contraddice e parla di un Dio che alla fine giudicherà tutto e tutti. Forse agiamo così perchè viviamo in un mondo dove tutto è sempre il contrario di tutto? Sarà forse per questo principio che in molti si permettono di esprimere giudizi negativi su gli altri e anche su di Lui?

Vi ringrazio
Domenico Versace
Althea Comunicazioni & Pubbliche Relazioni

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